Teranaret

Missione 5, prompt: pace

L’acqua gli andava incontro ad altissima velocità, quasi faticava a tenere gli occhi aperti, i muscoli iniziavano a bruciargli eppure non voleva fermarsi.

Di tanto in tanto avvertiva dei suoi simili in lontananza ma non voleva vedere nessuno così individuò la terraferma e puntò verso la superficie senza rallentare.

Lo slancio lo proiettò a diversi metri d’altezza; dritto contro la parete di roccia. Con una torsione del polso attivò gli artigli incorporati nella tuta e si aggrappò alla scogliera.

Il dolore lo riportò alla realtà.

I muscoli delle braccia tremavano per il contraccolpo e l’urto contro la roccia era stato più forte del previsto. Trovò due rientranze per i piedi e si concesse un minuto per riprendere fiato.

Era abbastanza in alto rispetto all’acqua, ma gli serviva un luogo più riparato. Arrancò fino a una nicchia poco più in altro e ci strisciò dentro.

Lì raggomitolato su sé stesso si lasciò andare, spense il cervello e la stanchezza fisica e mentale ebbe la meglio, nel giro di poco dormiva profondamente mentre il sole si avvicinava allo zenit.

Si svegliò di soprassalto più tardi con tutta l’intenzione di scattare a sedere ma a metà del movimento lo colsero diverse fitte e rotolò su un fianco gemendo.

“Allora sei vivo…” mormorò una voce sconosciuta.

Grune boccheggiò, era la prima volta che dormiva fuori dall’acqua e doveva aver sbagliato qualcosa, gli facevano male troppe cose contemporaneamente, sentiva tutto il corpo irrigidito e aveva la bocca secca.

Cercò di voltarsi verso lo sconosciuto e sullo sfondo del tramonto vide una sagoma informe che occupava gran parte della sporgenza.

“Senti amico, non sono molto pratico di cose mediche, ma non credo che contorcerti sui sassi aiuti; posso fare qualcosa?” aggiunse il tipo avvicinandosi. Dato il poco spazio i muoveva seduto sui talloni con le gambe piegate, Grune non si capacitava neanch di come un corpo potesse rimanere piegato così sostenendo tutto quel peso.

“A…acqua…” gracchiò cercando di raddrizzarsi.

Il ragazzo si avvicinò ancora aiutandolo a poggiare le spalle contro la parete di roccia, finalmente poté stendere le gambe e si sentì un po’ meglio, accettò la borraccia che gli veniva appoggiata alle labbra e finalmente sentì l’acqua scorrergli lungo la gola.

Aveva chiuso gli occhi senza rendersene conto assaporando il sollievo e quando lì riaprì trovò l’altro a gambe incrociate difronte a lui mentre si lisciava le penne.

“Perché mi hai aiutato?” disse senza mezzi termini, con la voce ancora leggermente incerta.

Quello scoppiò a ridere lasciando andare l’ala: “Dalle tue parti lasciate la gente nei guai a cuor leggero?”

“Dalle mie parti ognuno viene considerato responsabile delle situazioni in ci si caccia”

“A casa mia invece se qualcuno è nei guai lo si aiuta solitamente”

Grune si passò una mano sugli occhi: “Ora sono in debito con te…”

“Saul, mi chiamo Saul e non sei in debito, te l’ho detto non potevo semplicemente andarmene e lasciarti qui a essiccarti”

Fu allora che Grune notò le condizioni della sua schiena, era scottato dal sole in ogni zona che non veniva coperta dalle ali.

“Quanto tempo sono stato incosciente?”

Saul gettò n occhiata al sole sopra le sue spalle: “Non saprei, da quando ti ho trovato quattro o cinque ore direi”

“Tu mi hai riparato dal sole per non farmi morire” non era una domanda “Perché? Potevi svegliarmi”

Saul lo guardò per un attimo stupito, poi sospirò: “Siete davvero intelligentissimi” temporeggiò ancora un attimo passandosi una mano fra i capelli biondo scuro.

“Mia nonna diceva che fa bene dormire dopo aver pianto” disse esitante.

Grune spalancò gli occhi: “Io non ho pianto!” urlò.

Il biondo ridacchiò: “Senza offesa amico, ma si vede lontano un miglio”

“Io non ho pianto! E non sono tuo amico!” urlò ancora scansandolo a forza per tuffarsi oltre il bordo verso i flutti.

Nonostante l’impatto con l’acqua gelida sentiva le guance bruciare per l’imbarazzo.

°°°°°

Il nuovo sole lo trovò nuovamente seduto sullo sperone roccioso a rodersi con un nuovo dilemma, aveva a che fare con l’onore uno stupido pennuto e della crema rigenerante.

Un forte spostamento d’aria e un leggero tonfo lo sollevarono dai suoi dubbi per spingerlo di nuovo sull’orlo di un cocente imbarazzo.

“Ehy” lo salutò Saul “Non credevo ti avrei rivisto”

“Sono in debito con te” ripete Grune come un disco rotto “Questa è per le ustioni” disse cercando di non guardarlo in faccia, gli spinse il barattolo in mano.

“Oh, grazie, credo… ma non sono ustionato”

“Cosa?” Grune si trovò a fissare a bocca aperta la schiena di Saul, che da parte sua si voltò rischiando di spingerlo di sotto urtandolo con un’ala.

“Stai attento! Ma com’è possibile?”

“Scusa, non ti stupire, non era una scottatura poi così terribile per uno di noi”

Grune si lasciò andare contro la parete con aria sconsolata.

“Comunque, tranquillo non mi devi nulla, e posso sempre tenere la crema, se mai mi dovessi ustionare seriamente” cercò di consolarlo Saul accucciandosi nella stessa posizione rannicchiata del giorno prima.

Grune non aveva mai visto una muscolatura simile, quelli della specie tendevano a sviluppare un fisico asciutto con possenti muscoli sulle gambe e il torso, ma per Saul evidentemente lo sviluppo era andato diversamente.

Aveva delle larghe spalle scolpite circondate da quelle grandi ali che continuavano a lasciarlo senza parole. Anche i capelli, di quel colore biondo come il sole erano una novità, la maggior parte della sua specie li aveva scuri come le profondità marine.

Si rese conto che lo fissava nel momento in cui incontrò i suoi occhi verdi che lo guardavano divertiti

“Puoi toccare se vuoi” disse Saul e Grune si soffocò con la saliva “Le ali!” si affrettò a specificare l’altro ragazzo arrossendo peggio del giorno precedente.

Quando si ripresero, entrambi più imbarazzati che mai sorvolarono volutamente sull’accaduto.

Grune allungò la mano e Saul stese l’ala, le piume erano sorprendentemente lisce e morbide sotto le sue dita. Dopo alcune carezze sentì l’ala fremere sotto i polpastrelli, ritrasse le dita in certo la ma l’altro spostò l’ala per non interrompere il contatto.

“Non ti faccio male?” Chiese esitante.

“No, no. È.…piacevole… le tue mani sono molto lisce” alzò la mano ma si fermò prima di toccarlo come per chiedere il permesso. Grune alzò le mani dalla sua ala e tese le dita in segno d’invito.

Sentì subito la differenza: i palmi callosi di Saul grattarono contro le sue morbide falangi, non c’era traccia della levigatezza causata dalla carezza continua dell’acqua.

Non si ricordava neanche quando era stato talmente vicino a qualcuno, il popolo subacqueo non era molto incline al contatto fisico. Era una strana sensazione, piacevole come diceva Saul. Le loro dita finirono con il combaciare, palmo contro palmo e Grune scoprì con sue sorpresa di avere le mani più piccole dell’altro ragazzo.

Sentì uno strano calore sul volto e interruppe il contatto per toccarsi le guance.

“Tutto bene?” chiese Saul.

“Non lo so forse sono stato troppo fuori dall’acqua”

“Ieri sei rimasto qui molte ore senza problemi”

“Non so cosa sia forse sarà meglio che vada per sicurezza”

Si guardarono esitanti.

“Domani tornerai?” gli chiese il mezzo pennuto.

“Potrei provare a venire la sera, magari senza questo sole andrà meglio” Saul gli regalò un sorriso più luminoso della stella che brillava nel cielo. Lo salutò timidamente e si avvicinò al bordo. Tese i muscoli e saltò nel vuoto entrando in acqua senza quasi smuovere la superficie.

°°°°°

La sera dopo non giunse mai abbastanza in fretta, Grune non riusciva a togliersi dalla testa quello strano essere con le ali che in appena un paio di giorni aveva ribaltato la sua prospettiva su ogni cosa. I suoi compagni di studi continuavano i loro infantili scherzi ai suoi danni e quando tornava a casa ad accoglierlo c’era il solito appartamento vuoto, ma non si sentiva più solo. Era come se quel segreto pulsasse dentro di lui facendogli da scudo verso la vita reale.

Quando infine fu ora di recarsi in superfice non aveva mai nuotato così in fretta, in una borsa alcuni frutti marini freschissimi luccicavano debolmente aspettando di vedere per la prima volta il mondo di sopra.

Secondo le sue ricerche il sistema metabolico degli alati era abbastanza simile al suo da permettergli di digerirli e dentro di sé sperava che gli piacessero, erano i suoi preferiti e si sentiva ancora in debito verso di lui.

La grotta era diversa di notte, oscura e fredda anche se non quanto le profondità marine. Saul non era ancora arrivato e Grune si dispose all’attesa.

Dopo la prima ora si concesse un frutto, aveva praticamente saltato la cena in preda all’eccitazione.

Dopo due ore, si svegliò di soprassalto, doveva essersi addormentato.

Dopo tre ore, aveva mangiato tutti i frutti e sedeva stringendosi le ginocchia al petto in preda ad una familiare sensazione. Era come una morsa che gli rendeva dolorosi i respiri, sentiva gli occhi pizzicargli ma si rifiutava di piangere. Era anche un po’ irritato con sé stesso per quel bisogno di piangere. Dopo tutto aveva visto Saul due volte in vita sua, non gli doveva nulla, non si erano fatti promesse o cose simili.

Dopo quattro ore, si alzò in piedi indolenzito con un sapore amar in bocca. Si tuffò mischiando le lacrime con l’acqua dell’oceano.

°°°°°

Si rifiutò di pensare a Saul per la settimana successiva. Era talmente di pessimo umore che persino i soliti bulli lo lasciarono in pace. Si sentiva tradito e abbandonato ancora una volta. Quella sensazione gli ricordò quando erano morti i suoi genitori e si depresse ancora di più.

Dieci giorni dopo stava di nuovo nuotando verso la superfice. Ci aveva riflettuto tutta la notte incapace di prendere sonno. Non sapeva cosa si aspettava di trovare né cosa sperava di trovare. Sapeva solo che doveva vederlo ancora una volta, c’erano strani sentimenti che si agitavano dentro di lui e non riusciva a capire come affrontarli o cosa significassero.

Era notte anche questa volta ma con sua somma sorpresa una luce veniva da dentro la loro grotta.

La sua grotta si corresse arrossendo senza motivo.

Lo spettacolo all’interno se possibile era ancora più sorprendente: Saul dormiva acciambellato su sé stesso avvolto da un fagotto di piume che lo coprivano quasi completamente, la luce veniva da una cosa che Grune aveva visto solo negli olomonitor dei suoi professori. Era incredibilmente luminoso ed emanava calore, si muoveva in modo imprevedibile e Grune ne rimase incantato.

Al punto che non si accorse che Saul si era svegliato finché un grido di giubilo preannunciò una massa lanciata che atterrò su di lui stringendolo con forza. Saul aveva calcolato male lo slancio perché caddero dalla sporgenza, ma non toccarono mai l’acqua.

Grune gridò a sua volta ma di spavento mentre i suoi piedi rimanevano sospesi a mezz’aria; le forti braccia di Grune lo stringevano saldamente mentre le sue possenti ali li tenevano in aria con un battito lento e regolare. Tornarono sulla terra ferma e finalmente lo lasciò andare.

“Sei tornato!” esclamò.

“E tu non sei venuto!” gli urlò contro Grune, ci era stato malissimo e se Saul pensava che l’avrebbe passata liscia si sbagliava. La sua espressione mortificata però gli provocò un’ulteriore fitta al cuore e si maledisse per la sua debolezza.

“Mi dispiace” sembrava davvero affranto “Ho litigato con mio padre e mi ha letteralmente chiuso in camera ero come un uccello in gabbia, non mi ha fatto uscire per tre giorni, poi mi sono inventato che andavo in visita ad un amico e sono qui da allora” allargò le braccia e Grune si rese conto che nella grotta erano presenti vari generi di conforto: Coperte, contenitori con del cibo e dei libri impilati in un angolo.

Questi in particolare attirarono la sua attenzione, fece per prenderlo tra le mani ma Saul gli posò la mano sul braccio fermandolo: “Se li bagni si rovinano” si guardarono per un momento interminabile “Sei arrabbiato?”

Grune rifletté a fondo su quella domanda: “Lo ero” disse infine “Lo so che non è colpa tua, lo capisco, ma ti ho aspettato a lungo e pensavo non saresti tornato”

“Come potevo non tornare? Questa è la cosa più figa che mi sia mai successa!” le parole pronunciate con entusiasmo scoppiettante lo fecero sorridere.

Il ragazzo alato si chinò a prendere uno dei libri e lo aprì per mostrarglielo: “Questo è il mio preferito” non conosceva la scrittura degli alati ma le pagine erano piegate e ingiallite dall’usura, si riusciva ad immaginare tranquillamente Saul sepolto sotto una coperta, gonfiata dalla massa delle ali, che sfogliava amorevolmente le pagine alla calda luce del fuoco.

“Parla di questa principessa che viveva in una torre senza poter uscire mai; era nata senza ali e i suoi genitori l’avevano rinchiusa spaventati dalla sua diversità così lei passava tutti i giorni a guardare i suoi simili che volavano alti nel cielo e pensava che se solo fosse stata come loro sarebbe potuta volare lontano” si erano seduti e le ali di Saul lo circondavano tenendolo al caldo, erano anche più morbide di come le ricordasse e la voce di quella specie di amico che aveva invaso la sua vita stravolgendola lo cullava “Un giorno un essere alato si posò sul suo davanzale, era un viaggiatore e aveva girato tutto il mondo ma non aveva mai visto nessuna come lei, ogni notte tornava portandole dei doni e raccontandole le sue avventure. Incantata la principessa un giorno decise di voler vedere il mondo esterno e raccolto il coraggio abbassò la maniglia della porta e non era mai stata chiusa. Tuto quel tempo era stata rinchiusa solo dalla sua paura. Così la bellissima principessa uscì dalla torre e l’avventuriero la portò con sé a girare il mondo” concluse Saul.

Grune gli aveva appoggiato la testa sulla spalla e chissà quando nel suo racconto doveva essersi addormentato, i suoi lineamenti sembravano eterei nella luce tremolante del fuoco. Saul aveva avuto davvero paura di perderlo. Con tutta la delicatezza di cui era capace lo sdraiò in terra avvolgendolo con entrambe le braccia per non svegliarlo, le ali li avvolgevano come un guscio. Ben presto si addormentò anche lui e le stelle rimasero le uniche guardiane di quei due ragazzi dormienti.

°°°°°

Grune si sveglio in quel caldo abbraccio tranquillo come non lo era mai stato. Sgusciò via attento a non svegliare Saul e si sedette sulla sporgenza con le gambe a penzoloni nel vuoto. L’altro si voltò mugugnando nel sonno strappandogli un sorriso.

L’alba stava sorgendo e lui la guardò senza fiato. Non aveva mai visto uno spettacolo così incredibile in vita sua.

Il suo era un mondo diviso in due.

Gli avian sopra e i merfolk sotto ma in quel momento si convinse che poteva esistere la pace fra di loro. Magari non oggi e non domani ma un giorno sarebbero riusciti a coesistere insieme aiutandosi a vicenda.

 

 

 

 

 

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