Io non ci volevo andare a raggiungere l’illuminazione!

Miroku era una persona normale. Di quelle che attraversano la vita a velocità di crociera, senza mai arrischiarsi a sorpassare qualcuno o a cambiare corsia. Viveva in un paesino a nord di Sapporo, un posto praticamente insignificante, l’unica cosa che lo teneva in vita era una rinomata accademia i studi teologici. Molti ragazzi vi si recavano per dei master post-universitari sperando che un titolo in più li salvasse dalla pessima scelta del percorso di studi.

Questo non era il caso di Miroku. Lui era nato lì, la sua famiglia aveva sempre avuto un posto di spicco all’interno dell’accademia poiché era stato un loro avo a fondarla, così dopo aver conseguito una laurea a Tokyo era tornato per completare gli studi e occupare il posto preparato per lui da quando era nato. La sua sarebbe stata una vita banale a detta di molti, ma non per Miroku: non aveva mai ambito alla fama e alla fortuna, non sentiva il bisogno di lasciare quel minuscolo paesino per cercare di farsi un nome nella grande città; sgomitando per emergere nella massa di altri ragazzi non diversi da lui, faticando per delle misere soddisfazioni. Non vedeva perché affannarsi, aveva già un comodo cammino tracciato per lui; forse non avrebbero scritto di lui nei libri di storia ma avrebbe avuto una vita tranquilla, senza l’ansia di dover dimostrare qualcosa o la paura di non farcela.

Quello che Miroku non poteva immaginare era che l’universo avesse ben altri progetti in mente per lui e la notte di un martedì di marzo tutto cambiò.

“Miroku” disse una voce “Miroku svegliati!”

Il ragazzo aprì gli occhi sulla sua stanza e per un attimo temette di aver dormito troppo perché tutto era illuminato da una forte e calda luce dorata; ma non era il sole a fare luce bensì una figura mezza nuda che galleggiava a un metro dal suolo davanti al suo letto.

“Miroku” disse ancora senza però muovere le labbra, il suo volto era il ritratto della serenità “Sono Siddharta Gautama” qualcosa fece click nel cervello di Miroku; in effetti assomigliava proprio alle immagini del Buddha: con i lobi delle orecchie allungati, la mano destra sollevata nell’abhyamudrā, il (gesto di incoraggiamento) per invitare ad avvicinarsi; la mano sinistra invece distesa nel varadamudrā, il (gesto di esaudimento), ovvero la disponibilità ad esaudire i desideri dei fedeli.

Miroku alzò le spalle e si risdraiò, stava studiando troppo per quell’esame, iniziava a sognarsi le cose.

“Miroku” chiamò la figura con una calma infinita “Non stai sognando, sono qui per comunicati che devi partire, è scritto nel tuo destino che tu vada a Bodh Gaya e, sotto lo stesso albero di fico dove è successo a me, tu raggiunga l’illuminazione”

Miroku sospirò, non gli capitava di sognare spesso, né gli piaceva particolarmente, sentiva quella roba dalla mattina alla sera in accademia e se iniziava a sognarsela anche di notte forse era ora di prendersi una vacanza. Magari poteva andare qualche giorno a Tokyo, aveva una certa amica lì a cui di sicuro era mancato molto.

“Miroku abbandona questi attaccamenti carnali, tutto in questo mondo è fugace” il ragazzo emise un suono esasperato, quasi quasi preferiva svegliarsi, quel sogno iniziava a suonare come suo padre, che ora faceva tanto il distaccato ma in qualche modo sua madre doveva essere rimasta in cinta, lui non era certo uscito da un frutto di pesca come Momotaro.

“Tuo padre è un brav’uomo, ma non è suo destino vedere la verità assoluta, il suo compito era mettere al mondo te perché tu riportassi la fede al suo antico splendore!”

“Ora basta!” Miroku scattò a sedere, non gli interessava se era un sogno ma quel tipo lo aveva stufato, Buddha o non Buddha. Improvvisamente la stanza era di nuovo buia e la figura misteriosa era sparita.

Doveva essersi svegliato finalmente. Sentiva che tutto il sonno gli era scivolato di dosso, con un grugnito frustrato si alzò, aveva bisogno di una doccia per lavare via gli strascichi di quel sogno assurdo.

°°°°°

La mattina dopo si recò in accademia di buon’ora.

“Buongiorno!” esclamò Ryobe sedendosi vicino a lui “Accidenti ha un aspetto terribile” aggiunse dopo averlo guardato in faccia.

“Mi sono svegliato alle tre per colpa di un sogno assurdo e poi non mi è più riuscito di prendere sonno”

“Che sogno?”

“Che tu ci creda o no, ho sognato Siddharta Gautama in persona che mi svegliava dicendo che dovevo partire per l’India perché sono il prossimo Buddha e lì raggiungerò l’illuminazione?”

Ryobe lo guardò un attimo interdetto, poi gettò la testa all’indietro ridendo sguaiatamente: “Oddio” ansimò ancora scosso da risatine “Ma hai bevuto ieri? Mai sentita una cavolata simile”

Già ti atteggi a re del mondo ci manca solo che ti autoproclami Buddha come Gung Ye– Miroku si voltò di scatto verso Ryobe, sentiva chiaramente la sua voce ma il ragazzo era intento a bere il caffè guardando fuori –Facile fare i distaccati quando si nasce nella famiglia giusta, non so cosa darei per tornare indietro e scegliere un altro corso di studi, invece sono incollato a questo perdente

“Cosa?” gli chiese voltandosi di lui.

“Cosa cosa?” rispose Miroku di getto.

“Mi fissavi”

“Sei sporco di caffè” doveva esserselo sognato, lui e Ryobe erano amici dall’università, al punto che quando era tornato in Hokkaido lo aveva seguito, ne avevano passate di cotte e di crude insieme. Il che gli ricordò una cosa.

“Sai che hai ragione, stavo pensando di prendermi una pausa, magari vado a Tokyo a trovare Ruriko, non so se mi spiego” ammiccò e risero come due idioti.

-Pausa da cosa? A mala pena apri i libri, tanto nessuno si azzarderebbe a metterti un voto basso e incorrere nelle ire di tuo padre- il ragazzo si era voltato di nuovo verso la finestra e non vide la sua espressione sconvolta.

“Bella tipa quella Ruriko” disse Ryobe ad alta voce per poi prendere un’altra sorsata di caffè –Se solo tu sapessi che viene a letto con te per i regali che le fai, che risate ci siamo fatti quando mi ha raccontato della prima volta che ti sei spogliato e…

“Devo andare!” lo interruppe bruscamente e lasciò la sala in fretta e furia.

Se ne andò prima dall’accademia in preda al panico. In qualche modo riuscì ad arrivare a casa, sentiva confuso e non sapeva com’era riuscito a non schiantarsi con la macchina.

Si diresse in bagno e infilò la testa sotto l’acqua.

“Ok” disse al suo riflesso “Sento i pensieri delle persone, niente panico ci deve essere una spiegazione”

“Ma certo che c’è una spiegazione Miroku” conosceva quella voce “Si tratta del Nānādhimukti-jñāna-bala: potere di conoscere i rispettivi desideri e aspirazioni degli esseri senzienti; ogni Bodhisatva sviluppa a modo suo i dieci poteri dei Buddha a modo suo. Nel tuo caso sembri molto portato per il nānādhimukti jñāna bala se riesci a distinguere addirittura i pensieri rivolti a te” l’auto-proclamato Siddharta Gautama galleggiava di nuovo dentro la sua stanza e stavolta Miroku era sicuro di non sognare.

“Tu!” tuonò “Cosa mi hai fatto?”

“Io non ho fatto niente, era solo questione di tempo prima che i tuoi poteri si manifestassero, è il tuo destino” gli sorrise con gli occhi socchiusi.

“No adesso ascoltami bene so già cosa faro della mia vita: prenderò questo dannatissimo master, mi daranno una posizione assurdamente strapagata all’accademia, mi sposerò una ragazza carina e vivrò di rendita; un giorno quando mio figlio avrà l’età giusta prenderà il mio posto!” cercò di afferrare l’apparizione per il bavero ma le sue mani afferrarono l’aria, si sbilanciò in avanti e gli passò attraverso. Si voltò con il cuore che batteva a mille, non riusciva a capacitarsi di quello che era appena successo; anche l’apparizione si era voltata e il placido sorriso non aveva abbandonato il suo volto.

“Gli eventi sono già in moto, non puoi impedire il compiersi del tuo destino, opporsi complicherà solo le cose; parti subito non esitare”

In quel momento gli squillò il telefono, nei due secondi che abbassò gli occhi per rispondere il Buddha era sparito.

“Miroku Shoda san?” disse una voce squillante al telefono, il numero era sconosciuto e non gli pareva di riconoscere la ragazza all’ altro apparecchio.

“Sì?”

“Congratulazioni, lei è in diretta sulla rete nazionale, ha appena vinto un viaggio Tokyo-Bodh Gaya per quattro persone, il concorso è stato organizzato in occasione della settimana dedicata al buddhismo dalla nostra rete, fra sei giorni si presenti all’aereo porto di Narita a Tokyo che le meraviglie dell’India l’aspettano” questo bastò a distogliere la sua attenzione dalle sue visioni.

“Come? Sono sicuro di non aver partecipato”

“I dettagli le saranno comunicati con una telefonata fra qualche giorno, ancora congratulazioni!” la chiamata si concluse e per cinque minuti buoni rimase a fissare il telefono senza parole.

Non poteva essere.

°°°°°

Mara ammirava lo spazio informe fuori dalla finestra: Rūpadhātu, si stendeva senza forma davanti alla finestra illuminato da un’intensa sfumatura arancione pieno dei deva in forma fisica; in alto il cielo assumeva una sfumatura gialla dove si apriva nell’Ārūpadhātu, lo spazio dei demoni superiori. Normalmente Mara si sarebbe dovuto trovare lì, ma non gli dispiaceva convocare le sue riunioni nel Rūpadhātu, dove poteva scrutare le emozioni alternarsi sui volti dei suoi sottoposti. Infine sotto di loro si stendevano i cinque mondi inferiori conosciuti con il nome di Kāmadhātu dove i demoni hanno sia forma fisica che passioni.

“Quali sono le notizie?” chiese senza voltarsi con le mani congiunte dietro la schiena.

“Le voci sono vere mio signore” disse On-ma, il demone che rappresentava le cinque componenti mentali e fisiche, oltre che le malattie, che aveva scelto l’aspetto di un ometto di mezza età con la mascherina e il camice verde, Mara aveva sentito che gli esseri umani di quel genere, dentalisti o qualcosa di simile, erano estremamente temuti nel mondo mortale “Siddharta Gautama ha indicato il suo successore la scorsa notte”

“Ma ci sono anche buone notizie” disse Shi-ma Il demone della morte, che indica la paura della morte, che tanto per cambiare vestiva di nero e portava due occhialini in bilico sul naso. Non era molto pratico, ma gli avevano spiegato che gli umani erano molto attaccati alle loro spoglie mortali, e che figure come quella rappresentata da Shi-ma si occupavano di organizzare una specie di festeggiamento dove le salme venivano seppellite. I mortali a volte erano davvero strani “Sembra che il mortale prescelto sia molto restio a credergli”

“Non ha importanza” sentenziò Mara “Siddharta Gautama sa essere persuasivo, troverà il modo di convincerlo, dobbiamo agire subito, adesso che il mortale è ancora attaccato al mondo terreno”

“Ho un paio d’idee su come fare” disse Bonno-ma il demone dei desideri terreni, assumendo la forma di una bellissima donna dalle forme prosperose e i tratti occidentali.

“Non è una cattiva idea ma ho già messo Tenji-ma in posizione, ho intenzione di tentare prima un approccio più sottile”

I tre deva chinarono la testa accettando la sua decisione.

“Ci aggiorniamo quando avremo notizie da Tenji-ma, ora torno nell’Ārūpadhātu, ho una visione migliore del mondo terreno” e senza aggiungere altro, sparì lasciando soli i suoi sottoposti.

“C’è una cosa dei mortali che non capirò mai” disse Bonno-ma rimirandosi in uno specchio “Perché mai sentono il bisogno di coprire tali meraviglie con degli abiti” si diede una pacca orgogliosa su una natica raccogliendo occhiate comprensive dagli altri demoni.

“I mortali sono pazzi” confermò Shi-ma.

“Per mi fortuna!” esclamò On-ma “Altrimenti dubito che esisterei!”

°°°°°

Miroku quel giorno non era andato all’accademia, aveva fatto sogni confusi su un albero, una scimmia, un maiale e un pesce. Dopo una bella doccia e una ricca colazione si era quasi convinto di essersi sognato tutto. Negli ultimi tempi aveva lavorato sodo su una tesina che doveva presentare e doveva essere la stanchezza che gli giocava brutti scherzi. Se davvero aveva vinto un viaggio in India, forse poteva essere una buona idea accettare, al suo ritorno avrebbe potuto chiudersi a studiare e conseguire finalmente quella certificazione; poi sarebbe stato un uomo libero.

Stava guardando pigramente la televisione quando suonò il campanello cogliendolo di sorpresa.

“Chi è?” chiese scocciato nel ricevitore.

“Sono io” che ci faceva lì suo padre? Doveva andare a cena a casa dei suoi genitori l’indomani, possibile che avesse confuso le date? Ma un rapido sguardo al telefono gli confermò che era giovedì.

“Padre” lo salutò quando uscì dall’ascensore “Che sorpresa, mi aspettavo di vederti domani”

Prese il suo cappotto e lo fece accomodare.

“Si, infatti, ma volevo parlare con te del tuo futuro, sai da uomo a uomo” gli sorrise allargando le braccia e Miroku inclinò la testa di lato perplesso.

“Il mio futuro?” per qualche strana ragione non riusciva bene a mettere a fuoco la figura di suo padre, era come se qualcuno gli avesse calato un filtro davanti agli occhi, se li stropicciò infastidito senza troppa delicatezza.

“Vieni sediamoci” suo padre si accomodò sul divano e Miroku lo seguì, gli occhi del ragazzo prudevano ancora, doveva essere davvero stanco, non si capacitava di come anche a quella distanza ravvicinata i contorni del volto che conosceva così bene erano indefiniti “Certamente, a breve finirai il tuo master e, come è sempre stato dai tempi del nostro avo, occuperai il posto che ti spetta nel nostro dipartimento”

“Beh si, era quello il programma, è cambiato qualcosa?”

“Al contrario, è già parecchio che ci penso e infine ho preso una decisione: è tradizione che tu segua una specie di gavetta prima di arrivare a occupare il mio posto, ma mi sembra un’inutile perdita di tempo, ho intenzione di proporti come mio assistente personale con l’obiettivo di lasciarti rilevare la mia carica quanto prima”

Il cervello di Miroku ci mise un paio di secondi ad elaborare quelle parole.

“Cosa? Davvero?”

“Succederà comunque prima o poi, non vedo perché girarci intorno, inoltre la pensione di un dirigente è molto redditizia, penso di aver dedicato abbastanza tempo alle speculazioni teologiche, ora voglio viaggiare e vedere il mondo finché ne ho la forza. Non desidero altro che godermi un po’ la vita e potrei farlo a cuor leggero se potessi lasciare tutto nelle mani di qualcuno di cui mi fido. Sempre ovviamente se t’interessa…”

“Cavolo certo!” si lanciò in avanti abbracciando l’uomo, non erano esattamente una famiglia che si lasciava andare ad espansioni affettive ma Miroku agì senza pensarci, non riusciva a credere alla sua fortuna.

Parlarono di vari progetti tutto il pomeriggio finché non scese la notte e suo padre lo salutò per tornare a cena a casa. Gli occhi di Miroku non avevano smesso un secondo di bruciare, al punto che si chiese se doveva fare un esame allergologico o qualcosa del genere, però anche suo padre si era trovato d’accordo sul fatto che probabilmente era la stanchezza. Se l’indomani il problema non fosse sparito forse avrebbe visto un medico ma per ora desiderava solo riempirsi lo stomaco e andare a letto.

“Si chiama sthānāsthāna-jñāna-bala: è il potere di distinguere i fatti reali dalle illusioni, quello che è appena uscito non era tuo padre, ma il suo corpo posseduto dal demone Tenji-ma, forse lo conosci come demone imperatore, o demone del sesto cielo. È estremamente pericoloso. Rappresenta una persecuzione da parte delle autorità, dello stato o di un’autorità religiosa Non è raro si manifesti come un familiare, è la sua forma preferita” Miroku ascoltò la sua allucinazione ricorrente annuendo passivamente, con un fianco poggiato al ripiano in marmo della cucina mentre sorseggiava una soda.

“Ho una laura in teologia, ho sostenuto due esami sul buddhismo, secondo te non so chi è Tenji-ma?” si sentiva di umore particolarmente allegro quella sera “Come funziona? Ogni volta che mi dimentico di te appari? Niente di personale ma ho una vita reale da vivere quindi penso che da ora in avanti t’ignorerò” lo attraversò e si diresse in camera.

“Non capisci, gli eventi sono in moto, non puoi cambiare il tuo destino, il karma non ti lascerà scelta”

“Sei ripetitivo, buonanotte e a mai più rivederci” Miroku spense la luce e sprofondò nelle coperte con un sospiro soddisfatto. Il sonno lo reclamò quasi istantaneamente e si addormentò con un sorriso.

A svegliarlo fu uno squillo fastidioso.

Infilò la testa sotto il cuscino con un mugugno, ma il trillare continuava imperterrito; a volte si fermava per poi ricominciare.

Infine si arrese e a tentoni trovò il telefono; c’erano 39 chiamate perse, proprio in quel momento riprese a chiamare e Miroku si tirò a sedere con gli occhi iniettati di sangue: l’orologio segnava le quattro del mattino, e lui avrebbe ucciso qualcuno per questo.

“Che c’è?” abbaiò rispondendo.

“Miroku!” urlò Ryobe dall’altro capo forandogli un timpano e minando quella poca pazienza che gli era rimasta “Accendi la televisione l’accademia va a fuoco!”

°°°°°

Tenji-ma fa rapporto

°°°°°

Ci furono diverse ipotesi sul terribile incendio che divorò completamente l’accademia di teologia: qualcuno disse che era una fuga di gas, altri sospettavano un guasto all’impianto elettrico, alcuni addirittura si spinsero a millantare l’attentato alla cultura.

Qualunque fosse la causa il risultato rimase immutato, l’edificio era andato completamente distrutto; complice anche un misterioso guasto che colpì tutti i carri dei vigili del fuoco contemporaneamente, questo fece pensare al sabotaggio, ma si rivelò ben presto una pista vuota e le indagini si bloccarono.

Ma tutto questo toccò marginalmente Miroku, aveva ben altro per la testa.

“Che vuol dire che non c’è assicurazione contro gli incendi?” urlò rovesciando una tazza di caffè. Era a casa dei suoi genitori, nello studio di suo padre e improvvisamente la giornata era peggiorata.

Suo padre aveva l’aria di un uomo distrutto, ora vedeva fin troppo bene l’angoscia sul suo volto.

“Non so come sia possibile, sembra che sua scaduta il giorno prima dell’incendio, doveva essere rinnovata in automatico, ma c’è stato un errore di sistema durante il versamento bancario e la compagnia assicurativa ha automaticamente messo in attesa la pratica. Proprio oggi dovevo andare a sistemare questa cosa”

“Ma non possono negarci il pagamento, come ricostruiremo l’accademia? Ci saranno pure dei fondi da qualche parte”

“I fondi disponibili sono stati investiti nella costruzione della nuova ala dedicata alle teologie delle culture africane”

“E quindi cosa facciamo?!”

“Non so se c’è qualcosa che si può fare, la sede centrale non ha i soldi per costruire questo distaccamento per ora, hanno garantito una pensione a me e agli altri dirigenti mentre i docenti saranno ricollocati”

“E io?”

Suo padre lo guardò senza parole.

“Io…non lo so”

Miroku lasciò la stanza, sua madre piangeva in salotto ma non aveva la forza di dirle niente, uscì dalla casa come avvolto in una bolla, i suoni gli giungevano ovattati, camminò in trance fino all’appartamento.

Non si stupì neanche di trovare Siddharta Gautama in soggiorno che galleggiava sopra la televisione.

Non lo degnò di uno sguardo, andò dritto in cucina e si prese una birra.

“Non essere in collera con me Miroku” disse il Buddha “Ho cercato di dirtelo, che l’universo non ti avrebbe concesso di evitare il tuo destino” la lattina di birra gli attraversò la testa con una precisione ammirabile.

“Cosa vuoi che faccia si può sapere?!”  gli urlò contro “Che molli tutto quanto, per andare dall’altra parte del mondo a cercare un albero?”

“L’albero della Bodhi”

“Quello che è, io non ci andrò!”

“Miroku, la tua testardaggine ha già fatto andare a fuoco l’accademia costruita dal tuo avo, il luogo che la tua famiglia ha custodito da generazioni, meglio non scoprire cos’altro potresti perdere…” fece una pausa, e Miroku non sapeva cosa ribattere, si rese conto che ad un certo punto aveva iniziato a credere a quella storia.

Stava seriamente pensando di partire in una regione inesplorata del suo subconscio.

“Tornerò domani, pensaci questa notte”

°°°°°

L’alba trovò Miroku seduto sul divano con la testa fra le mani, ci aveva pensato tutta la notte. Specie dopo la telefonata di un Ryobe ubriaco che gli aveva vomitato addosso tutto quello che pensava di lui. Non gli sembravano nemmeno troppo assurdi i pensieri che aveva sentito qualche giorno prima.

Non aveva mai assistito all’apparizione di Siddharta Gautama, gli compariva sempre alle spalle o arrivava quando dormiva, ma quella volta poté ammirare la sua apparizione in trasparenza: la sua sagoma si disegnò nell’aria fino ad acquistare consistenza solida, infine il disco che galleggiava alle sue spalle s’illuminò.

“Miroku” esordì.

“Siddharta Gautama” rispose lui a mo’ di saluto.

“Sei pronto a iniziare il tuo viaggio?”

“Non mi pare che mi avete lasciato scelta tu e l’universo; però ho delle domande”

“E io sono qui per sanare tutti i tuoi dubbi”

“Ok, iniziamo da una cosa semplice: questo concorso che avrei vinto è opera del destino?”

“Sai bene che è così”

“Se il destino è tanto potente perché non mi ha fatto vincere un volo per e raggiungere Bodh Gaya?”

“Temo che il viaggio sia importante quanto la meta, hai un percorso fisico e mentale da compiere”

“Quanto è buddhista questa cosa…e da dove inizio?”

“Il tuo primo obiettivo è quello di radunare i tre discepoli designati nel tuo viaggio verso quella città che voi mortali chiamate Tokyo; ho idea che tu sappia di chi sto parlando, i tre demoni che hanno offeso le divinità al banchetto della festa delle pesche”

“Sun Wukong, Zhū Wùnéng e Sha Wujing? Credevo fossero solo tre personaggi inventati di un racconto”

“C’è molto di vero nelle storie, così come qualcosa d’inventato, ma questo lo scoprirai da solo. Il destino ti farà incontrare i tuoi tre discepoli durante il tuo viaggio verso Tokyo”

“E come? Finiremo vicini sul treno?”

“Devi abbandonare lo scetticismo che ancora ti attanaglia, e temo ci sia un fraintendimento, per provare la tua fermezza morale compierai questo viaggio a piedi…”

“Cosa?! Ma sono Maitreya dico bene? Secondo la legenda non dovrei ottenere l’illuminazione in tempo massimo di sette giorni, ne sono già passati tre! TI sembra una cosa fattibile?”

“Di questo no ti devi preoccupare la settimana che ti è stata concessa inizierà solo al compiersi della cerimonia sacra in cui accetterai il tuo compito”

“Mi sembra comunque difficile arrivare a piedi in India in sette giorni, lo sapevi che c’è un oceano di mezzo?”

“Il tuo viaggio sarà principalmente spirituale e per tanto ti sposterai nel mondo degli spiriti dove lo spazio è una costante variabile, inoltre uno dei segni distintivi dell’arrivo del nuovo Buddha sulla terra è che gli oceani si ritrarranno per lasciarti passare. Permettimi di mostrarti il nostro mondo”

Le pareti del salotto sbiadirono fino a scomparire e così anche il soffitto.

Si trovavano sulla cima di una montagna ma non poteva essere il mondo reale: sopra di loro brillavano miliardi di stelle colorate talvolta raccolte in galassie che facevano concorrenza con alcuni dei più bei wallpaper che Miroku aveva visto su internet. La montagna usciva da un mare di nuvole rosate come uno scoglio innalzandosi più in alto di qualunque altra; qui e là si scorgevano occasionalmente dei giardini incantati e distese di alberi di ciliegio in fiore fare capolino da fra quelle coltri color zucchero filato. Altre montagne intorno a loro sbucavano dalle nuvole ospitando templi di vario genere ma nessuno grosso e maestoso come quello davanti al quale si trovavano.

“Raggiungimi dentro” disse Siddharta Gautama e sparì.

Miroku si avvicinò al pesante battente e fece per alzare le mani ma quello si spalancò da solo, un corridoio lunghissimo, troppo lungo per stare fisicamente dentro quell’edificio lo aspettava dall’altra parte. Iniziò a camminare alla luce delle lanterne di carte che pendevano dal soffitto, saltuariamente delle stanze si aprivano nelle pareti ma tutti i paraventi di carta erano saldamente chiusi e l’umano non si azzardò a curiosare in giro.

Infine, dopo quella che gli sembrò una camminata lunghissima sbucò all’aperto ma con sua immensa sorpresa voltandosi vide dietro di lui solo il cancello aperto, come se il corridoio non fosse mai esistito.

“Capisci ora Miroku?” chiese Siddharta, lo aspettava su una piattaforma in pietra sopraelevata rispetto al più bel giardino zen che Miroku avesse mai visto “Lo spazio e il tempo sono relativi”

“Questa l’ho già sentita”

“Sei pronto ad accettare il tuo destino?” chiese il Buddha ignorandolo.

“Non ho scelta mi sembra”

“Certo che hai scelta, anche scegliere di non scegliere è una scelta, ma la tua vita non potrà andare avanti finché non compierai questo passo”

“Esattamente quello che intendevo, basta sofismi, che devo fare”

“Hai appena preso la tua decisione, era tutto ciò che rimaneva”

“Come? Tutto qui?”

“Ricevi ora il sacro investimento e gli unici oggetti che potrai portare con te”

“Ah, ecco…” provò a commentare sarcastico ma nessun suono uscì dalla sua gola, forse l’universo si era stufato dei suoi commenti che facevano crollare il pathos del momento.

I suoi piedi si staccarono dal suolo e iniziò a galleggiare senza peso. Era una strana sensazione, come stare sott’acqua ma senza tutto quell’umido.

“Questa catena rappresenta il tuo cammino” una catenina apparve effettivamente davanti a lui, ne aveva viste milioni così ai mercatini. Gli sarebbe piaciuto da morire poterlo dire ad alta voce e invece dovette limitarsi a pensarlo con tutte le sue forze sperando che Siddharta Gautama lo percepisse con il nānādhimukti jñāna bala, quella specie di lettura del pensiero che aveva rovinato la sua amicizia con Ryobe; ma Siddharta Gautama, se lo sentì lo ignorò.

“Su essa porterai con te gli otto simboli della nostra religione, gli Aṣṭamaṃgala” otto luci più piccole iniziarono a brillare attorno al cerchio formato dalla catena, una si portò al centro “Mira Sankha, la conchiglia, simbolo della divinità nella sua forma femminile, della regalità e della superiorità; essa rappresenta il profondo e vittorioso suono che diffonde l’insegnamento del Dharma, raggiungendo e trasmettendosi alle diverse nature, passioni e aspirazioni spirituali, risvegliando dal baratro dell’ignoranza e della sofferenza ogni essere vivente per poter conseguire ed ottenere la liberazione dai desideri! Che il suo bianco puro ti aiuti a distoglierti dalle tentazioni che si porranno sul tuo cammino!” la luce si spense mostrando una piccola conchiglia bianca di quelle che si trovano sulla spiaggia e da cui si può ascoltare il mare, il ciondolo tornò al suo posto attaccandosi alla catena e un’altra luce prese il suo posto “Srivatsa!” esclamò Siddharta Gautama “Il glorioso nodo senza fine dell’amore infinito! Rappresentazione dell’unione della saggezza e del metodo, ma anche dell’energia femminile e di quella maschile, la loro armonica inseparabilità, in uno stato di amore infinito, vita infinita e realizzazione dell’unione, poiché dove esiste uno arriverà anche l’altro a completarlo. È il supremo simbolo di buon auspicio, che ricorda come ogni effetto positivo e favorevole per noi in futuro ha le sue radici e cause nelle nostre azioni del presente; che ti sia d’ispirazione nei momenti più difficili del tuo cammino!” era un’immagine davvero familiare quella dell’intreccio di linee chiuse intersecate tra loro, una delle preferite del merchandising a sfondo buddhista. A quanto ricordava Miroku voleva essere una rappresentazione del divenire e dell’incessante manifestarsi del mondo; una specie di stilizzazione del rapporto causa ed effetto e della connessione fra tutte le cose che è la base della scienza olistica. Neanche questa sua associazione da tesina universitaria riuscì a distogliere Siddharta Gautama dalla sua cantilena; Srivatsa andò al suo posto e la nuova luce si divise in due danzando intorno al cerchio invece di posizionarsi subito al centro come le altre “Gaurmatsya, i pesci d’oro” i due pescetti si decisero finalmente a comportarsi bene e iniziarono a nuotarsi intorno all’interno della catena attendendo di essere presentati “Esprimono la speranza ed il desiderio che tutti gli esseri viventi possano esistere in uno stato di assenza di paura, salvati dal pericolo di cadere nell’oceano infinito della sofferenza e liberi nell’avere acquisito la consapevolezza dell’essenza primaria, così come i pesci nuotano nel mare per natura liberi! Che ti ricordino lo scopo della tua missione durante il tuo cammino!” questa volta aveva cercato di tagliare, se fosse stato ad un esame una risposta così gli sarebbe valsa forse un ventidue scarso. Miroku avrebbe potuto dire tante altre cose sui pesci d’oro, essi rappresentavano i fiumi sacri Gange e Yamuna ed erano un’allegoria del Signore del Mondo secondo un qualche studioso di cui ora gli sfuggiva il nome. Durante le sue elucubrazioni i pesci d’oro erano stati sostituiti da un’altra luce “Padma!” disse il buddha riscuotendolo “Il loto! Il capolavoro della natura. Nella loro simmetria i petali rappresentano l’armonia del Cosmo, otto come gli otto raggi della ruota del Dharma. Il fango rappresenta la sofferenza e tutto ciò che trattiene il nostro essere dall’acquisire quella chiara visione che grazie alla pratica della dottrina, lo stelo, ci permetterà di elevarci sopra tutte le contaminazioni del mondo. Il Loto è simbolo anche della purezza del corpo, della parola e della mente: è la vera essenza del nostro essere che è rimasta immacolata nonostante il fango del mondo che si realizza solo alla luce della nostra consapevolezza. Che tu possa rimanere immacolato come il più candido dei fiori di loto durante il tuo cammino!” Miroku rimase incantato, adorava i fiori di loto, e quando era un giovane teenager con qualcosa da dimostrare, che si vedeva Nana di nascosto, aveva persino pensato di tatuarsene uno sulla base del collo ma poi aveva rinunciato pensando che da professore universitario sarebbe stato ridicolo, cos’ aveva rinunciato, adesso che l’accademia aveva preso fuoco forse poteva riprendere in considerazione l’idea “Chhatra!” disse Siddharta, quella storia stava tirando molto per le lunghe, iniziava a fare fatica a mantenere la concentrazione “Il parasole, simbolo della dignità regale! Esprime la perfetta energia del Dharma nel proteggere tutti gli esseri che seguono la Dottrina da ogni ostacolo e forza avversa, dalla malattia e dall’ignoranza, dalla pena e dalla rinascita in regni inferiori, afinché possano giungere alla completa estinzione della sofferenza! Che ti sia di protezione contro le orde del re dei demoni durante il tuo cammino!” Miroku ebbe una visione di sé stesso con un delicato parasole da damina ottocentesca e si morse l’interno della guancia per non mettersi a ridere, non era sicuro che le risate sarebbero state attutite come gli altri suoni. Il piccolo ombrellino volò al suo posto e l’ennesima luce gli volò davanti al naso, gli sarebbe rimasto un danno permanente alla retina “Kalasa! Il vaso del tesoro! La metafora della realizzazione e della possibilità di esaudire i desideri materiali. Che sia di conforto alla tua anima che si allontana dal mondo che conoscevi per intraprendere il tuo cammino” l’uso del vaso, al livello simbolico, risaliva ai primordi del Buddhismo, era un acquisito dalla tradizione indiana dove veniva utilizzato per trovare l’acqua. Miroku lo odiava con tutte le sue forze perché se lo dimenticava puntualmente agli esami, una volta aveva preso due voti in meno per colpa di quella piccola anfora dorata. Il vaso schizzò via come respinto dai suoi pensieri e la penultima luce prese il suo posto “Cakra! La ruota del Dharma!” ecco quello si che era un pezzo da novanta nel buddhismo “Simbolo universale della Dottrina che conduce alla liberazione dal dolore, rappresenta l’insegnamento del Buddha e ci ricorda che il Dharma, la Legge Universale, tutto abbraccia e completa in sé, non ha inizio né fine ed è al di là del tempo e dello spazio. He sia per te un faro alla fine del tuo cammino!” Miroku si ricordava la spiegazione della simbologia della Cakra come se il suo professore fosse stato presente a spiegargliela in quel momento con tanto di occhialetti storti e camicia nasale

La ruota della dottrina o della legge, è il più diffuso e antico simbolo indiano; riferito sia al sole sia al suo attributo di arma. È costituita dal mozzo, dai raggi e dal cerchio: il mozzo rappresenta il Motore Immobile, se lo scrivete minuscolo nella verifica è un errore, l’essenza primordiale della mente. I raggi equivalgono al Nobile Ottuplice Sentiero, anche questo va scritto rigorosamente con le maiuscole, da percorrere per raggiungere la liberazione dalla sofferenza. Le Otto Vie sono: retta visione, retta intenzione, retta parola, retta azione, retto comportamento, retto sforzo, retta presenza mentale e retta concentrazione. Il cerchio simboleggia il mondo ed il suo continuo ed eterno perpetuarsi fino alla sconfitta dell’ignoranza, che è la radice della sofferenza. Un’altra interpretazione della ruota vede il mozzo come la pratica della disciplina, dalla quale la mente è sostenuta e resa solida; i raggi sono la pratica della saggezza nella comprensione della vacuità di tutti i fenomeni che portano allo sradicamento dell’ignoranza e del male; il cerchio indica anche l’insegnamento alla meditazione che sostiene ogni pratica della dottrina. Tutto chiaro? Watanabe non è guardando fuori dalla finestra che passerai l’esame di metà semestre! – chissà che fine aveva fatto il vecchio professor Ryuji con la sua ossessione per le maiuscole.

“DHVAJA!” Siddharta Gautama lo distrasse dai suoi ricordi urlando come un ossesso “LO STENDARDO DELLA VITTORIA!” una cosa di buono c’era, quello era l’ultimo simbolo, almeno quella tortura sarebbe finita “Rappresenta la vittoria di corpo, mente e parola di ognuno di noi nel momento in cui si utilizza la pratica del Dharma, dimostra la potenza ed il trionfo della conoscenza sull’ignoranza e la paura, il raggiungimento della felicità ultima. Possa tu raggiungere la fine del tuo cammino e quindi la felicità!” la piccola bandiera rossa prese forma davanti ai suoi occhi andando a raggiungere gli altri ciondoli.

La collana roteo ancora una volta in aria, poi volò attorno al suo collo e finalmente i suoi piedi ritoccarono terra, iniziava ad avere il mal di mare a mezz’aria.

“Preparati a partire ora, che tutti i Buddha veglino su di te” Siddharta Gautama incombeva su di lui, era cresciuto di dimensioni e Miroku si rese conto che quella grossa piattaforma di pietra in realtà era il suo piedistallo “Ora vai mio discepolo!”

Miroku si svegliò di soprassalto era sdraiato sul pavimento in un bagno di sudore e per un secondo si convinse di aver sognato ma una sensazione fredda intorno al collo lo dissuase da quest’idea. La catena con gli otto simboli dell’Aṣṭamaṃgala era dove l’aveva messa il Buddha.

Si alzò dolorante e gli ci volle circa un’ora per rendersi conto della fregatura: non c’erano cerniere e non poteva sfilarsela dalla testa.

Non se la poteva togliere!

°°°°°

Miroku osservava l’uscio aperto già da qualche minuto, gli inquilini dell’appartamento di fronte erano usciti guardandolo storto ma la cosa lo aveva scalfito. Quella mattina si era fatto un lungo bagno rilassante e aveva fatto una robusta colazione; Siddharta Gautama era stato chiaro, non doveva portare nulla con sé, il destino avrebbe provveduto alle sue necessità così come gli aveva procurato un biglietto aereo per Bodh Gaya, la città simbolo del buddhismo.

Era ancora leggermente perplesso dalla storia dello spazio spiritico ma era tardi per ripensarci, non aveva più niente lì. Non gli era rimasto niente in generale, quella casa la pagavano i suoi genitori con il cospicuo stipendio di suo padre ma la sua pensione non era altrettanto ricca e avrebbe dovuto lasciare la casa; e non aveva un altro posto dove andare, il che voleva dire tornare a vivere con i suoi genitori. Solo che avrebbe preferito morire piuttosto, anche andare a piedi a Tokyo gli sembrava meno umiliante.

Chiuse gli occhi riscuotendosi e marciò fuori senza neanche chiudere la porta. Che ci pensasse il destino a chiudere le serrature.

Le strade familiari scorrevano sfocate ai margini del suo campo visivo, finché le case si diradarono fino a scomparire, curiosamente anche se aveva iniziato a camminare a caso sapeva perfettamente dove stava andando, era come se la sua meta lo tirasse a sé.

Ma certo- pensò –deve esssere il sarvatra gāminī pratipaj jñāna bala, non pensavo che con potere di conoscere le vie e gli obiettivi delle pratiche, intendessero anche questo tipo di vie

Non sentiva fame o stanchezza, c’erano solo i suoi pensieri che vagavano in direzioni sconosciute, fino ad avvolgerlo, era come una strana forma di meditazione. Forse si trattava del tanto decantato viaggio interiore.

Siddharta Gautama aveva detto che il karma lo avrebbe condotto a incontrare i suoi tre discepoli.

Il primo discepolo, Sun Wukong, se ricordava bene era imprigionato sotto una montagna. Era la sua punizione per essersi intrufolato alla Festa delle Pesche dopo essersi cibato dei frutti e aver guadagnato in questo modo l’immortalità. Proprio per questo motivo le condanne a more nei suoi confronti erano inefficaci le divinità avevano deciso d’intrappolarlo sotto una montagna.

Nel momento in cui formulò quel pensiero i contorni del picco innevato si delinearono davanti ai suoi occhi, era una montagna imponente e i passi di Miroku lo stavano chiaramente conducendo lì. Una caverna emerse dalla nebbia che avvolgeva la base del monte e il ragazzo vi si addentrò guidato da forze più grandi di lui.

Sun Wukong era esattamente dove se lo aspettava: nella grotta più profonda imprigionato fino alla vita nella roccia, aveva le braccia poggiate su una base lignea che aveva tutta l’aria di essere una grossa radice e teneva una guancia posata su una mano con aria annoiata.

I suoi occhi s’illuminarono alla vista di Miroku, neanche fosse stato il Buddha in persona.

-Metafora infelice- si corresse da solo l’aspirante monaco.

“Tu” esclamò il demone “Tu devi essere Maitreya! Sono molte vite che ti aspetto!”

“Scusa” disse Miroku in automatico poi ci pensò “In realtà ho saputo di questa storia tre giorni fa, cioè erano tre giorni poi è iniziata la storia del viaggio spirituale e il tempo scorre in modo strano”

“Ah già, questa cosa del tempo speciale dello spirito ti frega sempre, prendi me, dovevo rimanere imprigionato cinquecento anni ma mi sembrano molti di più, il tempo mortale e immortale continua a sovrapporsi”

“Io pensavo ti avesse liberato Tripitaka, come mai sei ancora qui?”

“Se ti riferisci a quel monachello che è venuto qualche centinaio di anni fa è scappato appena mi ha visto, fortuna che tu non mi sembri altrettanto pusillanime”

Miroku si strinse le spalle.

“Il destino, come lo chiama Siddharta, ha distrutto tutto quello che avevo non mi era rimasto molto da perdere”

“Tipico dei Buddha, sempre a dare la colpa al destino. Allora, mi liberi?” gli sorrise mostrando le zanne supplichevole.

“E come dovrei fare? Questo viaggio non comprendeva un tirocinio”

“Non so di che parli ma il sigillo è dentro i fiori”

Miroku studiò la pianta rampicante che ricopriva l’intera parete riempiendo la stanza di un dolce profumo; era tutto molto bello se non fosse stato per un dettaglio. Il loto non cresceva sulla roccia come un rampicante di solito. Le piante avevano invaso anche il pavimento, e un grosso fiore sbocciava proprio al centro della grotta; proprio sotto un unico raggio di luce che filtrava da una crepa nel soffitto.

Il messaggio era chiaro.

Miroku si avvicinò al fiore ispezionando la base, non sembrava poi così solido. Di sfuggita vide Sun Wukong tendersi con aspettativa.

Sospirò raddrizzandosi.

“Sai una cosa, Wukong, posso chiamarti Wukong vero? Io sono nato con il posto assegnato ma questo non faceva di me uno studente mediocre” si sfilò dal dito l’anello che gli aveva donato Siddharta.

“No fermo che fai?” urlò il demone divincolandosi.

“Non sto cadendo nella tua trappola, se ti liberassi senza precauzioni mi uccideresti e per il momento voglio rimanere vivo” lanciò l’anello che si allargò magicamente per poi ristringersi intorno alla fronte del demone che iniziò a gridare cose irripetibili. I suoi improperi crebbero di volume fino a diventare urla insensate, ma infine anche quelle cessarono. Miroku alzò gli occhi dal angolo dove si era seduto.

“Finito? Posso aspettare ancora se vuoi, fammi sapere quando sei pronto ad iniziare il viaggio”

“TI ODIO!” fu l’unica risposta. Il diadema s’illuminò e Sun Wukong urlò ancora.

“Ti dico una cosa che ho imparato, non possiamo opporci, se pensi che io tragga un qualche tornaconto dal costringerti ti sbagli, quello che posso prometterti è che una volta fatta questa cosa ti lascerò andare”

“E perché dovresti fare una cosa simile”

“Perché non dovrei, non penserai seriamente che passi il resto della mia vita a farti da baby sitter”

Il demone smise di ribellarsi e lo guardò.

“Non pensavo che lo avrei mai detto ad un mortale ma credo che mi piaccia il tuo atteggiamento”

“Lo prendo come un complimento, allora, pronto ad andare?”

“Prima andiamo prima torniamo”

“Molto bene!”

Il ragazzo afferrò il fiore e senza esitare lo strappò via.

Sun Wukong schizzò fuori dalla roccia come un razzo urlando felice, si dedicò con estrema perizia a sradicare e fare a pezzi ogni singolo tralcio degli strani fiori di loto con un ghigno soddisfatto.

Miroku si riaccomodò lasciandolo sfogare, se lo meritava.

Durante la sua opera di distruzione ebbe modo di osservarlo meglio. Ovviamente sapeva che Sun Wukong era un demone scimmia, ma vederlo dal vivo era impressionante. Era più alto di lui, con una lunga coda pelosa che si agitava dietro di lui, le sue zanne avevano l’aria di essere estremamente affilate e il loro bianco splendente spiccava nella pelliccia scura, la quare era ornata da riflessi dorati che saltuariamente brillavano alla luce. Ma la parte più inquietante erano gli occhi: due fornaci ardenti che brillavano di luce propria; non erano così al suo arrivo, ma si erano accesi nel momento in cui era uscito dalla roccia.

Quando non rimase neanche un fiore integro, finalmente il demone scimmia sembrò quietarsi.

“Tanto per capirci” disse “Tu non hai intenzione di usare questo contro di me e mi lascerai andare a impresa conclusa” si picchiettò sul cerchietto d’oro.

“Con un po’ di fortuna anche io sarò libero alla fine di questa storia”

“Sei il bonzo più strano che ho mai visto, non dovresti rasarti?”

“Non sono un bonzo e non mi raderò i capelli, puoi chiamarmi Miroku”

“Vuoi dire che i tuoi genitori ti hanno chiamato come il Buddha del futuro senza sapere niente di questa storia?”

“Siddharta Gautama direbbe: è il destino” Miroku agitò misticamente le dita per aria. Sentì un peso che non sapeva di avere alleggerirsi, era bello potersi lamentare con qualcuno di quella storia assurda.

Sun Wukong gettò la testa all’indietro ridendo.

“Penso che andremo d’accordo!”

“Lo penso anch’io”

“Qual è il piano?”

“Suppongo vagare finché il destino non ci condurrà dagli altri due discepoli, poi prendere un aereo a Tokyo”

“Un che?”

°°°°°

Nell’aula regnava il caos, non si era visto un tale raduno di demoni dalla prima apparizione di Siddharta Gautama. Nella stanza, costruita ad anfiteatro sul modello di tanti governi moderni dei mortali, si trovavano creature di ogni tipo, molte delle quali cambiavano forma in continuazione, molti volavano o per lo meno levitavano, quindi anche l’aria era quanto mai affollata, fortuna che tutti avevano acconsentito ad assumere forme quanto mai ragionevoli.

Mara guardava quel guazzabuglio infernale dal palco rassegnato, non si era aspettato nulla di diverso, intorno a lui i suoi quattro fidati luogotenenti gli guardavano le spalle impassibili, Tenji-ma ancora non si era spogliato dalle sembianze del padre del nuovo aspirante Buddha talmente era tornato in fretta a fare rapporto dal mondo dei mortali.

“Colleghi!” disse il principe dei demoni sovrastando il chiasso, tutti si voltarono a guardarlo “Sono anche io lieto di incontrarvi tutti ancora una volta e convengo che non dovremmo riunirci solo quando c’è una fine del mondo incombente ma purtroppo la situazione è quanto mai urgente! Il cielo si è mosso in fretta e nonostante l’intervento del mio fedele Tenji-ma” allargò un braccio in direzione del deva che accettò il complimento chinando la testa “Il mortale ha perso tutto e ha quindi deciso di mettersi in cammino”

“Maledette divinità” borbottò il principe dei ratti “Dovremmo essere noi quelli che giocano sporco!”

“Non è tutto sfortunatamente, i celesti sembrano quanto mai decisi a far arrivare questo mortale a Bodh Gaya, al punto che hanno messo al suo fianco niente meno che Sun Wukong” questo causò una piccola sommossa.

“È impossibile!” ruggì il possente re demone del toro, Niu Mowang “Nessun mortale potrebbe assoggettare Sun Wukong!”

“So bene che tu e Sun Wukong siete fratelli di sangue, ma non possiamo sapere se l’imperatore di giada abbia trovato un modo per costringere il re delle scimmie in questa missione, rimane il fatto che con lui a fianco sarà difficilissimo sconfiggere quel mortale, e non possiamo escludere che altri si uniranno a loro”

“Cosa proponi?”  chiese il Baigujing con le vesti che pendevano dalle bianche ossa.

“Se ci muovessimo tutti insieme daremmo una scusa all’imperatore di giada per mandarci contro il suo esercito. Propongo di organizzare delle azioni individuali, che lascino un attimo di tregua a quel mortale, che ogni demone si frapponga fra lui e Bodh Gaya!”

Queste sue parole scatenarono un’ovazione.

“Non sembrate soddisfatto mio signore” disse On-ma mentre lasciavano la sala.

“Ho come la brutta impressione che non basterà, se gli immortali sono arrivati a correre il rischio di liberare Sun Wukong mi chiedo cos’altro potrebbero decidere di fare, inoltre ho idea che abbiano omesso di dire a questo mortale cosa comporta un suo eventuale successo…”

°°°°°

Sun Wukong sembrava meno sorpreso dall’aspetto del mondo spiritico di quanto non lo fosse stato Miroku. Camminava fischiettando senza parlare ma sembrava qualcuno con delle domande.

“Se mi vuoi chiedere qualcosa, puoi farlo” disse Miroku annoiato anche lui dalla mancanza di eventi. Dopo che avevano lasciato la montagna essa era sparita in men che non si dica dietro di loro e si erano trovati in un’ambientazione da film ambientato nell’epoca Sengoku, senza strade asfaltate o edifici di nessun tipo all’orizzonte.

“C’è una cosa che hai detto che non capisco”

“Dimmi pure”

“Hai detto che dobbiamo raccogliere altri due discepoli, ma di chi parlavi?”

Miroku lo guardò perplesso.

“Aspetta, tu hai detto che tempo fa è venuto un monaco ma è scappato invece di liberarti?”

“Mi pare si chiamasse Sanzang o qualcosa di simile”

“Ma è il protagonista di viaggio a occidente! Devi sapere che intorno al 1590 hanno scritto questo racconto sull’incredibile viaggio di un monaco buddhista, Sanzang per l’appunto, che ha compiuto un pericoloso viaggio per recuperare i rotoli del sutra originale che in Cina erano andati perduti”

La scimmia annuì con la fronte aggrottata ma aveva l’aria un po’ persa.

“Quel libro è diventato un testo fondamentale perché è sopravvissuto alla censura del periodo confuciano, è grazie a quel libro che conosco la tua storia. Secondo la trama Tripitaka o Sanzang, è partito per questo viaggio accompagnato da tre discepoli: il re delle scimmie Sun Wukong, intrappolato sotto la montagna perché si era introdotto alla Festa delle Pesche dopo essersi cibato dei frutti sacri”

“Che serata quella!” lo interruppe il demone sogghignando.

“Zhū Wùnéng, il maiale dalle setole di ferro, che una volta era il Maresciallo della Via Lattea, ma durante il banchetto delle pesche sacre si ubriacò cercando di sedurre una fanciulla che per sua sfortuna era la Chang’e, la dea della luna che non prese bene la cosa”

“Si mi ricordo la scena, è stato davvero imbarazzante avevo scommesso un panino di riso che sarebbe riuscito a strapparle almeno un bacio ma ho perso miseramente, d’altronde era davvero ubriaco” a Miroku faceva uno strano effetto che l’altro ricordasse effettivamente tutte quelle legende che lui aveva studiato per i suoi esami, era un po’ come parlare con Ercole delle dodici fatiche e sentirsi dire che Ippolita, la regina delle amazzoni, aveva gli occhi troppo vicini.

“Quindi forse conosci anche l’ultimo discepolo, anche lui era al banchetto delle pesche, il suo nome era Sha Wujing”

“Ma certo! Il suo nome È Sha Wujing, poverino lui non c’entrava nulla, ho visto chiaramente che ha rotto quel vaso per sbaglio, ma era il preferito della regina madre che ha fatto una scenata e le scuse non sono servite a nulla, è molto forte ci farà comodo uno come lui quando attaccheranno i demoni”

Miroku smise di camminare e la scimmia fece diversi passi prima di accorgersene e voltarsi: “Che c’è?”

“Quando attaccheranno i demoni?”

“Certo, hai detto che conosci la storia, quel tuo monaco, Trisditaco, ha avuto un viaggio tranquillo?”

“Beh no…”

“E allora cosa ti aspettavi? Credi che gli dei siano arrivati a liberarmi in un impeto di magnanimità? Non è così che agiscono di solito, ma non preoccuparti, pochi sono all’altezza del re delle scimmie. Adesso…dove hai detto che si trova quel maiale di Zhū Wùnéng?”

Miroku sudava freddo, ovviamente conosceva la leggendaria forza di Sun Wukong, non voleva dire che un eventuale attacco da parte di un demone lo lasciasse indifferente.

“Nella Caverna del Sentiero delle Nuvole sul Monte della Benedizione, dove vive in un finto ostello cibandosi dei viandanti di passaggio…oddio spero che almeno questo sia solo una storia”

Sun Wukong inarcò entrambe le sopracciglia con aria eloquente e Miroku rabbrividì.

“Lasciamo perdere, non dovrebbe essere difficile da riconoscere, per qualche ragione la sua anima si è reincarnata in una scrofa quindi ha un aspetto per metà maiale”

Come finì di parlare n’altra montagna si delineò davanti a loro né più né meno com’era successo per la montagna dov’era imprigionato SunWukong.

“Lo scopriremo presto” disse la scimmia incamminandosi seguita dall’umano.

°°°°°

Invece fu un buco nell’acqua.

Trovarono una grotta alla base della montagna, e sicuramente qualcuno ci aveva vissuto in un tempo passato, ma sembrava abbandonata da secoli.

“Non capisco” disse Sun Wukong mentre uscivano “La tua favola non diceva che Zhū Wùnéng doveva trovarsi qui?” in mancanza di altre opzioni si erano rimessi in marcia e anche la seconda montagna era sparita.

“Beh, in realtà dovrebbe chiamarsi Zhu Bajie, ha cambiato nome dopo che…” afferrò il braccio di Sun Wukong colpito da un’idea “Ora che ci penso nel libro Tripitaca non lo incontra alla montagna, era successo che dopo svariati anni, non vedendo arrivare nessuno, Zhū Wùnéng con una magia assume un aspetto umano e scende dalla montagna. Lì sorgeva il villaggio di Gao, dove chiede la mano della figlia di un vecchio contadino; il padre acconsente in cambio del suo aiuto nei campi. Però ad un certo punto i suoi poteri s’indeboliscono e torna ad assomigliare ad un cinghiale spaventando tutti”

“Te l’hanno mai detto che fai spiegazioni troppo lunghe?” sbuffò la scimmia “Da che parte dobbiamo andare.

“Non lo so, di solito le cose appaiono davanti a noi quando le cerchiamo no?” si guardarono intorno speranzosi ma c’era solo la nebbia ad avvolgerli.

“Però hai detto che Zhū Wùnéng si sarebbe recato in un villaggio dei mortali?” Sun Wukong si grattò vigorosamente il pelo sulla testa, con l’aria di qualcuno che è vicino ad una risposta ma non sa come esprimersi.

“Vuoi dire che dobbiamo uscire dallo spazio del spiriti?” Miroku si guardò intorno come alla ricerca di una porta con il maniglione antipatico e una brillante scritta verde al neon di EXIT.

Qualcosa da vedere in effetti c’era, la nebbia che li avvolgeva iniziò a diradarsi e il silenzio sovrannaturale in cui erano stati immersi fu rotto da un suono di gomme che frenavano sull’asfalto. Una macchina passò loro vicino clacsonando follemente; erano in mezzo ad una strada! Miroku afferrò Sun Wukong per un braccio peloso tirandolo via dalla superficie asfaltata e entrambi franarono nel fosso che si aprì sotto i loro piedi.

“Cosa diamine era quello?!” esclamò Sun Wukong e il cerchio dorato s’illuminò per l’imprecazione facendogli lanciare un gemito.

“Un’auto, per farla semplice un carro senza cavalli, sono molto comuni di questi tempi meglio che ti abitui”

“Senza cavalli? E come fa a camminare è posseduta da uno spirito?”

“Niente spiriti solo meccanica, non sono un vero esperto, meglio se prendi questa spiegazione per buona”

“Magia nera…” mormorò il demone scimmia guardando affascinato altre auto che sfrecciavano lungo la strada, diverse sbandavano alla sua vista e Miroku si rese conto di un grosso problema.

“Non puoi andare in giro così” disse “Attiri troppo l’attenzione!”

“Ma che dici, non è possibile che non abbiano mai visto un demone!”

“Ti devi fidare! Chi è il mortale qui?”

“Va bene, va bene, per tua fortuna posso eseguire le 72 trasformazioni” si concentrò arricciando il naso, fu una vista impressionante da vicino, il pelo si ritirò e il muso si rimodellò, la coda sparì in un attimo e quando riaprì gli occhi erano normali occhi scuri da essere umano “Meglio?” disse allargando le braccia. Era un uomo sulla trentina, con le spalle larghe e folti capelli castano-dorati sparati all’indietro come se esposti ad un vento forte; aveva un grosso numero di piercing dorati alle orecchie ma per il resto sembrava un normale essere umano.

“Dobbiamo solo sistemare i vestiti ora”

°°°°°

“Non è fisicamente possibile che qualcuno entri in una cosa del genere!” grugnì Sun Wukong dentro il camerino e Miroku alzò gli occhi al cielo “Sono solo un paio di jeans, ne indosso un paio anche io, non c’è nulla di più terrestre dei jeans!”

“Tu fai quello che vuoi!” tuonò Sun Wukong spalancando la tenda, una commessa lanciò un gridolino e si coprì gli occhi. Il demone indossava unicamente una t-shirt rossa con un pokémon stilizzato sopra e dei boxer neri con delle donuts stampate “Io questi non me li metto” gli lanciò i jeans che Miroku aveva cercato di fargli indossare, marciò fra le ceste e lanciò un grido di giubilo, aveva trovato dei pantaloni a tre quarti neri pieni di grosse tasche. Se li infilò senza sprecarsi a tornare nel camerino.

“Ecco adesso ragioniamo!” lanciò un paio di calci all’aria, intorno a loro si era radunata una piccola folla che ammirava le acrobazie “Niente male questi vestiti moderni”

“Prendiamo anche queste” disse Miroku passando alla commessa della bancarella un giacchetto con il cappuccio e la zip, con un paio di scarpe larghe da skater “Affare fatto per lo scambio?”

“Puoi contarci, alla prossima convention farò un figurone!” rispose direttamente il proprietario che si rimirava allo specchio con addosso i vecchi vestiti di Sun Wukong.

“Fammi indovinare” di Sun Wukong mentre si allontanavano addentrandosi nella piccola cittadina “Il destino…” disse agitando le mani.

“Questa cosa diventerà il nostro meme”

“Il nostro che?”

“Te lo spiego un’altra volta, adesso dobbiamo capire dove potrebbe essere Sun Wukong, idee?”

“Hai detto che doveva lavorare nei campi no?”

“Siamo in Hokkaido, i campi non sono esattamente all’ordine del giorno qui” Miroku si guardò intorno in cerca d’ispirazione, il mercatino era talmente piccolo che ne stavano già uscendo, i suoi occhi caddero su un qualche cartellone pubblicitario con un maiale sopra “Trovato! Secondo la leggenda Zhu Bajie stava riassumendo il suo aspetto e per questa ragione gli abitanti emarginavano la famiglia che lo ospitava, se ci fosse qualcuno con un muso da cinghiale questo posto sarebbe apparso sui giornali, ma non è così”

Sun Wukong lo scrutò attraverso gli occhi socchiusi: “Vuoi dire che la gente non lo sa?”

“Deve essersi nascosto in qualche modo, come potrebbe essersi camuffato?”

“Non avevi detto che nella leggenda aveva un ostello?”

“Sì ma i tempi sono cambiati se le persone sparissero si saprebbe, possiamo provare a cercarlo ma non…”

“Perdonatemi” a parlare era stata una vecchina incurvata dagli anni “Non voglio disturbarvi ma ho sentito che cercate un ostello”

“Aehm…si…” i due si scambiarono un’occhiata perplessi.

“Sono solo un’umile vecchina ma a mio parere il migliore della città è il vecchio Hogfield, ha più di cinquecento anni sapete?”

“Ah sì?” Sun Wukong sogghignò e per un secondo Miroku intravide le sue zanne.

“Penso proprio che lo proveremo”

°°°°°

Hogfield non era solo un ostello come scoprirono ma anche una sorgente termale, l’unica della città ma a quanto pare nella zona godeva di una certa fama.

“Benvenuti” li accolse una giovane vestita di un kimono color verde pallido, con una mascherina bianca che le copriva gran parte del volto, doveva essere raffreddata “Una camera matrimoniale?” a Miroku cadde letteralmente la mascella.

“No grazie” rispose acido “Una doppia andrà benissimo!” la ragazza s’inchinò deferente prima di rivolgergli un sorriso.

“Vi comunico con gioia che siete i nostri miliardesimi clienti, il vostro soggiorno sarà gratuito!” si voltò per guidarli lungo il corridoio e Sun Wukong agitò le mani per aria facendo le smorfie; Miroku soffocò una risata nella mano e si ricompose in tempo per non fare una figuraccia con la ragazza. Mostrò loro una semplice stanza con un armadio a muro come se ne vedono tante negli hotel vicini alle sorgenti termali, in un angolo sorgeva un piccolo altarino, probabilmente posizionato secondo il feng shui e la porta esterna si apriva sulla loro pozza personale, doveva essere una camera per gli ospiti di riguardo.

La ragazza li lasciò soli e Miroku si rese conto che Sun Wukong lo guardava pensieroso.

“Cosa c’è?”

“Prima, quando la fanciulla ci ha chiesto se volevamo una matrimoniale cosa intendeva?”

Questa era una sorpresa: “Non mi dirai seriamente che devo spiegartelo io?” chiese ancora più acido iniziando a spogliarsi per indossare le comode vesti fornite dalla locanda.

“Non è questo, è che sembrava una cosa normale, insomma, ai miei tempi era comune ma, come dire…non dovevi farti beccare; ovviamente parlo dei mortali. Mi è sembrato strano” anche la scimmia iniziò a spogliarsi ma invece di rivestirsi prese semplicemente un asciugamano “Facciamo il bagno già che siamo qui?”

Miroku soppesò la richiesta, sapeva che nel tempo stava scorrendo normalmente ora e nel migliore dei casi gli rimanevano sei giorni per raggiungere Bodh Gaya, ma aveva bisogno di un po’ di relax, gli sembrava passata una vita intera da quando era uscito dalla porta di casa sua quella mattina: “Va bene”

Seguì il demone all’esterno e si lasciarono andare nell’acqua calda con un identico sospiro sollevato: “Le cose sono un po’ diverse adesso” disse riprendendo il discorso “Quel tipo di relazioni sono più accettate e, anche se il Giappone è un po’ indietro in questo senso, in alcune parti del mondo ci si può addirittura sposare con qualcuno dello stesso sesso. Non ho nulla contro queste persone, mi ha dato solo fastidio come quella donna ci abbia giudicato arbitrariamente”

“Siamo in Giappone?” chiese la scimmia sorpresa.

“Certo che sì, dove pensavi di essere?”

“Non lo so il mondo spiritico è ovunque e da nessuna parte, quando mi hanno messo sotto quella montagna ero in Cina”

“Effettivamente, avrebbe senso, dopo tutto tu nasci da una legenda cinese, si comunque, siamo in Giappone, a Hokkaido per la precisione, l’isola più a nord, stiamo andando verso la capitale, Tokyo, che una volta si chiamava Edo”

“Pensavo fosse un villaggio di pescatori”

“Lo era ma attorno al 1600 ci si è stabilito lo shogun Tokugawa Ieyasu, colui che è riuscito nell’impresa di unificare il paese dopo la morte di Oda Nobunaga, facendone il suo quartier generale e da allora è diventata la città più importante del Giappone”

“Cavolo, il 1600 hai detto? Ho perso una scommessa con Niu Mowang lui diceva che alla fine sareste riusciti ad unificarvi in un unico stato!”

“E tu cos’avevi scommesso?”

“Che vi avrebbero conquistato i cinesi!”

“Ehi!”

“Nulla di personale, all’epoca eravate un casino come nazione”

“Tecnicamente ci hanno provato nel 1274, ma non gli è andata molto bene, la loro flotta è stata spazzata via da un uragano”

“E hanno rinunciato?”

“Neanche per sogno, ci hanno riprovato nell’81 con il quadruplo dei soldati, credo fossero circa 140.000 mila, più i rinforzi che stavano arrivando dalla Cina, contro 40.000 mila giapponesi”

“Quindi ce l’hanno fatta?”

“No, sono stati spazzati via da un altro tornado, i giapponesi lo chiamano Kamikaze, il vento divino che spazza via i nemici del Giappone”

“Adesso ti stai prendendo gioco di me” Sun Wukong scattò in piedi completamente nudo come mamma Roccia l’aveva fatto, scoprendo le zanne ma a Miroku venne solo da ridere quando il cerchio d’oro inizio a brillare e la scimmia si riaccasciò in acqua con un gemito “Questa ferraglia mi sta facendo passare la voglia di vivere, non vedo l’ora di arrivare a quel maledetto albero” ci fu un altro lampo e un altro gemito, seguito da un’imprecazione e da un altro lamento e così via.

Miroku rischiò seriamente di annegare per le troppe risate.

°°°°°

Il bagno aveva messo loro addosso un piacevole torpore e si diressero a cena sbadigliando, si erano ripromessi di ricominciare le ricerche di Zhu Bajie di primo mattino ma anche che si erano meritati un po’ di riposo.

I pasti venivano serviti in un’area comune, ma un’altra ragazza, anch’essa con il volto coperto da una mascherina e un kimono di un delicato celestino li accompagnò in un padiglione distaccato dalla struttura principale.

Una targa sopra l’entrata lo identificava come la caverna di seta e Sun Wukong diede una gomitata a Miroku con uno sguardo allusivo che fu punito dal cerchio d’oro, l’umano aveva quasi pietà di lui. A quanto pare erano gli unici ospiti di lusso perché il padiglione era apparecchiato solo con due tavolini posti davanti ad una specie di piccola piattaforma, forse la serata avrebbe incluso un qualche tipo di spettacolo. La ragazza che li aveva accompagnati insieme ad un’altra vestita di giallo con la medesima mascherina chiusero le porte scorrevoli di carta decorate con dei meravigliosi disegni astratti e il resto del mondo fu chiuso fuori. Miroku si autoconvinse che in qualche modo le mascherine dovevano far parte dell’uniforme.

La ragazza dal kimono verde e una dal kimono arancione servirono loro pietanze deliziose accompagnate da sakè caldo e speziato. Dopo qualche tempo una ragazza vestita di azzurro si mise a suonare uno shamisen in un angolo e lunghi drappi di seta rossa furono appesi al soffitto sopra il palco.

L’ennesima inserviente si fermò davanti a loro inchinandosi profondamente: “Nostri graditi ospiti, permettetevi d’intrattenervi con un numero di danza aerea” disse con voce delicata e Sun Wukong, un po’ brillo applaudì rumorosamente. Miroku pure iniziava a risentire degli effetti dell’alcol, aveva perso il conto di quante bottiglie avevano svuotato, gli sembrava di essere in paradiso.

La fanciulla si rialzò dando loro le spalle e si tolse platealmente la mascherina lasciandola cadere in terra, poi procedette a spogliarsi incitata dalle urla entusiaste della scimmia, il diadema brillava ma la il demone sembrava deciso a ignorarlo. L’obi cadde in terra con un fruscio e fu ben presto seguito dal kimono rosso come la seta che pendeva dal soffitto. Con sommo dispiacere del suo discepolo la ragazza indossava un’aderente tutina di pelle nera sotto e ben presto fu avvolta dalla stoffa morbida e iniziò a danzare nell’aria.

La musica crebbe di volume e i gesti della ragazza si fecero ampi, c’erano drappi di stoffa che volteggiavano ovunque, adesso i due spettatori erano quieti completamente incantati dallo spettacolo, Miroku percepì vagamente che le altre ragazze si erano raccolte lungo le pareti ma non riusciva a staccare gli occhi da quella splendida creatura che continuava a avvolgersi nei drappi di seta. Si muoveva talmente in fretta che i suoi contorni parevano quasi sfocati, non riusciva in nessun modo a cogliere i suoi lineamenti in tutto quel volteggiare. Dopo l’ennesima acrobazia si avvolse completamente nella seta rossa formando un bozzolo e sgusciò fuori sotto forma di ragno gigante. Uno spruzzo di ragnatele fu sparato contro Miroku che era completamente incantato ma due mani lo acchiapparono tirandolo via, Sun Wukong saltò via da quel cerchio letale con il monaco in spalla e sfondò una delle pareti in carta. Adesso l’edificio non appariva più come una rustica locanda ma sembrava abbandonato da anni, c’erano ragnatele ovunque e la scimmia saltò sul tetto mettendo giù Miroku che lo guardò terrorizzato.

“Cosa sono quelle?!” gridò indicando i sette ragni giganteschi che stavano uscendo dai ruderi della caverna di seta.

“Sono le sette sorelle ragno, le Zhīzhū jīng, ci hanno attirato nel loro nido, se il maiale è qui dubito che sia ancora vivo”

“Ma la vecchina che ci ha mandato qui?”

“Temo di sapere di chi si trattava…”

Con un verso terribile la terra del giardino interno si aprì rivelando un’orrida creatura.

“Il Bǎi yǎn mó jūn! È il loro capo”

“Il demone dai mille occhi!” rantolò Miroku, infatti la creatura aveva occhi sparsi su tutto il corpo che emanavano una luce dorata, ma di un giallo malato che fece venire la pelle d’oca all’umano, come potevano sconfiggere una bestia simile?

Sun Wukong si colpì il lato della testa e il suo magico bastone uscì da suo nascondiglio dietro l’orecchio destro.

“Il Ruyi Jingu Bang!” esclamò Miroku senza pensarci guadagnandosi un’occhiata esasperata. Il demone si lanciò in avanti abbattendo al volo uno dei ragni che si era lanciato verso il tetto. Il bastone si allungò e la scimmia lo usò per darsi la spinta e catapultarsi nella mischia; aveva completamente abbandonato le sembianze umane e rideva malvagiamente suonando i ragni come tamburi. Un terribile ticchettio ricordò a Miroku che c’era anche un altro demone di cui preoccuparsi: il cento piedi gigante era salito su un lato del tetto e ora lo aveva puntato, con un grido scappò in direzione opposta fino a raggiungere un albero coperto di ragnatele che si stagliava ad una distanza ragionevole dal tetto, evocando Siddharta Gautama saltò e in qualche modo riuscì ad atterrare sul ramo.

Cercò di scivolare a terra ma le ragnatele erano terribilmente appiccicose e non riusciva a liberarsi, toccò il suolo e si liberò della sopra-veste ormai invischiata. Il centopiedi si lanciò direttamente su di lui dal tetto ma un’estremità del bastone intento ad allungarsi lo colpì in pieno muso ribaltandolo.

Miroku rimase a fissare come un idiota, pietrificato sul posto dalla paura.

“Scappa Miroku!” urlò Sun Wukong dietro di lui e l’umano non se lo fece ripetere due volte. Rientrò nell’edificio principale ma la porta da cui erano entrati era completamente ostruita dalle ragnatele, si avventurò in cerca delle cucine sperando in un ingresso secondario ma il pavimento cedette sotto di lui. Lanciò un urlo cadendo ma atterrò sul morbido; neanche a dirlo: altre ragnatele.

Quando i suoi occhi si abituarono all’oscurità si accorse di essere in una grossa caverna, le ragnatele che aveva travolto il cadendo avevano formato un mucchio sotto di lui per questo era ancora vivo, ma non gli sarebbe bastato spogliarsi per venirne fuori questa volta. Cercò di uscirne dibattendosi e in qualche modo riuscì a mettere i piedi in terra, ma era completamente avvolto in una matassa appiccicosa che gli rendeva quasi impossibili i movimenti. Si guardò intorno alla ricerca di un’idea e incontrò un altro sguardo.

Un grosso cinghiale antropomorfo lo guardava con un ghigno divertito completamente intrappolato in una grossa ragnatela che gli teneva le braccia in alto.

“Buongiorno” disse educatamente.

“Aehm, salve” disse Miroku poi il suo cervello compilò improvvisamente “Tu sei Zhu Bajie!”

“Non male come nome ma mi chiamo Zhū Wùnéng”

“Giusto perché è stato Tripitaka a cambiarti il nome ma non è mai successo”

“Trippaloca? Quel tizio è venuto qui non so più quanti anni fa ma non sarebbe mai neanche sopravvissuto ai ragni se non fosse intervenuto il bodhisatva Pilanpo, credo dovesse liberarmi ma il cento piedi gli ha messo così tanta paura che penso stia ancora correndo”

“Ah” si guardarono in silenzio poi Miroku caracollò in avanti avvicinandosi con il suo ingombrante carico di ragnatele “Fuori c’è Sun Wukong che sa combattendo contro i demoni ragno, se ti libero lo aiuterai?”

“Non saprei, passare dalla prigionia alla schiavitù non mi sembra una prospettiva allettante, qui sarà anche prigioniero ma nessuno si aspetta che faccia qualcosa” Miroku non pensava che avrebbe vissuto abbastanza per conoscere l’espressione di un maiale pensieroso, e invece…

“Ho promesso a Sun Wukong, di liberarlo alla fine del viaggio e sarai libero anche tu se ci accompagni”

“Perché mi dovrei fidare?”

“Ehi, io sono il bodhisava qui, non è della mia parola che non ci si può fidare!” era quasi offeso.

“Anche questo è vero, allora mi liberi?”

“C’è una condizione però, il Buddha mi ha detto che non posso accettarti fra i miei discepoli se non accetti di sottometterti agli otto divieti”

Il cinghiale gli lanciò uno sguardo carico di collera, poi abbassò gli occhi ed emise un grugnito d’assenso.

“Perfetto, come faccio?”

“Vedi il sigillo sul mio petto? Se lo strappi via torneranno i miei poteri” effettivamente sul petto del demone un pezzo rettangolare di carta coperto di simboli faceva bella mostra di sé, chissà perché non l’aveva notato prima; si agitò nel suo bozzolo asfissiante e in qualche modo riuscì a raggiungere il foglio con le dita. Come lo strappò via svanì in una fiammata azzurrina.

L’effetto fu istantaneo, le ragnatele si disintegrarono e il maiale che fino a quel momento era giaciuto mezzo accovacciato con aria spenta sembrò gonfiarsi di muscoli, le sue zanne si allungarono, stese la mano e un forcone a nove rostri dall’aria affilata e terribilmente minacciosa si materializzò nella sua mano.

Lanciò un ruggito da far tremare le pareti.

Afferrò Miroku per un braccio e saltò verso l’alto apparentemente non affetto dalla forza di gravità, sbucarono nella stanza dove l’umano era sprofondato: “Da che parte?” grufolò.

“Di qua” fece per uscire allo scoperto quando le ragnatele improvvisamente sparirono e si bloccò sorpreso “Non capisco…”

“Sun Wukong deve aver ucciso i ragni, sbrighiamoci” sbucarono allo scoperto, il giardino era un campo di battaglia; in diversi punti si scorgevano i cadaveri massacrati dei ragni, dalla parte opposta Sun Wukong si faceva scudo del suo bastone cercando di tenere lontani cheliceri del cento piedi giganti che incombeva su di lui.

“Sai una cosa, piccolo bonzo” disse il grosso cinghiale facendosi avanti “Mi piace il nome Zhu Bajie, penso che lo accetterò” stese il braccio e il suo forcone crebbe a dismisura. Saltò in avanti e calò senza pietà; la testa del demone rotolò in terra mozzata di netto.

“Sun Wukong!” urlò Miroku correndo dalla scimmia che si reggeva in piedi con l’aiuto del Ruyi Jingu Bang, si passò il suo braccio intorno alle spalle e il cinghiale si affrettò a fare lo stesso dall’altra parte. Per qualche ragione i suoi muscoli si erano ridimensionati e ora sembrava di nuovo un grasso maiale antropomorfo. Portarono Sun Wukong dentro l’edificio cadente e lo fecero sdraiare in una delle poche stanze che ancora si reggeva in piedi.

“Devi riposare” disse Zhu Bajie.

“Sciocchezze sto bene” fece per alzarsi ma si riaccasciò con un gemito.

Miroku gli posizionò con fermezza una mano sul petto e lo tenne giù. “Avevamo deciso di riposare questa notte e così faremo, non c’è bisogno che fai l’eroe”

Sun Wukong lo guardò con lo sguardo annebbiato: “Sono stato bravo maestro?” chiese con un filo di voce.

Miroku ricordò improvvisamente che secondo uno strano disegno divino, Sun Wukong era il suo discepolo, tutto quello che aveva fatto lo aveva fatto per lui.

“Sei stato il bravissimo” lo tranquillizzò accarezzandogli il folto pelo sul capo “Sono fiero di te ora riposati” la scimmia fece un debole sorriso e si addormentò. Non aveva un bell’aspetto, la sua pelliccia si era come spenta perdendo la sua sfumatura dorata, aveva un occhio nero e un brutto taglio sul braccio che Zhu Bajie stava già fasciando.

“Non stare in pena maestro, una notte nel mondo degli spiriti e si riprenderà, il re delle scimmie è un demone potente”

“Non lo metto in dubbio, vorrei solo che arrivassimo tutti sani e salvi e possibilmente interi Bodh Gaya”

Uscirono dalla stanza per lasciare il povero demone a riposare in pace e si sedettero sul portico. Non si vedeva il cielo notturno, bensì addirittura il cosmo si stagliava direttamente sopra di loro, macchiato di mille colori. Era uno spettacolo mozzafiato.

“Come sei finito prigioniero qui?” chiese Miroku dopo un po’.

“Temo di essere stato incauto. Quando sono arrivato al villaggio c’era una grande richiesta di mano d’opera nei campi per via della stagione del raccolto, ho lavorato fianco a fianco dei mortali e mi ero abituato alla vita in questo mondo. Poi ho incontrato il Bǎi yǎn mó jūn; aveva assunto le sembianze di un vecchio e si è presentato con il nome di Squire Gao, ha detto che aveva molte figlie ad aiutarlo con la locanda ma che gli sarebbe piaciuto avere anche un aiuto maschile per quei clienti che si diventavano molesti. Inizialmente ho rifiutato, non contavo di passare così tanto tempo nel mondo dei mortali ma poi mi ha promesso la mano di sua figlia, quella con le vesti rosse per capirci, e non sono riuscito a rifiutare. Sono stato debole ancora una volta è per questo probabilmente che Buddha ha voluto impormi gli otto divieti”

“Non importa quello che è stato, adesso appartiene al passato, ora finiremo quest’impresa e ci lasceremo tutto alle spalle” disse Miroku con decisione.

“Sei uno strano bonzo te l’hanno mai detto?”

“Lascia perdere chiamami Miroku”

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Come preventivato il giorno dopo Sun Wukong era di nuovo in piedi, un po’ malconcio ma abbastanza informa da fare battutacce quindi Miroku non era molto preoccupato. Camminavano nuovamente nello spazio spiritico, l’umano si era stupito del fatto che non sentiva il bisogno di mangiare ma secondo Zhu Bajie era normale, così aveva deciso di non preoccuparsi. Ma adesso avevano un altro problema.

“Non puoi essere serio” disse Sun Wukong. Lo spazio spiritico si era improvvisamente dissolto con loro grande sorpresa.

“Non posso salire su alcun mezzo di trasporto senza che si rompa, vedi altre alternative?” Miroku non era molto molto convinto a sua volta, ma se il destino non voleva che si esibisse nella sua personale interpretazione di Mosé poteva farsi avanti o tacere per sempre.

L’oceano si stendeva davanti ai loro piedi; si trovavano su una spiaggia isolata, in lontananza s’intravedevano le coste di Honshu, la loro meta.

“Come hai intenzione di procedere?”

“Non ne sono sicuro, Sun Wukong mi presteresti il bastone?” tese la mano pensoso e la scimmia estrasse il Ruyi Jingu Bang.

“Sicuro? Pesa 17550 libbre”

“Mmmm, meglio di no”

“Il mio forcone può andare bene comunque?” chiese Zhu Bajie porgendo l’oggetto in questione e l’umano lo soppesò.

“In realtà non penso che serva davvero ma per una volta che devo dividere l’oceano non ho intenzione di perdere l’occasione” avanzò fino al bagnasciuga sotto lo sguardo divertito dei due demoni.

“È completamente folle” disse Zhu Bajie.

“Mi fa morire e quando ci ricapita un bonzo così?”

Miroku strinse la presa sul forcone e lo sollevò sopra la testa nella posizione più eroica di cui era capace; poi lo abbassò con tutte le sue forze.

Non accadde nulla.

“Ok ho finito le idee, voi che proponete” disse dopo un certo periodo di tempo, voltandosi nuovamente verso di loro e restituendo il forcone a Zhu Bajie.

“Non saprei, se non sbaglio hai detto che l’oceano dovrebbe ritrarsi al tuo passaggio no?” Sun Wukong si scambiò uno sguardo d’intesa con Zhu Bajie e sfortunatamente Miroku ne colse il significato con una frazione di ritardo. I due demoni gli misero una mano sulla spalla ciascuno e gli diedero una decisa spinta all’indietro.

Il tanto atteso Buddha del futuro atterrò con poca grazia sul deretano maledicendoli. Sun Wukong si accasciò in preda al dolore per via del diadema d’oro “Ne è valsa la pena” rantolò rosso in viso.

“Ci dispiace maestro la tentazione era troppo forte” disse Zhu Bajie tendendo una mano a Miroku che l’accettò.

“Tranquilli non sono arrabbiato, probabilmente lo avrei fatto anche io al vostro posto” si scrollò la sabbia di dosso e anche la scimmia si rimise in piedi finita la punizione “Per lo meno abbiamo risolto il problema” commentò ammirando come l’acqua salata tanto delicatamente si era ritratta per non invadere la forma impressa dalle sue chiappe nel terreno friabile.

Fece un passo avanti e l’acqua si scansò educatamente.

“Questa cosa fa così Oceania…” commentò l’umano rassegnato, prima di rimettersi in cammino.

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Ad un certo punto della traversata le pareti d’acqua, sarà per convenienza, sarà per gli improperi che stava lanciando Sun Wukong erano riusciti a tornare nel mondo degli spiriti. Sicuramente la storia dell’oceano che si ritirava era un’idea grandiosa e molto scenografica: perché invece di dividersi nel senso stretto della parola le acque si erano richiuse su di loro formando una specie di cupola che avanzava di pari passo con il loro incedere, il che era stupendo da vedere con tutti quei pesci che nuotavano intorno a loro come se nulla fosse. Poi erano intervenuti due inconvenienti: si erano addentrati in una zona profonda dell’oceano dove la luce filtrava a malapena ed erano circondati da inquietanti specie di pesci che non si vedono tutti giorni; camminare era complicato perché il fondale era diventato un’accozzaglia di scogli e coralli che erano complicati da sorpassare, in più di un’occasione Sun Wukong si era dovuto caricare Miroku sulle spalle per sorpassare qualche ostacolo particolarmente ostico. In secondo luogo, c’era la questione del fondale, nessuno aveva pensato a drenare la sabbia da tutta l’acqua che aveva assorbito nel corso dei millenni e ad un certo punto si erano ritrovati completamente ricoperti si fanghiglia. Il demone scimmia era però esploso quando un peschereccio li aveva quasi travolti con le sue reti.

Prima che potesse diventare sacrilego nelle sue imprecazioni erano stati trascinati nuovamente nel mondo degli spiriti e qualcuno probabilmente si sentiva in debito con loro o semplicemente aveva avuto pietà nel vederli così inzaccherati.

“Dove siamo?” chiese Zhu Bajie grufolando, con aria sconsolata.

“Sembra ci sia un ruscello nelle vicinanze” disse Sun Wukong saltando su un ramo per osservare meglio i dintorni spargendo fangherda ovunque, si tirò in piedi tenendosi in equilibrio con la coda “No è un fiume, lo intravedo fra gli alberi” era impressionante come pur coperto di fango non avesse il minimo problema a eseguire un perfetto salto mortale per scendere “Se non mi lavo questa roba dalla pelliccia esco matto! Non è mica facile mantenere il manto lucente per cui sono famoso”

Arrancarono fra gli alberi sbuffando e spintonandosi a cuor leggero, contenti di potersi finalmente lavare, arrivati alla sponda del fiume, il quale scorreva pigro tra gli alberi, era molto più largo di quanto si fossero aspettati, infatti oltra un argine sabbioso la distesa d’acqua si allargava diventando molto profonda in alcuni punti e di fondali marini ne avevano visti abbastanza per quel giorno. Si spogliarono senza pensargli due volte e in men che non si dica si erano buttati in acqua strofinandosi vigorosamente la pelle e la schiena a vicenda. Riuscirono a rimanere seri per il tempo necessario a pulirsi, poi iniziarono a schizzarsi con dei bambini e Sun Wukong cercò di annegare Zhu Bajie. Infine, si trovarono sulla spiaggia ad ansimare mentre si asciugavano. Miroku era completamente perso nei suoi pensieri, non ricordava di essersi mai divertito tanto in vita sua; si sentiva stranamente libero e leggero, senza l’ansia di dover dimostrare nulla a nessuno. Aveva sempre avuto una rete di sicurezza in vita sua rappresentata da lavoro promessogli da suo padre e forse per questa ragione aveva sempre sentito di dover dimostrare qualcosa, aveva perso la salute in più di un’occasione studiando fino all’estremo per ottenere voti altissimi ed essere sempre il primo, per poi sentirsi dire che tanto qualunque cosa avrebbe fatto il merito era dovuto solo agli agganci della sua famiglia. In più di un’occasione i professori non lo avevano neanche interrogato agli esami mettendogli il massimo dei voti con una pacca sulla spalla e un occhiolino d’intesa. Era stato talmente risucchiato in questo vortice che si era praticamente convinto che tutti intorno a lui segretamente pensassero che era solo un raccomandato e se lo tenessero buono sperando di avere qualcosa in cambio, per questa ragione aveva rovinato innumerevoli amicizie allontanando le persone e non era mai riuscito ad avere una relazione seria, degna di questo nome.

Invece adesso si era buttato tutto alle spalle, aveva preso in giro Siddharta Gautama, una delle massime autorità del cielo al grido di ‘Io non lo voglio fare è stata una tua idea, se mi vuoi mi avrai alle mie condizioni’, aveva stretto una strana amicizia cameratesca con quei demoni che erano stati costretti tanto quanto lui in quell’assurdo viaggio e adorava ascoltare i loro interminabili aneddoti. Sun Wukong gli aveva raccontato i retroscena di leggendari combattimenti di cui aveva letto solo nei libri, come l’occasione in cui aveva ottenuto Il Ruyi Jingu Bang: ovviamente Miroku sapeva di come aveva ottenuto, il suo bastone dorato allungabile, da Ao Guang, il possente re drago del mare dell’est. La storia dell’arma era molto appassionante, originariamente era nato come un bastone per misurare la profondità dei mari di Da Yu nel suo controllo delle inondazioni; da qui la sua abilità di variare forma e lunghezza. Dopo che Da Yu partì, rimase nel mare e divenne il ‘Pilastro che tiene giù il mare’, un inamovibile tesoro del palazzo sottomarino di Ao Guang. Poi, quando Sun Wukong aveva raggiunto il potere come re della montagna delle scimmie, uno dei suoi consulenti anziani gli aveva suggerito di cercare il Re Drago per ottenere una potente arma adatta alle sue abilità. Nel palazzo del drago, provò diversi tipi di armi pesanti, di cui molte si piegarono o si ruppero completamente appena le brandì. La moglie di Ao Guang allora suggerì Ruyi Jingu Bang, pensando che non sarebbe stato in grado di sollevarlo, dopo tutto pesava 17550 libre. Quando Wukong si avvicinò al pilastro, quest’ultimo cominciò a brillare, lo presero come segno del fatto che il Re delle scimmie era il suo vero proprietario. Ascoltò obbediente i suoi comandi e si accorciò fino ad una grandezza maneggiabile così che Wukong potesse brandirlo efficacemente. Questo intimorì i draghi e gettò il mare in confusione, con il Re delle scimmie che aveva rimosso l’unica cosa che controllava il flusso e il riflusso delle maree dell’oceano. Però sentire Sun Wukong descrivergli come la regina del mare avesse gli occhi storti e vedere le sue imitazioni delle divinità era impagabile.

Aveva anche passato ore ad ascoltare delle disastrose avventure amorose di Zhu Bajie, aveva un carattere dolce, ma deciso e determinato quando la situazione lo richiedeva; eppure pare che in tutto il cielo non ci fosse nessuna in grado di vedere oltre il suo aspetto di cinghiale. Miroku era sorpreso e un po’ dispiaciuto per il suo nuovo amico e non sapeva come consigliarlo, così lo ascoltava in silenzio comprensivamente lasciandolo sfogare.

I demoni da parte loro sembravano apprezzare molto il suo modo di fare poco buddhico, come diceva Sun Wukong, e avevano una quantità di domande sul mondo dei mortali pressoché infinito al quale Mirolu cercava di rispondere come meglio poteva.

Ad ogni modo si stavano rivestendo quando Zhu Bajie pose il problema della traversata. Secondo Sun Wukong poteva facilmente caricarseli in spalla e saltare dall’altra parte ma l’umano non era molto convinto del piano, per lo più iniziava a sentirsi a disagio nel farsi prendere in braccio in stile principessa ogni tre per due. In quel momento una canoa apparve sul fiume.

“Buongiorno onorevoli viandanti” disse il traghettatore, come s’indentificò poi, era un insignificante essere minuto che sarebbe passato per umano se non fosse stato per le due minuscole cornine che facevano capolino fra i capelli “Sono Tuolong, un umile demone di bassa fascia, posso portarvi sull’altra sponda per un prezzo esiguo”

Sun Wukong gli ringhiò contro: “Come osi chiedere un pedaggio a me? Non sai chi sono”

Il piccolo demone alzò le mani sulla difensiva con aria terrorizzata: “Al contrario maestro Sun Wukong, conosco la vostra fama per questo sono venuto fin qui per porvi il mio aiuto; ma converrete con me che devo pur sbarcare il lunario…”

La scimmia ringhiò ancora ma Miroku lo placò poggiandogli una mano sul braccio: “Lo conosci il discorso del destino” gli ricordò “Ci sarà una ragione per cui lo abbiamo incontrato”

Il re demone della montagna delle scimmie sbuffò e brontolò ma alla fine pagò il barcaiolo con uno dei suoi bracciali e salirono a bordo.

Tutto sembrava tranquillo e Miroku si distrasse guardando i giochi di luce sul fiume, Sun Wukong si era posizionato dandogli le spalle e Zhi Bajie mangiucchiava un pezzo di pane.

“Sei arrabbiato?” chiese alla scimmia la quale mugugnò qualcosa “Come? Non ho sentito?”

“Non mi piace quando mi riprendi davanti agli altri” borbottò.

Miroku alzò gli occhi al cielo, non si capacitava di come quei potenti demoni cercassero in continuazione la sua approvazione ma iniziava a comprendere che quello di maestro non era un titolo da prendere sotto gamba “Non era un rimprovero il mio, so che quando ti metti all’erta davanti a ogni minimo evento lo fai perché il tuo compito è proteggermi e non voglio che cambi il tuo modo di agire, vai bene così come sei!” la scimmia gli rivolse un sorriso tutto zanne che si tramutò in una smorfia istantaneamente quando vide qualcosa oltre le spalle di Miroku. Il bonzo seguì il suo sguardo e scoprì con orrore che il loro barcaiolo era sparito portandosi la pagaia, Zhu Bajie stava già scrutando l’acqua placida in preda alla confusione: “Non capisco, un secondo prima era qui poi è sparito, cosa succede?” disse.

“Non lo so, non mi fido, intanto leviamoci di qui” sentenziò Sun Wukong estraendo il magico bastone Ruyi Jingu Bang, che iniziò subito ad allungarsi. Ma non fece in tempo a fare nulla perché un’ondata li travolse trascinandolo via e facendo beccheggiare la barca.

“Sun Wukong!” urlò Miroku facendo per tuffarsi ma Zhu Bajie lo trattenne, impedendogli di tuffarsi tra i flutti traditori.

Per sua fortuna.

Una testa gigantesca uscì dai flutti innalzandosi fino a coprire il sole. Era un drago, o almeno una specie di drago: di quelli orientali con il corpo bianco allungato e le braccine piccole che terminavano in zampe ricolme di artigli.

Sun Wukong schizzò fuori dall’acqua come un siluro proiettato dal suo bastone che si stava allungando probabilmente usando il fondo del fiume come trampolino. Assestò un pugno mostruoso sul muso del grosso serpente che per tutta risposta lo colpì con la coda, emersa dall’acqua dietro Sun Wukong, mandandolo a sbattere contro uno degli alberi sulla riva con una forza tale che la povera pianta s’inclinò di lato mostrando parte delle radici.

Anche Zhu Bajie saltò all’attacco piantando il suo lucente forcone a nove rostri nel fianco della bestia che lanciò un grido agghiacciante.

Miroku dal canto suo si era aggrappato ai lati della barca che beccheggiava pericolosamente per le onde scatenate dai movimenti subacquei del grosso demone. Improvvisamente qualcosa di solido urtò la barca proiettandolo fuori. Finì in acqua e venne trascinato giù in un secondo, sentì vagamente le voci dei suoi amici chiamarlo ma non riusciva a risalire; qualcosa lo colpì facendogli uscire l’aria dai polmoni e pensò che la sua fine era infine giunta, sarebbe annegato lì in quel fiumiciattolo dimenticato da Buddha nel mondo degli spiriti e Siddharta Gautama avrebbe dovuto trovarsi un nuovo prescelto.

Registrò appena due braccia forti chiudersi attorno a lui e trascinarlo verso l’alto, lui e il suo misterioso salvatore bucarono la superficie rispuntando diversi metri a valle rispetto allo scontro. L’impatto con il suolo riportò Miroku allo stato vigile, si tirò a sedere tremante ma non fece in tempo a vedere il suo salvatore perché si era già rituffato.

In lontananza il drago si agitava lanciando dei versi terrificanti mentre due figure più piccole che dovevano essere i suoi amici saltavano intorno a lui sferrando occasionali attacchi o ricevendoli dolorosamente.

Improvvisamente il gigantesco serpente acquatico lanciò un grido straziante di dolore irrigidendosi, l’acqua si tinse di rosso e il corpo gigantesco si accasciò iniziando a rimpicciolire. Miroku, che aveva risalito la riva arrivò giusto in tempo per vedere il drago trasformarsi nuovamente in essere antropomorfo, rimase raggomilato in posizione fetale sui ciottoli della riva con il sangue che fluiva sotto di lui da un grosso taglio sul fianco e da moltissime feritine minori su tutto il corpo, unica traccia dei colpi sferrati da i suoi amici.

Il nuovo arrivato uscì con aria solenne dai frutti, era alto, anche più di Miroku, con lunghi capelli scuri e crespi che gli si erano attaccati alla schiena grondanti d’acqua, la sua pelle aveva una sfumatura azzurrina che si accentuava in prossimità delle mani e dei piedi palmati. In mano portava una possente doppia falce ancora sporca di sangue che diede il giusto hint a Miroku.

“Sha Wujin!” lo chiamò e si ritrovò una delle lame cremisi puntata alla gola, non durò molto: Sun Wukong atterrò fra di loro spingendo via la minaccia e mettendosi in guardia con il Ruyi Jingu Bang.

“Fermi!” esclamò Miroku ancora tremante “Ti stavamo cercando Sha Wujin” disse al demone pesce.

“Dopo” li fermò Zhu Bajie puntando il forcone contro il loro aggressore che stava sputacchiando sangue “Cosa ne facciamo di lui maestro?”

“Sapete chi sia?”

“Lo so io” disse Sha Wujin con una voce roca e profonda “Si tratta del nono figlio di Ao Bun, il re drago del mare occidentale, se non sbagli risponde al nome Tuolong, infesta le acque del mio fiume già da diverso tempo, ci siamo affrontati diverse volte ma solo oggi sono finalmente riuscito a mettere fine alla nostra contesa grazie al vostro aiuto”

Fece per alzare la falce e terminare il suo nemico quando in un’esplosione di polvere dorata apparve un altro demone ancora.

“Guarda chi c’è” disse Sun Wukong con aria civettuola appoggiandosi al Ruyi Jingu Bang “Mo’ang, figlio maggiore del re demone drago del mare occidentale nonché suo erede, quale onore…cosa possiamo fare per te?”

“Sun Wukong, mi rivolgo a te in qualità di re della montagna delle scimmie, da demone superiore a demone superiore, non uccidete mio fratello, lasciate che lo porti via. Mia madre mi ha mandato personalmente in missione per riportarlo al nostro palazzo”

“Non saprei” disse Sun Wukong guardandolo pensieroso “Ci ha attaccato mettendo in pericolo la vita del nostro maestro, non possiamo lasciare che l’affronto rimanga impunito”

“Capisco l’offesa, ma invero egli è stato sedotto dalle promesse lusinghiere di Mara. Il principe demoniaco desidera ostacolare la vostra impresa con ogni mezzo possibile e ha promesso a mio fratello un regno tutto suo, la tua misericordia sarà ricompensata. Avrete bisogno di alleati in questo viaggio e la mia famiglia ti promette aiuto nel momento del bisogno, parlo anche a nome di mio padre”

“Non è a me che devi chiedere, farò quello che vuole il mio maestro” si voltò verso Miroku e fece le spallucce come a dire che per lui poteva anche andare bene così. L’umano lanciò un’occhiata a Zhu Bajie che si era posizionato alla sua sinistra a braccia incrociate nella perfetta personificazione di una guardia del corpo. Annuì una singola volta con il muso impassibile e infine Miroku gettò uno sguardo in direzione del suo potenziale terzo discepolo che prese la parola.

“Io considero il nostro scontro concluso, purché non capiti più sul mio cammino, in un’altra occasione non mostrerò altrettanta misericordia”

“Allora accettiamo lo scambiò” sentenziò Miroku “Ma cos’è questa storia del principe dei demoni?”

“Mara” disse Mo’ang “Ha convocato i demoni da ogni dove per organizzarsi a fermare il vostro viaggio”

“E perché dovrebbe fare una cosa simile?”

“Egli ha una sua interpretazione riguardo al vostro arrivo, onorevole Buddha del futuro, secondo le informazioni in suo possesso la vostra venuta dovrebbe segnare la fine di questo ciclo cosmico, pertanto a suo parere nel momento in cui vi raccoglierete in meditazione sotto l’albero della Bodhi raggiungendo l’illuminazione finale il mondo dei mortali avrà termine fino all’inizio del prossimo ciclo?”

“Cosa? Mi vuoi dire che se arrivo a Bodh Gaya il mondo finirà?”

“Il divino Buddha Siddharta Gautama sembra convinto del contrario” disse il demone poi raccolse il fratello fra le braccia “Ora con il vostro permesso, riporto mio fratello nel nostro palazzo, ha bisogno di cure e mio padre vorrà confrontarsi con lui, vi auguro ogni buon auspicio nel vostro cammino onorevole Buddha Maitreya, che gli antenati siano con voi” detto questo svanì nell’ennesima nuvola di fumo dorato.

“Viaggio?” chiese Sha Wujin.

Miroku realizzò improvvisamente che poi non aveva più spiegato al demone pesce per quale ragione lo cercavano. Fortuna che intervenne Sun Wukong facendogli un mega riassunto dei fatti.

“Perché il fato ci avrebbe condotto in una trappola?” chiese Zhu Bajie.

“Al contrario” disse Miroku “Siamo arrivato proprio nel luogo dove avremmo incontrato Sha Wujing, eri costretto a rimanere confinato in un fiume per sfuggire alla tua condanna, dico bene?”

“Dici bene piccolo uomo, ho commesso un grave sacrilegio rompendo un vaso sacro alla festa delle pesche. A causa di ciò, l’Imperatore di Giada mi ha punito colpendomi 800 volte con una verga ed esiliandomi sulla terra, mi sono reincarnato in questo terribile uomo-demone di sabbia. Come se non bastasse ogni giorno, sette spade volanti mandate dal cielo scendono sulla terra per pugnalarmi al petto, e di conseguenza ho dovuto vivere nel fiume Kaidu per evitare d’incorrere nella punizione. Almeno fino ad oggi, è la prima volta in quasi mille anni che non vedo le spade venire a cercarmi”

“Scommetto che circa cinquecento anni fa hai incontrato un altro bonzo che però non si è fermato a salvarti”

Sha Wujin sbatté le palpebre sorpreso: “Sì, lo avevo quasi dimenticato, un umano davvero disdicevole, anche lui venne attaccato da non so quale demone in prossimità del mio fiume e intervenni ad aiutarlo ma lui per tutta risposta si spaventò e evocò personalmente le spade celesti per punirmi, si chiamava Tripelata o qualcosa di simile”

“Immaginavo, la mia proposta per te è questa, se verrai con noi ti darò la libertà alla fine del nostro viaggio”

“Non so se sono degno, ma se mi farete l’onore di accettarmi fra i vostri discepoli avrete la mia lealtà”

“Te lo faccio eccome l’onore, mille anni mi sembrano un po’ tantini per una punizione, tanto più che ho saputo da una fonte certa che la rottura del vaso è stata un incidente…” ammiccò in direzione di Sun Wukong che alzò le mani.

“Io riferisco solo ciò che ho visto”

“Ti ringrazio re delle scimmie, sarà un piacere essere vostro compagno, è una fortuna che il fato vi abbia condotto qui”

“Il destino” fece Sun Wukong e scoppiarono a ridere tutti e tre come dei deficienti, sotto gli occhi perplessi dell’uomo pesce; di sicuro da qualche parte c’era un bodhisatva che stava alzando gli occhi al cielo.

°°°°°

Si erano già messi in cammino da un po’ quando Siddharta Gautama fece la sua apparizione.

“Felicitazioni Maitreya” disse ignorando i suoi fantastici discepoli che alla prima scintilla dorata si erano messi in posizione calci in culo non sapendo bene cosa aspettarsi. Le Charlie’s Angels avrebbero avuto molto da imparare da loro “Hai finalmente riunito attorno a te i tre discepoli prescelti, adesso sei pronto per intraprendere la seconda parte del tuo viaggio”

“Proprio te volevo vedere!” disse Miroku sventolandogli un dito in faccia “Sai nulla di questo re dei demoni che mi vorrebbe morto?”

“Mara non può nulla contro la volontà inarrestabile del destino” disse il Buddha e Miroku sentì distintamente i tre demoni trattenere le risatine alla parola magica, compreso Sha Wujin che era stato ragguagliato sulla natura dei loro trascorsi con il fato.

“Rimane il fatto che almeno un accenno lo potevi fare, niente di esagerato, tipo: tu sei il prossimo Buddha, piglia la collana mistica con gli otto simboli sacri, hai da raccattare tre demoni, un deva super potente ha sollevato l’intero mondo dei demoni contro di te perché pensa causerai la fine del mondo, vai a Bodh Gaya, raggiungi l’illuminazione e poi tutti a casa!” il suo tono era cresciuto man mano finché non si trovò ad urlare contro l’apparizione che rimase impassibile, tanto per cambiare.

“Prendo atto del tuo disappunto ma questo non avrebbe cambiato il corso degli eventi”

“Vorrei anche sapere cos’è questa storia della fine del mondo, perché, sai com’è, fa un po’ schifo ma io ci vivo qui”

“Si tratta di un fraintendimento ovviamente: Mara ha interpretato la parte di profezia che riguarda la nascita di un nuovo ordine e l’annunciazione di un nuovo Dharma che dovrebbero seguire la tua venuta in senso molto letterale, credo che i mortali di oggi dicano –via il vecchio e dentro il nuovo- se non erro” lo disse con un tono neutro quasi come non capisse davvero il significato delle parole in questione “Non frapporre indugi recati subito alla tua prossima meta, il tuo destino sta per compiersi”

Svanì in dissolvenza senza aggiungere altro.

“Avete ragione” convenne Sha Wujin “È proprio ossessionato con il destino”

°°°°°

Quando il profilo di Tokyo apparse nella nebbia Miroku lanciò un grido di giubilo. Spazio degli spiriti o no non si capacitava di aver camminato da Hokkaido a Tokyo senza praticamente fermarsi mai. Erano stati attaccai da una quantità mostruosa di demoni che i suoi discepoli avevano affrontato con un coraggio degno di lode.

Adesso non rimaneva loro che prendere un aereo.

Ovviamente le cose non potevano andare così lisce.

“Non è possibile” fu l’unica cosa che riuscì a dire davanti all’aereo porto di Narita completamente incenerito.

°°°°°

Dall’alto di un palazzo Mara osservava la scena con i suoi tre luogo tenenti, super soddisfatto.

“Se vuoi qualcosa fatto bene te lo devi fare da solo!” sentenziò sparendo.

°°°°°

“E adesso?” Miroku si voltò senza sapere cosa fare.

“Tranquillo maestro, la tua misericordia ci sta ripagando” disse Sun Wukong indicando in alto nel cielo, un grosso drago cinese simile a quello che li aveva attaccati nel fiume stava scendendo verso di loro.

“Oh no!” rantolo Zhu Bajie “Io soffro tremendamente di vertigini!” il pensiero di arrivare in volo in India fu troppo e svenne sul colpo.

°°°°°

Bodh Gaya si stagliò sotto di loro nel tramonto del settimo giorno, la luce rossa con sfumature rosate colorava gli antichi edifici dando a tutto una tonalità magica.

“Da che parte?” urlò Sun Wukong per cercare di sovrastare il rumore del vento.

Volare sul dorso di un drago era stata un’esperienza eccezionale, sicuramente la cosa più incredibile che era capitata nell’ormai movimentata e assurda vita di Miroku. Per circa un’ora. Poi era iniziato il freddo, il vento era così forte che aveva quasi una presenza solida attorno a loro, non riuscivano a parlare se non urlando. Inoltre, c’era il terrore non indifferente di cadere di sotto, Miroku si era aggrappato come un koala a Sun Wukong artigliando il davanti dei suoi vestiti con l’ansia di essere sbalzato ad ogni movimento, anche se lo rassicuravano un po’ le forti braccia di Sha Wujin che lo circondavano completamente ì, anche lui era aggrappato al re delle scimmie e i due facevano in modo d’ingabbiare completamente il povero umano fra di loro. Quando l’ennesimo demone a Tokyo aveva dato fuoco all’aereo porto, pensava di avere fallito la sua missione, ma grazie al cielo il re dei demoni erano di parola e il terzo figlio del re del mare occidentale era giunto in loro aiuto.

Periodicamente Zhu Bajie riprendeva i sensi per poi riperderli a causa delle vertigini, era facile da dire: sentivano delle urla occasionali venire da sotto la pancia, iniziavano e terminavano improvvisamente scatenando incessanti risatine nella scimmia che risuonavano nel suo torace distraendo Miroku dalla sa precaria posizione.

Il drago iniziò la discesa puntando un edificio a cupola che si alzava nella parte alta della città, inizialmente l’umano non capiva ma poi notò il cortile recintato addossato all’edificio, una chioma verde usciva dalle quattro mura, oscurando quasi completamente la vista.

Un blocco di ansia gli scese sullo stomaco gelido come il ghiaccio. Era giunto il momento, per qualche ragione assurda tutto gli era sembrato molto surreale fino a quel momento ma adesso ormai c’erano.

Atterrarono nello spazio antistante al cortile e il drago tornò a essere una ragazza minuta dai capelli assurdamente lunghi e argentati ma nessuno sembrò fare caso a loro, come se gli occhi dei mortali.

“In questo momento in realtà siamo ancora parzialmente nel mondo degli spiriti” spiegò loro Ruby con la sua vocina musicale “Nessuno ci può vedere” in effetti la gente girava loro attorno evitandoli senza accorgersi di nulla.

Passarono sotto l’arco di pietra insieme ai comuni mortali e il cortile che si presentò davanti a loro era abbastanza spoglio se non fosse stato per il gigantesco albero con una statua di Siddharta Gautama posizionata proprio davanti.

“C’è qualcosa che non va” disse Sun Wukong e Miroku si trovò d’accordo con lui, c’era gente ovunque e non gli sembrava possibile che quello fosse il luogo dove avrebbe raggiunto l’illuminazione, c’era qualcosa di sbagliato e lui se lo sentiva nelle ossa.

Chiuse gli occhi cercando d’identificare quella sensazione e apprezzò che i suoi discepoli vecchi e nuovi gli si assieparono intorno creando una barriera fisica fra lui e quel chiacchiericcio confuso.

“Da questa parte” qualcosa lo chiamava da un’altra direzione, nello stesso modo in cui aveva trovato i suoi discepoli si lascio guidare dal destino, Siddharta approved, e i suoi passi lo portarono lontano da quel cortile freddo. Quando li riaprì ciò che vide lo lasciò senza fiato: un lungo viale alberato, completamente deserto, conduceva ai piedi di un’enorme statua di Siddharta Gautama che brillava dorata agli ultimi raggi della luce del tramonto.

Quello era il posto giusto!

Avanzò seguito dai quattro demoni in religioso silenzio, era proprio il caso di dirlo.

Ai piedi della statua gigantesca Sun Wukong, s’inginocchiò ai suoi piedi in segno di rispetto:

“Maestro” Miroku non lo aveva mai visto tanto serio “Permettimi di aiutarti”

“Ti ringrazio, alzati mio discepolo non devi inchinarti davanti a me dopo tutto quello che abbiamo passato insieme” il momento aveva preso anche lui e si ritrovò a parlare in modo formale, allargò le braccia e si lasciò sollevare un’ultima volta.

Il re delle scimmie saltò senza il minimo sforzo apparente seguito dagli altri. Il richiamo si fece più forte e Miroku si avvicinò come in catalessi al petto dorato della statua, proprio dove nella superficie splendente era inciso un cerchio circondato dagli otto simboli del Buddhismo che lo avevano accompagnato in questo viaggio: sankha, srivatsa, gaurmatsya, padma, chhatra, kalasa, cakra e dhvaja. Passò istintivamente le dita su ognuno, nell’ordine, e s’illuminarono; Miroku fece un passo indietro osservando la luminosità allargarsi fino a diventare grande abbastanza, poi avanzò deciso nella luce lasciandosi inghiottire.

Niente lo avrebbe preparato allo spettacolo che lo aspettava dall’altra parte, centinaia fra Buddha e divinità del cielo erano assiepati su delle gradinate che si diramavano intorno ad un piccolo giardino con unico albero, illuminato da quattro bracieri. Erano le uniche luci oltre a quelle proprie di alcuni degli spettatori.

I suoi discepoli gli si assieparono intorno intimoriti ma una voce intervenne.

“Benvenuto all’originale albero della bodhi!” disse Siddharta Gautama, che per l’occasione era enorme quasi quanto la statua che avevano appena attraversato e sedeva dalla parte opposta dell’albero rispetto a dove si trovavano “Vieni avanti da solo, i tuoi discepoli hanno compiuto il loro dovere!” i suoi amici non sembravano molto d’accordo ma lui li fermò con un gesto.

Ormai gli era chiaro cosa doveva fare.

Avanzò senza più incertezze fino al vecchio tronco.

Prese un respiro profondo.

Poi rovesciò uno dei bracieri, non contento ne ribaltò anche un altro e l’albero si accese come un cerino alimentato dalla sua determinazione.

“MIROKU!” improvvisamente la voce di Siddharta Gautama non sembrava più così distaccata “COSA HAI FATTO?!”

“Quello che mi hai detto ho aggiunto illuminazione…o non era così? Possibile che ho frainteso? Scusa per l’albero era importante?”

Lo guardò con aria di sfida.

“QUELLO ERA L’ALBERO ORIGINALE DELLA BODHI! COME HAI POTUTO?!”

“Molto semplice, il mondo non è un gran che ma ho visto come gestite le cose voi esseri superiori, accennò ai suoi discepoli che lo guardavano altrettanto sorpresi “Punizioni crudeli e assurde che durano migliaia di anni per delle ragioni ridicole, e qualunque cosa viene giustificata dal karma! Non penso di voler infliggere una cosa del genere anche agli altri esseri umani, la vita fa già abbastanza schifo così, grazie tante! Se poi il karma avesse voluto che non distruggessi quell’albero ma lo avrebbe impedito o dico male?”

Le sue parole caddero nel silenzio più assoluto. Nessuno osava parlare.

Lo sguardo di Miroku era piantato nel volto impassibile di Siddharta Gautamea, osservò gli occhi agitarsi sotto le palpebre chiuse poi dopo una lieve contrazione iniziarono ad aprirsi per la prima volta da quando aveva raggiunto lo stato superiore dell’esistenza proprio sotto quel fu albero, ormai mucchietto di cenere.

Non ebbe il tempo di realizzare nulla che diverse mani lo afferrarono tirandolo via. Il gruppetto si catapultò fuori piombando in un mucchio scomposto di arti.

Appena in tempo, perché la statua iniziò a crollare su sé stessa.

Accorsero curiosi da tutte le parti iniziando a riprendere la cosa con i telefoni e nessuno fece caso alle cinque figure che si allontanarono in fretta a e furia.

°°°°°

Un anno dopo Miroku stava firmando le copie del suo best seller appena pubblicato: un’originalissima rivisitazione di viaggio a occidente che aveva entusiasmato il pubblico e la critica.

“Dove prende la sua ispirazione?” gli chiese una sua fan entusiasta.

“È una lunga storia…” rispose misterioso lui scatenando una serie di risatine nelle sue tre guardie del corpo e nella sua manager.

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