Mirror tale

Missione 1: Crowley (29) – Aziraphale (18)

Capitolo 5 (Originale: https://archiveofourown.org/works/24423643/chapters/58923607 )

Parole: 4263

Crowley si risistemò sulla sedia irrequieto.
Dagon, un burocrate come ce n’erano tanti a palazzo, era lancianto in un interminabile rapporto sulla ridistribuzione dei dazi doganali al porto. Andava avanti già da una decina minuti e non sembrava intenzionato a fermarsi in un futuro prossimo. Nella sua veste di erede al trono Belzebù lo fissava annuendo convinto, mentre il sopracciglio del sultano era arrivato vicino all’attaccatura dei capelli.
A Crowley non poteva interessare di meno del prezzo delle spezie.
Una parte del suo cervello insisteva a fargli presente che era una macchinazione di Gabriel e Belzebù: Dagon era sul libro paga di del suo fratello tascabile da una vita e guarda caso, secondo la proposta, l’Inghilterra avrebbe goduto di dazi dimezzati sulle spezie importate per tutto l’anno seguente. Potevano infilare tutti I paroloni che volevano nel discorso ma il nocciolo della questione rimaneva lo stesso. Non aiutava che qualche settimana prima un tirapiedi di Gabriel, un uomo basso e tracagnotto con una calvizie incalzante e un orribile situazione dentaria, aveva esposto al consiglio un accordo che girava sullo stesso argomento, sebbene con le clausole in ordine inverso e una diversa mescolanza di termini burocratici.
In condizioni normali Crowley non avrebbe perso quest’occasione succolenta. Tuttavia il principe era di pessimo umore e se da una parte sfogarsi su suo fratello lo divertiva dall’altra suo padre Lucifer sembrava già pronto a bocciare la proposta non appena Dagon avesse preso fiato.
Annoiato si lasciò andare all’indietro affondando nel suo malumore.
Sua moglie si era lanciata in questa festa con un entusiasmo sconcertante, la loro casa era sotto assedio, invasa da un’orda di sconosciuti intenti a preparare I vari ambienti che avrebbero ospitato I festeggiamenti. Crowley era riuscito a preservare il suo giardino privato dal marasma ma era stata una magra consolazione. Non riusciva a passare un po’ di tempo solo con Aziraphale da giorni. Sembrava che Anathema non potesse più scegliere un drappo di stoffa senza che lui fosse nei dintorni. Con la scusa che il ragazzo sapeva leggere e scrivere era stato assegnato al registro degli ospiti e al controllo delle consegne, Anathema lo aveva attrezzato con un registro e se lo portava dietro ovunque. Anche Newt non si era salvato ovviamente e il timido uomo si era trovato suo malgrado a istruire il personale aggiuntivo che avevano assunto secondo le disposizioni della sua padroncina.
Aziraphale arrivava a sera esausto e si accoccolava contro di lui crollando immediatamente addormentato. Crowley sentiva il bisogno incalzante di fare una scenata ma c’era un dettaglio a fermarlo: il suo piccolo Aziraphale era felice. Pur sommerso dal lavoro Crowley riusciva a intravedere lo sguardo determinato che aveva mentre affrontava le sue incombenze deciso a fare bene, come se la riuscita di quella festa avrebbe in qualche modo validato la sue presenza nella loro casa.
Sebbene fosse irritato Crowley era anche affascinato dai nuovi aspetti del suo carattere che emergevano, il ragazzo interagiva con gli altri in un modo unicamente suo: era risoluto e fermo nell’impartire istruzioni, ma anche pronto a ripetere pazientemente e gentile nelle sue correzioni. Era un piacere vederlo sbocciare, anche l’austera nanny Ashtoreth sotto permesso di Crowley aveva iniziato ad assegnare letture agiuntive ad Aziraphale per nutrire quella scalpitante mente che smaniava per mettersi alla prova.
Crowley faticava a capacitarsi di quanto era cambiato in poche settimane, pur rimanendo il dolce ragazzo che aveva salvato dalle grinte di Gabriel. Il principe non lo avrebbe mai ammesso ma cercava sempre di trovarsi nel suo studio in tarda mattinata per poter ammirare lo spettacolo di Aziraphale che curava le piante nel giardino sottostante, tagliando con delicatezza le foglie secche costruendo sostegni per gli steli sotto le direttive di fratello Francis.
Un sospiro lasciò le sue labbra e con un moto di terrore si accorse che era stato più rumoroso di quanto intendesse e ora tutti lo guardavano. Lucien stava cercando di nascondere un sorriso dietro una mano mentre Belzebù lo fissava livido.
“Forse il mio onorevole fratello potrebbe astenersi da queste riunioni se le trova così noiose.” Commentò acido e Crowley annaspò alla ricerca di aiuto, non gli capitava spesso di commettere un passo falso simile e ora gli mancavano le parole. I suoi occhi incontrarono quelli di Lucifer che lo scrutavano sotto due sopracciglia aggrottate, come se stesse valutando se infierire o meno. Il sultano sembrò avere pietà di lui e si alzò in piedi scrollando le spalle: “Per quanto concordi con il principe ereditario sulla necessità di mantenere degli standard ero io stesso sul punto di sbadigliare,” sentenziò austero. “Ambasciatore Gabriel, faccia gentilmente presente a chi di dovere che inviarci più volte lo stesso accordo mischiando l’ordine delle richiestee cambiando qualche parola è quasi offensivo. Nutriamo stima per il nostro alleato inglese e lo rispettiamo ma non avrà un accesso prioritario ai moli e dei dazi dimezzati. La seduta è tolta!”
Era noto che quando il sultano arrivava a fare uso del pluralia maiestatis era ora di sgombrare. La sala si svuotò a velocità record, ma mentre Crowley si appropinquava alla porta con un ghignante Lucien suo padre lo richiamò.
Il ghigno di Lucien si allargò mentre lo abbandonava al suo destino con una strizzatina d’occhi e Crowley si trovò solo con suo padre.
“Oggi sembravi distratto,” gli disse tranquillo il Sultano. “Devo supporre che non sei ancora andato a letto con quello schiavo.” Aggiunse versandosi del vino con nonchalance.
Crowley richiò di strozzarsi nel bicchiere che stava sorseggiando a sua volta. Dopo qualche violento colpo di tosse e con il volto in fiamme si voltò verso suo padre.
“Come…”
“Anathema è venuta a prendere il tè con Chloe l’altro giorno.” Lo prevenne il sultano. “Mi devo preoccupare?”
“Io…” disse Crowley, ma le parole gli mancarono per la seconda volta in meno di una mezz’ora. “Ma perché tutti improvvisamente non hanno meglio da fare che parlare della mia vita sessuale all’improvviso?” Disse infine.
Lucifer si produsse in una potente risata. “Figliolo, devo farti presente che la tua attiva vita sessuale è sempre stata uno degli argomenti più discussi a corte! Così come ora lo è la tua improvvisa castità.”
Crowley nascose il volto fra le mani spieando suo padre tra le dita.
“Voglio morire, stanno davvero tutti parlando di me e Aziraphale?” Chiese temendo la risposta.
“Non proprio, nessuno ha ancora pensato che un singolo ragazzo possa esserne la causa, ma sicuramente hanno notato che non prendi più amanti nel tuo letto da qualche mese.”
“Puoi condannarmi a morte per piacere?” Crowley sprofondò ancora più a fondo nella poltrona.
“Il giorno della festa di compleanno dei tuoi bambini? Anathema si farebbe un cappotto con la mia pelle. Su con la vita figliolo, stasera si festeggia!”
“Yay.” Disse Crowley sarcastico alzando gli occhi al cielo.

Arrivato a casa Crowley scoprì con suo sommo disappunto che Aziraphale non solo era impegnato ma non era neanche presente all’interno della dimora. Apparentemente Anthema aveva ritenuto opportuno portarlo con se per delle compere non specificate. Il malumore di Crowley precipitò ulteriormente quando realizzò che lui, l’effettivo padrone di Aziraphale, non aveva ancora avuto modo di andare al bazar con lui, mentre sua moglie si. C’era qualcosa di profondamente ingiusto in tutto questo. Nella sua mente si formò lentamente uno scenario invitante: dove lui e Aziraphale si perdevano fra le bancarelle rumorose, il principe lo copriva di regali e occasionalmente lo trascinava in un angolo per baciarlo.
Con un grugnito Crowley abortì il pensiero ma era troppo tardi, una fitta acuta tra le gambe gli comunicò che se non altro una parte di lui era pronta all’azione. Rassegnato si accasciò sul letto inspirando a pieni polmoni il profumo delicato di Zira, che impregnava il suo cuscino. Il ragazzo aveva il peculiare odore di vecchi libri, tè esotico e rose.
Era inebriante.
Eccitato Crowley chiuse una mano sulla sua dolorante erezione riportando alla mente la sera di qualche giorno prima, quando era finalmente riuscito a strappare il suo amante dalle grinfie di Anathema per qualche ora.

“Mio signore …” disse Aziraphale, la sua giovane voce piena di timidezza.
Crowley stava lasciando una scia bagnata di baci lungo il suo petto fino ad arrivare sua pancia morbida. Le sue mani veloci aprirono la candida veste mentre scendeva verso la sua meta.
“Qualcuno potrebbe vedere …” Disse di nuovo il ragazzo.
“Sanno che devono stare lontani da questo giardino”, disse Crowley contro la sua pelle calda, “e sanno cosa li attende se posano gli occhi su ciò che è mio.”
Con queste parole, le sue labbra si chiusero sul pene roseo di Zira.
I gemiti di Aziraphale riempirono la notte.
Crowley era stato via per un paio di giorni a causa di un viaggio d’affari. Era stato difficile separarsi dal suo dolce ragazzo, soprattutto ora che la loro relazione si stava approfondendo, in senso letterale.
Si erano girati intorno in punta di piedi per molto tempo prima di diventare intimi, ma poi c’era stato un piccolo inconveniente con la Compagnia e Crowley si era dovuto allontanare per un po’. Aveva baciato Aziraphale sulla porta a lungo prima di andarsene, al punto che avevano dovuto sollecitarlo. Il biondo aveva un’aria così triste quel giorno che ora che il principe era tornato era deciso a recuperare il tempo perduto.
Aveva programmato una sorpresa speciale e ha inviato messaggeri in anticipo per avere tutto pronto quella sera.
Non appena è tornato non era andato direttamente da Aziraphale, anche se lo desiderava ardentemente. Il suo angelo gli era mancato tantissimo, ma era determinato a regalargli una serata indimenticabile.
Crowley aveva ordinato che tutti mantenessero segreto il suo ritorno in modo che potesse contare sul fatto che il biondo svolgesse i suoi doveri come al solito mentre lavorava al programma della serata.
Mentre Aziraphale entrava nel giardino sul retro, Crowley si godette ogni secondo della sua espressione sorpresa. Aveva fatto posizionare un materasso con una montagna di cuscini sotto un albero, su di esso era appesa una tenda trasparente e molte lanterne colorate erano stese sull’erba e appese ai rami.
Il principe era soddisfatto di se stesso, ma la parte migliore fu vedere l’espressione di Aziraphale cambiare dalla sorpresa alla gioia più sincera nel vederlo.
“Crowley!” Gridò correndo sull’erba e saltandogli addosso.
L’uomo lo prese a mezz’aria non avendo problemi a sostenere il ragazzo.
“Sei tornato.” Disse contro il suo collo. Crowley inspirò il suo profumo naturale e morbido sentendo come se un peso si sollevasse dal suo petto.
“Sono a casa.” Sussurrò di rimando.
Fece sdraiare Aziraphale sul letto tra i cuscini in modo da poterlo baciare profondamente finché il biondo non rimase senza fiato, le sue guance rosse e le labbra gonfie.
Mentre scendeva sul suo corpo, il ragazzo si tese sotto il suo tocco fino ad inarcarsi quando la sua erezione sprofondò nella gola del suo mante. Crowley quasi faticava a credere di essere stato così fortunato;di essere il primo per il biondo e l’unico che lo avrebbe mai visto così perso nel piacere.
Le sue piccole dita erano aggrovigliate nei suoi lunghi capelli mentre il ragazzo voltava la testa a destra e sinistra, i suoi occhi serrati, la sua bocca aperta e i suoi piedi che calciavano le lenzuola ai lati del corpo di Crowley.
Crowley spinse le sue gambe sopra le spalle per prenderlo più a fondo, succhiando forte e leccando la punta.
“Fermo!” Gridò Aziraphale guardandolo, “Io … Aaah, aspetta! Non posso! Oh Dio! AAAAAAAAH! “Le sue gambe si stesero nell’aria mentre i suoi piedi s’inarcarono, premette i fianchi verso l’alto, tenendo la testa di Crowley con mani tremanti. La sua schiena si curvò e venne con forza giù per la gola di Crowley, il quale continuò a succhiare imperterrito finché il ragazzo non gridò per la troppa stimolazione prima di lasciarlo andare. Aziraphale ricadde nel giaciglio con il respiro affannoso e gli occhi sfocati.
Crowley si alzò leccandosi le labbra soddisfatto di se. Si raggomitolò vicino al suo amante con un sospiro felice, era duro a sua volta ma non aveva voglia di fare subito qualcosa al riguardo. Abbracciò il biondo stretto.
“Mi sei mancato.” Gli sussurrò felice.

Crowley gemette forte venendo nella sua mano. Aveva avuto poco tempo per se nei giorni precedenti e fu intenso, al punto che si ritrovò a sbattere le palpebre per scacciare una fastidiosa nube di macchioline bianche.
Quella sera avevano mangiato rannicchiati vicini. Si riteneva un uomo con vasta esperienza in fatto d’intimità, gli era già capitato d’imboccare qualcuno, ma come ogni cosa anche questo semplice gesto sembrava diverso con Aziraphale. Non voleva essere sensuale o allusivo, ma al contrario gli scaldava il cuore pensare di prendersi cura di lui dopo tutto quello che aveva passato. Il ragazzo spaventato e malnutrito che era entrato in quella casa era ormai sparito per la gioia del principe.
Crowley sospirò.
Fortuna che non c’era nessuno a vederlo mentre sognava ad occhi aperti come una qualunque ragazzina.
Si scosse indispettito, Aziraphale stava sbocciando come un fiore e pian piano il suo carattere stava venendo fuori. Era ora che anche Crowley gli mostrasse il meglio di se. Risoluto si diresse alla volta del bagno lasciandosi dietro una scia di vesti. Era deciso a dare spettacolo quella sera, se la corte sentiva il bisogno tanto disperato di parlare di lui gli avrebbe dato qualcosa di davvero piccante su cui spettegolare.
Soddisfatto si rimirò allo specchio, spostando I capelli in varie acconciature mentre pensava a cosa indossare.
“Caro mio,” disse al suo riflesso, “Aziraphale non sa cosa lo aspetta!”

Alla luce calante del sole le strade intorno alla dimora del principe Crowley iniziarono ad animarsi. Ricche carrozze si susseguivano davanti al cancello mentre il chiacchericcio degli ospiti riempiva l’aria. Schiavi e servitori correvano in giro, addobati come parte delle decorazion da vesti colorate, per accendere lanterne e condurre dentro gli invitati.
Un picco nel brusio di fondo annunciò l’arrivo del Sultano con la sua bellissima moglie. Cloeh, che spesso rifuggiva le occasioni pubbliche, quella sera catalizzava l’attenzione: I lunghi capelli biondi, tanto inusuali in quella piccola parte di mondo, erano sciolti e adornati con file di parline luccicanti, il suo vestito rosso era tanto semplice quanto incantevole e spiccava vicino alle ricco abbigliamento indaco di suo marito ricamato in oro e argento. Lucifer stesso occasionalmente si perdeva a guardare la sua compagna che lo rimbottava con schiaffetti sul braccio, ma si vedeva che era lusingata.
Il popolo, che inizialmente aveva preso male il nuovo matrimonio del suo Sultano, aveva finito per affezionarsi alla donna e al suo modo di fare diretto.
L’occasione informale aveva richiamato altri ospiti insoliti, come I fratelli del Sultano: Amanadiel, il capo dell’esercito e Castiel, di recente tornato da una missione diplomatica in America. Annunciato in pomp magna da un dispiegamento di valletti e schiavi che neanche Lucifer in persona aveva portato con se, fece il suo ingresso l’erede al trono, Belzebù, seguito in breve tempo dall’ambasciatore Gabriel. I due ultimamente erano spesso visti e voci di corridoio dicevano che stavano cercando di mettere su un qualche tipo di alleanza commerciale.
Crowley uscì dalle sue stanza a passo sicuro. Aveva un piacevole formicolio addosso, non organizzava una festa così da tempo e sentiva che la notte sarebbe stata indimenticabile, neanche a farlo apposta il sarto aveva completato in tempo la nuova giacca che gli aveva commissionato. Era più una ripicca personale. Belzebù continuava a punzecchiarlo sul suo abbigliamento, dicendo che andava in giro troppo svestito e in una di queste occasioni Gabriel aveva rincarato la dose suggerendogli di indossare una giacca.
Aveva seguito il consiglio e ora sfoggiava una meravigliosa giacca mogano con ricami dorati… senza niente sotto. I pantaloni, in stoffa leggera richiamavano il colore della giacca e, anche se erano larghi intorno ai polpacci, cingevano strettamente I suoi fianchi ponendo l’attenzione sui suoi glutei sodi.
I suoi ospiti lo aspettavano ma non si stava dirigendo alla festa, prima aveva una missione ben più importante da compiere.
Anathema lo aspettava in corridoio indossando una veste blu notte anch’essa ricamata in dorato, come le catene intrecciate ai suoi capelli.
La donna non commentò il suo vestiario regalandogli solo un sorriso indulgente.
“Pronto?” Gli chiese e lui annuì deciso.
Urla e suoni soffocati provenivano da dietro l’uscio e I due esitarono un attimo prima di spalancarlo.
“CROWLEY!” Urlò una voce che da tempo non si udiva nel palazzo.
Il principe scosse la testa e s’inginocchiò a ricevere tra le braccia la sua sorellina più piccola. Trixie studiava in Inghilterra per la maggior parte dell’anno ma tornava sempre per il compleanno di Adam e Warlock. La stanza versava in condizioni critiche, sembrava contenere tutti I cuscini dell’intero palazzo e altri cinque ragazzini correvano in giro impazziti lanciandoseli.
“Faremo il castello di cuscini più grande del mondo!” Annunciò Adam e gli altri risposero con grida eccitate.
“Non volete prima il vostro regalo?” Chiese il padre tirandosi su con Trixie in braccio. La bambina, unica figlia di Lucifer e Chloe, lo adorava e non era raro vederla aggrappaa a lui come una scimmietta durante le sue rare visite.
La mensione al regalo sedò momentaneamente l’euforia dei bambini radunandoli vicino a loro.
Anathema chiamò Newt che entrò nella stanza suscitando un nuovo giro di urla generali.
“Un cane!” Disse Warlock abbracciato al cucciolo mentre Adam lo grattava dietro la testa guadagnandosi una leccata in faccia.
Lasciarono I bambini ai loro divertimenti dopo poco. L’arrivo del cagnolino aveva completamente catalizzato la loro attenzione e ci sarebbe stato tempo per mettere delle regole, quella sera avevano diritto a divertirsi senza pensieri.
“Mi auguro di poter riavere Aziraphale dopo stasera.” Disse Crowley leggermenteacido mentre si avvicinavano alle stanze già piene d’invitati. Il loro ingresso fu salutato da un coro di saluti, la coppia si soffermò un secondo sull’uscio salutando gli ospiti.
“Ma caro,” gli disse Anathema con un’espressione fintamente innocente. “Non mi era sembrato che lo stessi usando per qualcosa.” Con queste parole girò sui tacchi sparendo tra la folla. Crowley rimase a bocca aperta, incapace di mettere insieme un discorso di senso compiuto.
“Dici dovremmo scuoterlo?” Chiese una voce dal forte accento inglese sulla sua sinistra.
“Si possono scuotere I principi? Io sono solo un umile schiavo.” Rispose un’altra sarcastica.
Lucien lo salutò con un cenno della testa, aveva indossato una veste lunga che portava aperta e una camicia con una quantità quasi illegale di sbuffi intorno al colletto. Teneva un braccio intorno alla vita di Alec che lo abbracciava con uno sbuargo beffardo. Il suo abigliamento, sebbene castigato come al solito era molto seducente per I suoi standard: indossava una veste che gli cingeva il torso e lebraccia strettamente, in basso si allargava in una gonna larga, poteva quasi sembrare un vestito ad un osservatore disattento.
“L’ultima volta mi avete sgridato, oggi potreste consolarmi, tanto per variare un po’.” Propose con uno sbuffo.
I due si scambiarono un’occhiata conducendo una conversazione fatta di smorfie e cenni.
“E consolare sia.” Annunciò Lucien alla fine. Mettendogli un braccio intorno alle spalle e conducendolo in una zona decorata da bassi divani e grossi cuscini. La folla si aprì davanti a loro lasciando che prendessero posto comodamente. Lucien gli versò da bere e Alec gli si sedette sulle ginocchia senza troppi preamboli accarezzandogli I capelli scherzoso.
“Oh povero Crowley,” disse con un’espressione triste. “Tutti ce l’hanno con lui.”
“Nessuno lo capisce.” Lucien gli si era accostato dall’altro lato passandogli il bicchiere e dandogli delle pacche amichevoli sulla gamba.
“Vi odio,” disse il principe nascondendo a fatica un sorriso. “Non so perchè siamo amici.”

Aziraphale teneva stretta la grossa brocca che gli avevano affidato. Conteneva un liquore di fiori dal profumo delicato e il suo incarico era girare per la folla offrendolo agli ospiti, gli avevano spiegato confusamente che avevano da poco iniziato a importarlo e speravano di farlo assaggiare a quante più persone possibile.
Eppure la sua stretta salda non dipendeva totalmente dal suo rispetto per l’incarico. Il ragazzo aveva trovato una collocazione contro un muro in un punto strategico vicino alla porta e sperava di nascondersi dietro il recipiente in terracotta in qualche modo.
Era arrossito fino alla radice dei capelli quando Anathema gli aveva consegnato I vestiti per la serata. La donna aveva dismesso il suo imbarazzo con un gesto asserendo che I suoi soliti abiti non erano appropriati, eppure Aziraphale non vedeva molti altri schiavi in un avanzato stato di nudità. A l momento indossava un minuscolo top che a malapena gli copriva il petto; I pantaloni, anche se a vita molto bassa, per lo meno erano lunghi, l’incoveniente era lo spacco che li percorreva dal fianco fino alla caviglie, mostrando le sue gambe e I cortissimi calzoncini ricamati che coprivano il minimo indispensabile delle sue parti intime. Altra cosa che gli causava non pochi pensieri erano I ricchi gioielli: Anathema aveva insistito perchè indossasse anelli e bracciali doro; aveva personalmente fissato due catene che scendevano da un collarino dorato per dividersi sul suo petto e ricongiungersi al suddetto collarino dietro il suo collo.
Inizialmente si era avvolto in una stola azzurra che andava con I suoi vestiti, ma quando lo avevano assegnato a servire il liquore aveva rinunciato.
Gli ospiti affluivano nella casa vestiti, se possibile anche in mod più suntuoso di lui. Il chiacchericcio ininterrotto accompagnato da una musica allegra dopo un po’ cadeva quasi in sottofondo lasciandolo solo con I suoi pensieri.
Aveva visto pochissimo Crowley nei giorni precedenti e anche quello strano rapporto che si era creato non aveva trovato spazio nella sua giornata. Andavaancora a lezione e aiutava in giardino e con I bambini, però ogni suo momento libero era occupato dai preparativi. Anathema e Newt lo avevano istruito pazientemente nei suoi compiti e prima che potesse accorgersene era passata una settimana senza che lui e il principe si scambiassero effusioni di alcun tipo.
Dormivano ancora insieme e Crowley spesso lo abbracciava nel sonno, ma niente di più.
Forse era questo il suo destino. Sarebbe rimasto in quella casa aiutando nell’organizzazione generale, ad un certo punto gli avrebbero assegnato la sua stanza e Crowley avrebbe comprato un altro schiavo per il suo letto. Probabilmente un giorno si sarebbero anche dimenticati qual’era il motivo iniziale del suo acquisto.
Aziraphale si agitò sul posto spostando il peso da un piede all’altro. Improvvisamente sentiva una fitta sorda al petto e un lieve senso di nausea.
Un bicchiere lo scosse dal suo stato di trance.
Davanti a lui un uomo imponente lo guardava pensieroso porgendogli la sua coppa.
Aziraphale si affrettò a riempirla profondendosi in scuse, talmente era la foga che un po’ di liquore finì in terra vicino ai piedi dell’uomo e Aziraphale si gelò sul posto, l’ennesima scusa bloccata.
I suoi occhi corsero intorno cercando aiuto ma invece si trovò a fissare una donna dalla carnagione scura con evidenti intenti omicidi. Questa fece un passo avanti e Aziraphale arretrò trovandosi premuto contro il muro.
“Hai forse versato del liquore sul Sultano?”
Il Sultano?!
Aziraphale si sentì prendere dal panico.
“Maze…” disse l’umo mettendole una mano sulla spalla. “Cosa abbiamo detto delle casualità?” La donna, Maze, gli gettò un’occhiataccia ma Lucifer non fece una piega e inarcò un sopracciglio. Alla fine Maze sembrò cedere perchè fece un passo indietro mugugnando in tono adirato.
“Correggimi se sbaglio. Aziraphale dico bene?” Il tono del Sultano era gentile inaspettatamente.
L’interpellato ci mise un secondo ad annuire non fidandosi della sua voce.
“Ho sentito molto parlare di te, devo dire che hanno ragione, I tuoi capelli risplendono davvero come il sole…” allungò una mano verso le ciocche bionde e il ragazzo si ritrasse prima di rendersi conto di quello che faceva. Lucifer però non sembrava offeso neanche da questo.
“Ho come il sentore che non desideri davvero essere qui in questo momento.” Con decisione afferrò la brocca rifilandola ad un’allibita Maze con l’ordine di trovarle un’altra collocazione e sorrise indulgente al ragazzo. “Vai pure.” Gli disse prima di allontanarsi senza guardarsi indietro.
Aziraphale si guardò introno sperduto, diversi dei presenti lo guardavano mormorando, I suoi piedi si mossero da soli portandolo lontano di lì.
Cos’era appena successo?
Cosa doveva fare adesso soprattuto?
Chiedere un altro incarico? Lasciare la festa?
In confusione attraversò diverse stanze, sentendo stralci di conversazioni, di quando in quando coglieva il suo nome e la cosa non contribuiva a calmarlo.
Era solo uno schiavo che avevano tutti da dire su lui.
Nella sua fuga finì in una zona diversa della casa. Divani e poltrone accoglievano gli ospiti seduti intorno a bassi tavolini colmi di cibo.
Una risata conosciuta fermò I suoi passi.
Crowley era lì.
Un uomo dai lunghi capelli scuri gli versava da bere mentre un altro sedeva sulle sue gambe ridendo a sua volta. Il braccio del principe era mollemente drappeggiato intorno ai fianchi del secondo.
La fitta al petto lo colse di sorpresa.
Voltò le spalle alla scena disorientato.
Aveva bisogno di aria.
I suoi piedi accennarono qualche passo veloce che presto si trasformò in corsa.
Urtò qualcuno ad un certo punto ma non si voltò neanche a guardare.
Man mano che si addentrava nella casa gli ospiti si diradarono finchè non rimase solo.
Quando l’aria fredda gli colpì la faccia si rese conto che era emerso nel giardino nascosto.
Esausto arrancò fino all’albero di mele e senza forze si accasciò a piangere contro il tronco.

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