Levi-o-sa

Prompt: Solidarità, missione 5. FIGHT RUBY!

“Per oggi basta così” disse il professor Paciock rivolto alla classe di Erbologia del secondo anno “Lasciate pure i copri orecchie sulla cattedra uscendo” i dodicenni si avviarono scatenando un chiacchiericcio allegro uscendo all’aria aperta sui prati illuminati dal caldo sole primaverile.

L’uomo sistemò l’aula con dei veloci colpi di bacchetta per poi togliersi a sua volta il copri orecchi rosa shocking e lo poggiò sopra gli altri.

Una piacevole brezza gli accarezzò il volto uscendo, le giornate si erano decisamente scaldate e molti studenti vagabondavano sui prati godendosi il pomeriggio.

Non aveva fretta di tornare al castello e si avviò verso il Lago Nero; anche la piovra gigante sembrava felice della bella giornata mentre distendeva i lunghi tentacoli nell’acqua.

Un gruppetto sulla riva attirò la sua attenzione e si rese conto che li conosceva molto bene.

Erano i piccoli Albus Potter, Scorpius Malfoy e Rose Weasley, del primo anno.

“Avanti fammi vedere come faresti dato che sei tanto convinto!” stava dicendo lei.

“Va bene!” ribatté Albus tirandosi su le maniche e puntando la bacchetta su una roccia con aria pericolosa.

Neville si tese pronto ad intervenire, chissà che diamine stavano combinando quei tre, ma poi il piccolo Potter pronunciò l’ultimo incantesimo che si sarebbe aspettato.

“Vingardium Leviosà” agitò la mano ma il sasso ovviamente non si spostò neanche per sbaglio.

Rose sbuffò spazientita: “Visto? Sbagli pronuncia: è levi-o-sa, non leviosá!”

“Fallo tu dato che sei tanto brava!” Sbottó Albus indicando la roccia colpevole.

La ragazza estrasse la bacchetta con un movimento elegante e dopo aver compiuto un aggraziata evoluzione con il bastoncino lo puntò sulla roccia: “Vingardium leviosa” disse con fermezza e una roccia al quanto sorpresa si ritrovò a galleggiare a mezzo metro dal suolo.

Scorpius sprofondò la faccia dietro le mani cercando di non scoppiare a ridere del suo amico, senza però molto successo e si beccò una gomitata nelle cose.

Tutti e tre furono però colti alla sprovvista da una seconda risata meno contenuta alle loro spalle. Il professor Paciock rideva, rosso in volto accasciato contro un albero.

I tre ragazzi si guardarono spaesati senza capire, il professore era di solito un uomo composto e riservato, al massimo terrorizzato in presenza del preside Piton, ma così non lo avevano mai visto.

Infine, optarono per una ritirata veloce. Neville rise fino alle lacrime, non provava che solidarietà per il piccolo Potter, a suo tempo aveva subito anche lui alcune delle ramanzine della madre di Rose e la figlia aveva preso in tutto e per tutto dal lei.

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