Human Beings

Questa storia partecipa al cowt 8, quinta settimana, prompt:  “Solo uno morirà stanotte” (Sirius Black, Harry Potter) FIGHT RUBY!

I corrieri di Nephili erano una piaga. Raidrin aveva perso il conto di quanti ne avevano fermati da quando era entrato nel corpo di difesa intergalattico. Ormai il numero dei Nephilid effettivo presenti nei contrabbandieri era esiguo, avevano solo lasciato una moda per così dire.

Quello era un vascello relativamente piccolo, meditò mentre lo abbordava, non potevano essere più di tre a bordo. Infatti con un urlo disumano il primo criminale gli si lanciò contro con una mazza. Era un Sajarb, il che poteva voler dire solo una cosa: Raidrin fece un passo di lato evitando il tentacolo avvelenato che tutti Sajarb portavano arrotolato intorno al collo, gli strappò di mano la mazza e senza troppe cerimonie lo stordì con lo shooter.

Il secondo fu più intelligente, lo assalì alle spalle con un coltellaccio, il quale s’infranse sulla spalla scoperta senza infliggere danni.

“Sono un Nadraxi!” esclamò Raidrin come se non fosse evidente dal suo aspetto, lo sollevò per il collo, era un Tiffa, veloce e minuto come tutti quelli della sua specie. Raidrin lo scagliò contro la parete.

Fuori due.

La sala controllo era vuota e così le cuccette. Sempre all’erta Raidrin si trovò sulla strada per la stiva e lì ebbe una brutta sorpresa; non si trattava di una semplice nave di contrabbandieri: due dozzine di gabbie occupavano quasi tutto lo spazio disponibile, lasciando solo uno stretto passaggio nel mezzo.

Sembravano vuote, ma questo voleva dire solo una cosa: commercio di creature esotiche.

Grazie al cielo sembravano vuote. Tranne l’ultima. Una creatura minuta tremava rannicchiata su sé stessa. Senza pensarci due volte Raidrin afferrò la grata e la staccò letteralmente dai cardini. L’essere sobbalzò fissandolo con due grandi occhi azzurrissimi, in qualche modo non sembrava spaventata da lui forse possedeva un’intelligenza tale da distinguerlo dall’equipaggio.

Raidrin fece un passo indietro e l’essere strisciò fuori dalla gabbia. Si reggeva su due gambe e aveva un aspetto fragile con quella pelle rosata e molliccia. Raidrin fece due passi e si voltò a guardarlo finché non colse il messaggio e iniziò a seguirlo. La sua priorità adesso era salvarlo e per quanto si scervellasse non riusciva a riconoscere di che specie si trattasse.

Stava giusto risalendo verso la sala comando quando l’esserino gli gettò contro con tutte le sue forze gettandolo in terra, ma Raidrin era un soldato addestratissimo rotolò su sé stesso mentre un rumore elettrico e un verso lacerante squarciavano l’aria dietro di lui.

La scena che gli si parò davanti agli occhi gli mandò il sangue alla testa. L’ultimo membro dell’equipaggio evidentemente si era nascosto nell’ombra di uno dei corridoi laterali.

“Vlhar!” imprecò Raidrin. Era un Oktian; il che voleva dire quattro braccia e un pessimo temperamento, in una delle mani stringeva un bastone teaser con cui aveva cercato di colpirlo. Se non fosse stato per la creatura ci sarebbe lui a terra rantolando.

Alzò il laser ma il primo colpo andò a vuoto, la cosa brutta degli Oktiani è che avevano anche quattro gambe e si muovevano velocissimi. In un secondo gli fu addosso e finirono in terra in un mucchio di arti confusi.

Raidrin si contorse afferrando il polso che impugnava il bastone teaser per tenerlo lontano, sfortunatamente una mano gli teneva bloccato l’altro braccio e le ultime due cercavano di bloccargli le vie respiratorie per soffocarlo.

Qualcuno sparò e il contrabbandiere venne sbalzato via con un lamento straziante. Raidrin si mise seduto a fatica riprendendo fiato.

“Tutto bene capitano?” il suo secondo Phae, un Teran volante, teneva ancora lo shooter puntato su l’Oktiano anche se probabilmente era morto.

“Sto bene” Raidrin si alzò accusando una fitta alla spalla, probabilmente aveva urtato cadendo, avanzò con un sospiro verso la creatura a cui doveva la vita, c’erano ben poche possibilità che fosse ancora in vita.

Come sospettava non c’erano segni di vita.

“Cos’è quella cosa capitano?” chiese Phae tenendo ancora il fucile alto con due braccia mettendosi il terzo sul fianco e grattandosi la nuca con la quarta mano.

“Non ne ho idea e temo non lo sapremo mai, ma mi ha salvato la vita, avrei voluto poter fare di più per lui” lo sollevo tra le braccia intento a celebrare i riti funebri secondo le usanze della sua gente “Perquisite la nave poi sigillatela che la portiamo al deposito”

Tornò a bordo della sua nave e passando davanti ad una delle finestre si perse un secondo ad osservare la vastità stellare. Chissà da quale di quei minuscoli puntini luminosi era stato rapito, forse aveva una famiglia da qualche parte che lo aspettava. Scrollò le spalle cacciando quel pensiero, non poteva fare più nulla per lui.

 

 

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