Dite College!

Missione 4, prompt: SAFE + SLASH

“Ok al tre!” la moneta volò in aria e appena ricadde sul tavolo Matt la coprì con il palmo della mano “Croce!” annunciò a voce alta.

“Croce!” si aggregò Lance.

“Testa!” mormorò Hunk ancora mezzo addormentato a sua volta.

“Testa anch’io!” Keith fissava la mano di Lance come se potesse decidere il risultato con la forza del pensiero.

Lance sollevò la mano e “NOOO!” Keith si accasciò sul bancone.

“Salvi!” Matt e Lance si abbracciarono.

“Oh” Hunk guardò la monetina rassegnato “Avanti, stavolta dico croce”

“No! Croce lo voglio io!” Keith lanciò ancora la moneta coprendola come aveva fatto Lance.

“Va bene è uguale!” Hunk roteò gli occhi, si chiese ancora una volta come era finito incastrato con questi scemi come amici.

Lance e Matt misero su un finto rullo di tamburi.

“E basta!” senza la minima pietà Hunk scansò la mano di Keith “Perfetto, io faccio il caffè” si alzò tranquillamente mentre il biondo guardava la monetina a bocca aperta.

“No…”

“E invece si!” Lance lo spinse senza pietà verso le scale “Ti ricorderemo per sempre, adesso vai a svegliare la bestia!”

La loro casa non era enorme ma comunque era molto spaziosa, al piano di sotto un grosso open space comprendeva la cucina e il salotto, mentre le loro camere erano al piano di sopra.

Rassegnato Keith si trascinò fino alla stanza in fondo al corridoio.

La camera di Shiro era immersa nella penombra.

Ora, Shiro era una persona fantastica, gentile, divertente, atletico ecc. ecc. Aveva un unico grosso limite: era un dormiglione, e non gradiva per nulla essere svegliato.

Quando i suoi occhi si abituarono al buio Keith si rese però conto che non rischiava nulla, il suo amico era già sveglio come indicava lo schermo del cellulare che s’intravedeva emergere da sotto le coperte.

Purtroppo, sapeva anche bene cosa stava guardando.

“Ehy” mormorò sedendosi alle sue spalle, le foto di una ragazza dai lunghi capelli castani scorrevano sullo schermo del telefono “Hunk sta preparando la colazione”

“Nnnhhh…fra un attimo”

Keith si morse un labbro; Brooklyn aveva lasciato Shiro la settimana prima, dicendo che voleva arrivare al college libera per fare tutte le nuove esperienze che voleva.

Personalmente a Keith non era mai piaciuta, sembra essersi messa con Shiro solo perché al liceo era molto popolare ed era in una band, come se il loro amico fosse una specie di trofeo da mostrare in giro. Ma Shiro era davvero innamorato e loro ovviamente l’avevano sostenuto.

“Dai, per adesso lascia perdere, è il nostro primo giorno, non ci pensare” gli strinse leggermente la spalla; Shiro spense lo schermo e si rotolò fino ad abbracciarlo. Keith lo strinse a sua volta mordendosi l’interno della guancia, se mai avesse rivisto Brooklyn le avrebbe fatto ingoiare le extension.

Pochi minuti dopo, quando scesero, l’odore di pancake aveva invaso l’aria; Hunk aveva un aspetto massiccio, con le spalle larghe e i muscoli scolpiti, nessuno avrebbe mai pensato che forse appassionato di cucina; invece in casa praticamente cucinava solo lui, specialmente i dolci.

“Hunk un giorno sarai una mogliettina fantastica” biascicò Lance con la bocca piena “Sicuro che non vuoi sposarmi?”

“Si, sono sicuro” un accenno di sorriso piegava le labbra di Hunk mentre girava l’ennesimo pancake.

“La mia offerta rimane valida” Lance diede un altro morso e mugolò di puro piacere.

“Ehy big man” Matt li saluto da sopra la tazza di caffè “Buongiorno!”

“Giorno” Shiro si sedette accettando una tazza a sua volta “Pronti per il primo giorno?”

“Siamo ragazzi del college! Ma ci pensate? Adesso sarà tutto festini e alcol!” Lance sembrava estasiato.

“Ed esami” lo corresse Keith.

“Sssshhh! Non rovinarmi il momento!”

“Guardate tutti qui!” Keith alzò il telefono e i suoi amici si strinsero intorno a lui “Dite: College!”

°°°°°

Keith si sfregò le mani, l’aria di settembre non era propriamente fredda ma la mattina non faceva esattamente caldo.

Era terribilmente eccitato; aveva salutato i suoi amici all’entrata del campus e ora aspettava trepidante vicino al punto di raccolta. Si era iscritto al giro gratuito del campus offerto ai nuovi studenti.

Secondo i ragazzi era una perdita di tempo ma lui era del tutto intenzionato a conoscere un miliardo di nuove persone.

“Benvenuti!” disse una voce gentile ma ferma. Si trattava di una ragazza dai grossi occhiali scuri, portava i capelli castani legati in una coda alta “Mi chiamo Katie e oggi vi mostrerò il campus, da questa parte” con passo sicuro si diresse verso quelli che avevano l’aria di essere i dormitori.

Hunk e Lance osservarono Keith passare davanti a loro senza degnarli di uno sguardo, la sua attenzione sembrava totalmente catalizzata da una ragazza minuta alla testa del gruppo.

“Dici che dovremmo preoccuparci?” chiese Hunk inquadrando la scena per fare un breve video.

“Naaaa” rispose Lance; poi in quel momento Keith andò a sbattere contro un palo per ammirare la facoltà di medicina che la ragazza stava indicando “O forse si” ritrattò Lance.

°°°°°

Il loro maestoso college vantava una storia antica di centinaia di anni, gli antichi edifici carichi di storia avevano visto passare intere generazioni di studenti e in quella fredda mattina di settembre accoglievano ancora una volta le nuove matricole che si apprestavano a gettare le basi per il loro futuro.

Due matricole in particolare in quel momento non avevano proprio la testa per pensare al meraviglioso ambiente che li circondava, come spesso accade a causa di una donna: Matt era rigido immobile vicino al suo amico e si chiedeva se era il caso di preoccuparsi o meno, vicino a lui Shiro sembrava sull’orlo di un omicidio.

“Ma che combinazione” cinguettò Brooklyn aggrappata come un polipo al braccio di una specie di armadio su gambe “Non avevo idea che anche voi ragazzi vi foste iscritti qui!”

“Mi hai aiutato tu a compilare la domanda” ringhiò Shiro fra i denti. Frase che fu inghiottita da una risatina forzatissima e svampita “Edward” disse lei rivolgendosi al gorilla “Questi sono Mike e Shane, andavamo allo stesso liceo”

Matt vide la vena sul collo di Shiro gonfiarsi pericolosamente e si affrettò a mettersi in mezzo “Ma che piacere rivederti…Bridget no?” si mise a scuotere con forza eccessiva la mano libera della ragazza che cercò di divincolarsi dalla sua presa senza successo, per poi lasciarla andare senza preavviso facendole quasi perdere l’equilibrio “Sfortunatamente non abbiamo il tempo di rimanere qui a fingere di non odiarti quindi” s’inchinò facendo svolazzare un cappello immaginario davanti all’uomo di Neanderthal che li guardava spaesato come se non riuscisse a seguire la conversazione “Hulk” lo salutò per poi afferrare Shiro per un braccio e tirarlo via quasi di peso.

Questa situazione non gli piaceva per niente, non aveva idea di cosa stessa macchinando il cervellino glitterato di Brooklyn ma una cosa era certa, avrebbe fatto di tutto per scoprirlo.

Non sarebbe rimasto a guardare con le mani in mano mentre il suo amico soffriva.

°°°°°

“Brooklyn?” Hunk guardò Matt sconcertato, Keith quasi si strozzò con i cereali e Lance iniziò a battergli sulla schiena. Era mattina e i tre ragazzi stavano facendo colazione al volo prima di uscire.

“Si, ce la siamo trovata davanti mentre andavamo a lezione con una specie di troll a seguito, pensate ciò che volete ma anche ammesso che si è iscritta qui dubito che fosse lì per le lezioni”

“Questo non ha senso!” esclamò Keith ancora rosso in viso dopo la quasi morte per asfissia.

“Shiro ha detto qualcosa?” chiese Hunk.

“Lo conoscete, si è rinchiuso in un mutismo totale e alla fine delle lezioni aveva quell’espressione da robot di quando si tiene tutto dentro”

“Beh” Keith aveva un’aria pensierosa “Credo di aver intravisto Derienne nel mio corso, lei e Brooklyn non sono amiche?”

“Derienne? A ingegneria? Ma non era una sega in matematica?” Hunk scosse la testa incredulo.

“Penso sia proprio lei, mia madre ha incontrato la sua dal parrucchiere e da quello che ho capito le hanno trovato degli insegnanti privati prima ancora che iniziassero le lezioni” Matt agitò una mano come per scacciare l’insensatezza della cosa “Quella famiglia sembra davvero convinta che bastino i soldi nella vita”

“Potrei provare a parlarci…” si guardarono un secondo in silenzio.

“Sicuro?” mormorò Lance “Sai che probabilmente è qui per te vero?”

La storia era semplice: all’inizio del liceo Derienne si era presa una sbandata per Keith. Era una bella ragazza sicuramente, capelli ondulati morbidi e biondi, occhi nocciola e dove aveva fallito madre natura la chirurgia aveva rimediato. Ma non c’era altro da dire su di lei. Non aveva hobby che non fossero lo shopping e i trattamenti di bellezza, la sua aspirazione nella vita era sposare un uomo bellissimo e vivere felicemente in una grande villa immersi nel lusso.

Sfortunatamente aveva deciso che quest’uomo doveva essere Keith, il quale si era trovato più di una volta a rifiutare gentilmente le sue avances. La poverina si era consolata con quasi tutta la squadra di football per poi tornare sempre a proclamare il suo amore per il cupo moretto.

Aveva raccontato a tutti che un giorno lo avrebbe sposato e per molto tempo su facebook era stata Derienne Kogane. Un vero incubo.

Keith si passò una mano sugli occhi:

“Non vi dovete preoccupare, insomma, sono sopravvissuto al liceo, qui almeno ho tutto il campus dove nascondermi”

“E poi sembra che tu abbia un debole per le castane no?” Lance lo urtò gentilmente con la spalla e Keith adottò l’espressione di un cerbiatto davanti ad un tir.

“Non so di cosa…”

“Castane, minute e con gli occhiali se vogliamo essere precisi!” rincarò la dose Hunk.

“Chi è che castano?” Shiro emerse dal bagno con i capelli ancora scompigliati dopo la nottata.

“La nuova ragazza di Keith” riuscì a dire Lance prima che l’interessato gli saltasse addosso per cercare di zittirlo, crollarono in un mucchio confuso di arti sul divano mentre Hunk spiegava ridendo a Shiro e Matt della scena del giorno prima.

“Awww, Keith! Finalmente ci renderai tutti zii!”

Keith si staccò da Lance solo per raggomitolarsi imbronciato sulla poltrona: “Vi odio!”

°°°°°

“Keith, io ti voglio bene, ma è solo il secondo giorno di corso, non possono davvero servirti tutti questi libri!” esclamò Matt.

“Sssshhh” bisbigliò la bibliotecaria scrutandoli da sopra gli spessi occhiali.

“Tu non capisci, il professore di fisica, Blyatz Blue, è partito in quarta e si è già sparato due argomenti, vuole arrivare alla parte in laboratorio quanto prima, ieri per dimostrarci il moto circolare uniforme ha iniziato a far roteare le sue chiavi legate ad un laccio, poi gli sono sfuggite e a momenti uccideva uno della prima fila…credo sia completamente folle” Keith abbracciò il tomo sulla dinamica in cerca di conforto.

Matt sospirò:

“Perché non mi parli di questa Katie invece?” mormorò con aria cospiratoria.

Il suo amico diventò istantaneamente di una bella sfumatura di porpora: “Non c’è nulla da dire su Katie! Ci ha mostrato il campus ieri, credo studi letteratura classica”

“Ed è piccolina di corporatura, con i capelli castani scalati e degli occhiali abbastanza grandi da prendere il satellitare?” Keith lo guardò confuso.

“Cosa?”

“Sta venendo da questa parte”

Il moro si voltò con un verso strozzato solo per trovarsi la ragazza ormai sotto il mento.

“Ehi” disse lei con un sorriso timido.

“Ehi” rispose lui quasi nascondendosi dietro il libro.

“Lo so che non c’è nessuno, ma la bibliotecaria non sopporta che voli una mosca, mi ha detto di venire ad aiutarvi e poi cacciarvi via il più in fretta possibile” disse di cora senza fermarsi a prendere fiato.

In cambio ottenne due sguardi perplessi.

“Faccio il tirocinio qui!” aggiunse poi “Sono Katie a proposito” tese una manina che quasi spariva nella manica del maglione troppo largo.

“Lo so” replicò Keith in trance. Matt gli diede una gomitata nelle costole e il ragazzo si riscosse “Voglio dire; ieri ero nel gruppo delle matricole, sono Keith” le prese delicatamente la mano e si fissarono come persi in mondo tutto loro.

Matt quasi soffocò per non scoppiare a ridere davanti alla scena, a suo parere erano già cotti a puntino.

“Io sono Matt” si presentò rompendo quel momento.

“Oh, ciao, ehm” era davvero tenera, sembravano fatti l’uno per l’altra e Matt si sentiva in dovere di far sì che quella coppia diventasse una realtà “Per fortuna che sei arrivata, il mio amico qui ha assolutamente bisogno di una mano per trovare alcuni libri e io devo scappare, sarei più in pace con la coscienza se lo lasciassi nelle tue mani” sfoderò il sorriso più innocente di cui era capace.

Keith si agitò come un matto alle spalle della ragazza che fortunatamente non si accorse di nulla.

“Va bene…certo…” balbettò lei e prima che potesse cambiare idea Matt li salutò dando una pacca sulla spalla al suo amico e i men che non si dica era fuori dalla biblioteca. Aveva sentito lo sguardo truce di Keith sulla nuca per tutto il percorso ma sapeva di aver fatto la cosa giusta.

Era proprio un amico fantastico, non c’era dubbio al riguardo.

°°°°°

“Così studi fisica?”

Katie aveva accompagnato Keith in una sala studio per non incorrere nelle ire della bibliotecaria.

“Si” Keith si prese a calci, non riusciva a tirare fuori le parole, si limitava a rispondere a monosillabi.

“Sembra difficile” aggiunse ancora lei incerta.

“Una follia” riuscì a elaborare “Tu invece?”

“Come dicevo ieri studio lettere classiche”

“Wow, sembra interessante” Keith si scervellò su qualcosa di carino da dire, ma qualunque cosa gli passò di mente quando lei sorrise.

“Come no? Studio scrittori morti da chissà quanto di cui la maggior parte delle persone non sa nulla”

“Beh, è un peccato, potresti suggerirmi qualcosa magari, mi piace leggere” capì di aver detto la cosa giusta, la ragazza s’illuminò iniziando a parlare dei suoi scrittori preferiti. Keith non poteva dire di conoscerli tutti, ma era più che disposto ad ascoltarla per ore.

°°°°°

 

Matt fissava il caffè con aria tramortita.

“Che gli è successo?” bisbigliò Lance temendo di svegliarlo.

“Ha iniziato il corso di fisica teorica da quello che ho capito e il professore, sai quello con il nome russo, mi pare Vlad o qualcosa di simile, è completamente folle e continua a fare strani esempi su delle realtà alternative” gli spiegò Hunk sfornando dei biscotti.

Matt gemette e affondò la testa fra le braccia sconfortato: “Ma perché ho scelto fisica con tutte le materie che ci sono? So che dovrei sbrigarmi ad uscire che ho matematica, ma ho passato la notte a sognarmi inquietanti universi alternativi in cui il professore, si chiama Slav a proposito, è verdognolo e con otto braccia”

“Dai che devo andare anche io così facciamo un pezzo di strada insieme” Keith lo trascinò fuori di casa e l’aria fredda di metà settembre li abbracciò appena fuori dall’uscio.

“Credevo non avessi lezione fino alle dieci” disse Matt affondando le mani in tasca.

“Infatti!” confermò Keith “Voglio arrivare prima per vedere se riesco a incontrare Derienne” fece un sorriso che forse vole sembrare tranquillo ma sembrava solo rigido e forzato.

“Keith” Matt lo fermò posandogli una mano sul braccio “Non penso sia una buona idea”

“Al contrario io invece credo che sia perfetto” Keith riprese a camminare e Matt si affrettò a seguirlo “Conosci Derienne, è ossessionata con me, ovviamente sa che sono iscritto qui, quindi ci sono due possibilità. Opzione uno parlo con lei e scopro che è qui per continuare ciò che aveva cominciato al liceo e mi posso preoccupare con cognizione di causa, opzione due in qualche modo è passata oltre e posso stare tranquillo” alzò una mano per fermare le obiezioni “Pensaci, se anche fosse qui per me, non avrei comunque scampo; nel peggiore dei casi forse riusciremo a capire cosa diavolo passa per la testa di Brooklyn”

Matt sospirò, ormai erano arrivati: “Se sei proprio deciso non ti fermerò, ma questa storia non mi piace”

Keith gli diede un abbraccio veloce e si allontanò alla volta della facoltà d’ingegneria.

°°°°°

Prese un respiro profondo, riusciva a sentire la voce squillante di Derienne sin da dietro l’angolo, sebbene fosse arrivato con largo anticipo si era ridotto a cercare la ragazza solo appena prima della lezione.

Sino a quella mattina era sicuro di potercela fare ma improvvisamente appena entrato all’università si era sentito assalire da un’ansia improvvisa.

L’ultimo anno del liceo era stato davvero difficile per lui, molto di più di quanto ammettesse con i suoi amici. Derienne si era fatta possessiva e dispotica dopo che aveva scoperto che una sera era andato al cinema con un’altra ragazza, Kimberly, una simpatica brunetta di un anno più piccola di loro. Keith non sapeva cosa era successo di preciso ma Kimberly improvvisamente aveva preso ad evitarlo. Per settimane aveva cercato di ottenere una spiegazione senza successo. Non sapeva come, eppure era convinto che fosse stata Derienne, non che la ragazza avesse mai negato: quando l’aveva affrontata gli aveva sorriso con comprensione affermando che “È stato meglio così”

Da quel momento gli si era formato un nodo di panico incontrollabile infondo allo stomaco: e se avesse deciso che anche i suoi amici erano un ostacolo alla loro relazione? Avrebbe trovato il modo di allontanare anche loro?

Aveva persino preso in considerazione l’idea di uscire davvero con lei, magari dopo un po’ si sarebbe stufata; ma Derienne aveva un’idea deviata di che tipo di ragazzo fosse Keith. Era come se fosse convinta di vivere in una favola e tutti si dovessero comportare in base al loro ruolo.

Voltò l’angolo con il tempismo giusto per urtare contro di lei, i libri fa le mani della ragazza caddero e lui si precipito a raccoglierli balbettando delle scuse in attesa che la ragazza lo riconoscesse. Dopo un secondo si rese conto che lei non si era chinata a sua volta, prese l’ultimo libro e alzò lentamente lo sguardo.

La ragazza lo fissava con gli occhioni incorniciati dalle lunghe cigli finte spalancati e le mani raccolte davanti alla bocca probabilmente spalancata.

Keith fece del suo meglio per mostrarsi sorpreso a sua volta: “Derienne?” disse con tono esitante, si alzò porgendole le sue cose.

Lei allungò le mani esitanti ancora immersa nel mutismo.

“Non sapevo che anche tu ti fossi iscritta qui” le sorrise sforzandosi di sembrare naturale.

“Keith…” mormorò, poi si schiarì la voce riprendendosi apparentemente “Si…cioè, neanche io sapevo di trovarti qui”

-Come no- Keith annuì accennando al corridoio e iniziarono a camminare insieme, era dolorosamente cosciente degli occhi della ragazza che non lo avevano abbandonato neanche per un secondo, sembrava decisa a perforargli il cranio con la forza del pensiero.

“Allora…come ti trovi?”

Lei si esibì in una risatina sciocchina: “Beh…lo sai…è molto diverso dal liceo”

“Si hai proprio ragione” decise di buttarsi “Parlando del liceo, l’altro giorno penso di aver intravisto Brooklyn, può essere?”

Derienne lanciò un urletto e si aggrappò al suo braccio: “Siiii! È così romantico! Ha deciso d’iscriversi a medicina per seguire Shiro, quando si rimetteranno insieme potremmo fare un’uscita a coppie una volta”

Keith aggrottò le sopracciglia: “Ma non era stata lei a lasciarlo?”

Derienne si bloccò mollando la presa sul suo braccio: “Ehm, io…devo andare” fece un altro passo indietro “Ci vediamo a lezione!”

Girò sui tacchi e in un secondo era sparita lasciando Keith perplesso e quanto mai sospettoso.

°°°°°

“Così Montale pensò bene d’ispirarsi ai Sepolcri Foscolo per il tema della memoria siccome il copyright non era ancora stato inventato e sfornò una serie di poesie psicodepressive quasi quanto i Sepolcri per l’appunto” ripeté Carrie con la stessa energia di quando raccontava la trama di un film. Poi si rese conto Lance aveva lo sguardo perso nel vuoto “Ma la cosa sorprendente è che poi Darth Vader si scopre essere il padre di Luke Skywalker e insieme decidono di lasciar perdere le battaglie intergalattiche per aprire un bar pasticceria” lei e Lance erano nello stesso corso e non era raro che ripetessero insieme ma quel giorno il ragazzo non aveva proprio la tesa.

Lance annuì passivamente per poi risvegliarsi:

“Oh, penso di essermi distratto, scusa dicevi?”

“Un poeta morto che scopiazzava da un altro poeta morto” riassunse in due secondi “Adesso; raccontami tutto” aggiunse chinandosi in avanti sul tavolo che li separava.

Il ragazzo esitò solo per un secondo, si fidava di lei, non aveva dubbi al riguardo.

“Un mio amico ha un problema con una ragazza”

Lei fece un sorriso quasi malvagio: “Un amico? Si dice così ora?”

“Smettila dai, non sto parlando di me! Si chiama Shiro è uno di quei ragazzi con cui andavo al liceo, la sua ex l’ha mollato subito prima del college e adesso per qualche ragione ce la siamo ritrovata qui, non sapevamo neanche che avesse fatto richiesta! Per di più nella sua stessa facoltà! Ci siamo resi conto che anche la ragazza che era ossessionata da Keith al liceo lo ha seguito e dato che sono amiche Keith si sta immolando per estorcerle qualche informazione. Odio questa situazione! Shiro a tratti diventa apatico e a volte lo sento singhiozzare di notte e ho paura che Keith accusi la vicinanza di quell’essere rosa-vestito noto come Derienne molto più di quanto ammetta con noi” si fermò ansimando per la foga.

“Wow” Carrie aveva tirato fuori da chissà dove un pacchetto di noccioline e le masticava ammirata “Tutto questo e abbiamo iniziato il college da circa una settimana”

Lance scosse la testa svuotato:

“Consigli?”

“Che tipo è la ragazza che segue Shiro?”

“Brooklyn?” si trovò a pensare ad un modo carino per descriverla poi si ricordò che non stava più con il suo amico e non la sopportava “Credo che la parola più azzeccata sia ambiziosa; era la ragazza di Shiro! Il ragazzo più buono che conosco e nonostante fosse una vipera lui l’adorava; poi l’ha lasciato improvvisamente con una scusa ridicola e ora è tornata! Non capirò mai, e ripeto mai, cosa passa per la testa delle ragazze” si voltò verso di lei “Senza offesa”

“Nessuna offesa; ti espongo la mia teoria: se come dici è ambiziosa avrebbe lasciato il tuo amico solo per qualcuno di meglio” mentre parlava scarabocchiava sul foglio armeggiando con penne di colori diversi.

“E perché è tornata?” il sopracciglio di Carrie arrivò talmente in alto che Lance temette di vederlo sparire tra i suoi capelli.

Qualcosa fece letteralmente click nella sua testa: “C’era un altro! Ma per qualche ragione non ha funzionato!”

“Eccellente Watson!” Carrie aveva un’aria a dir poco compiaciuta quando gli passò il foglio dove aveva stilizzato la situazione “Non mi ricordo i nomi di tutti i tuoi amici quindi c’è da completarlo”

Lance la guardò ammirato: “Wow, persino la legenda a colori, fai la stratega di per arrotondare?”

“Anni e anni di serie tv mi hanno preparato a questo momento, prova a seguire una stagione di Dirk Gently e poi dimmi se non ti sale il bisogno di fare uno schema con le freccette!”

°°°°°

Shiro era seduto al bancone del suo pub preferito, i gestori erano amici e non era raro che lui e i suoi amici passassero lì le serate ma questa volta era da solo. Quel giorno aveva rivisto Brooklyn a lezione; non si erano parlati ma tanto era bastato per fargli dolere il petto, aveva bisogno di staccare un attimo la spina.

Una birra si materializzò davanti a lui.

“Offre la casa” Allura gli sorrise e Shiro si trovò a sorridere a sua volta, la ragazza aveva ancora una sottilissima linea più chiara sullo zigomo destro, unica traccia di quando avevano deciso di costruire una casa sull’albero che poi era caduta loro addosso. Anche Shiro aveva una cicatrice simile sul polso per via di quell’incidente “Grazie Allura, non ti ho neanche chiesto come stai”

“Io? Ho appena realizzato un sogno aprendo un pub fichissimo con mio cugino Coran! Sono la persona più felice del mondo, tu invece sembri il gobbo di Notredame quando Esmeralda l’ha lasciato per quello più bello”

Shiro fece una smorfia, Allura era sempre stata una persona molto diretta:

“Un paragone molto azzeccato direi, ricordi Brooklyn?”

L’espressione neutra che assunse la ragazza al nome della sua ex lo fece sorridere.

“Tranquilla, so bene che non la sopportavi e forse avevi ragione a odiarla: una decina di giorni fa mi ha lasciato senza spiegazioni e me la sono ritrovata al college, va in giro avvinghiata ad un armadio di nome Edward e per qualche ragione deve sbandierarmelo in faccia”

“Quella…” Allura sputò una parola in una lingua sconosciuta, Shiro non capì il significato ma il senso era chiaro “Se prova a mettere piede qua dentro le faccio lo scalpo e lo appendo al muro” fece il giro del bancone in un lampo e abbracciò stretto Shiro “Non ti devi preoccupare, non ti ha mai meritato”

Il ragazzo affondò il volto nei capelli profumati lasciandosi andare alle lacrime; intorno a loro la baraonda continuò indisturbata e per la prima volta Shiro sentì il peso gelido che aveva sullo stomaco da una settimana sciogliersi un po’.

°°°°°

“Questo posto è libero?” Shiro si voltò e si trovò di fronte un alto ragazzo dai capelli incredibilmente lunghi e di un biondo così chiaro che sembravano candidi, colore che contrastava con la pelle olivastra.

“Certo!” rispose con un attimo di ritardo spostando i suoi libri. Era sorpreso, di solito gli estranei non gli rivolgevano la parola di loro spontanea volontà, Keith e Lance teorizzavano che era per il suo sguardo perennemente torvo, Matt diceva che era solo asociale.

Ma qualunque fosse la ragione evidentemente questo ragazzo ne era immune, anzi, dopo un attimo gli porse una mano sfoggiando una dentatura bianchissima che risaltava contro la pelle scura: “Lotor” si presentò.

“Shiro” aveva una stretta forte e decisa e Shiro si ritrovò a ricambiare il sorriso suo malgrado “Non credo di averti mai incontrato a lezione”

Il ragazzo alzò le spalle: “Puoi dirlo forte, sono riuscito ad ammalarmi la prima settimana di college, se non è sfortuna questa”

“Ti servono degli appunti” si sorprese a chiedere Shiro, non sapeva bene perché lo aveva fatto, forse perché era il primo del suo corso che aveva abbastanza coraggio da parlargli, forse perché era stufo di associare i corsi a Brooklyn e voleva incontrare nuove persone.

O forse semplicemente gli andava a genio il modo di fare schietto e ironico di Lotor.

Quest’ultimo spalancò gli occhi anche lui sorpreso: “Me li potresti prestare? Mi salveresti la vita”

“Siamo futuri medici, salvare vite è il nostro lavoro” Shiro si morse un labbro cercando di darsi un tono, non era esattamente un tipo da battute e si sentiva un idiota.

Eppure, Lotor gettò indietro la testa ridendo.

Non si sentiva spesso una risata simile in quella facoltà, per qualche ragione gli studenti di medicina si sentivano troppo superiori per tali manifestazioni di gradimento. Infatti, si guadagnarono diverse occhiatacce dagli altri studenti. Occhiatacce che Lotor ignorò bellamente per battergli una pacca sulla schiena.

“Ho idea che andremo d’accordo Shiro” proclamò senza il minimo imbarazzo e il ragazzo si trovò a sperarlo a sua volta.

°°°°°

Keith sedeva in classe aspettando la lezione, nel frattempo si teneva la testa sperando che smettesse di girargli. La sera prima era uscito con Matt e Lance e quest’ultimo lo aveva sfidato ad una gara di shottini con il risultato che Matt aveva dovuto chiamare un taxi per riportarli a casa.

“Keith!” la voce squillante gli arrivò dritta al cervello come un ago arroventato “Non è mozzafiatante seguire le lezioni insieme?” il biondo sentì distintamente morire alcuni dei suoi neuroni alla nascita della parola mozzafiatante.

“’giorno” borbottò.

Sentì un forte risucchio e notò che la ragazza si era portata le mani alla bocca sconvolta spalancando gli occhi. Aveva messo così tanto mascara che le sue ciglia sembravano sotto shock.

“Cosa ti è successo? Hai un aspetto orribile” gli prese la faccia tra le mani osservandolo da vicino, come se avesse le competenze per emettere una diagnosi.

“Niente” disse lui scansandola “Ieri ho bevuto un po’ troppo”

“Keith!” il suo cervello mandò un’altra fitta, l’aria preoccupata era sparita sostituita da quella che doveva essere rabbia, sfortunatamente la ragazza aveva un modo tutto suo di manifestare questo sentimento: gonfiò le guance sporgendo il labbro inferiore e portò le mani sui fianchi. Forse lo aveva visto fare in qualche cartone e pensava di risultare tenera ma l’effetto era terribile “Sei uscito senza di me? Perché non mi hai avvertito?”

Il ragazzo pensò in fretta ad una risposta, non aveva la forza di discutere:

“Non volevo metterti a disagio” disse infine “So che non ti piacciono i pub, è che con due miei amici volevamo visitare quello vicino alla stazione e non volevo annoiarti” la sua espressione cambiò in un lampo, broncio sparì e con un urletto di gioia si aggrappò al suo braccio.

“Sei così premuroso! Però non lo fare mai più! Per farti perdonare mi accompagnerai a fare shopping questo pomeriggio!”

“Sì sì” Keith nascose gli occhi dietro la mano libera.

Sarebbe dovuto rimanere a letto quella mattina.

°°°°°

Shiro e Matt si ritrovarono a mensa e il ragazzo castano osservò incuriosito il nuovo arrivato che si accompagnava al suo amico. Era alto, molto alto, persino più di Shiro che di solito troneggiava su tutti dall’alto.

“Lotor” si presentò tendendogli la mano cordialmente e accettò di unirsi a loro per il pranzo ascoltando divertito Matt mentre raccontava della sera prima.

“Dopo che il barista si è rifiutato di servire loro altro alcol hanno deciso di fare lo spareggio a braccio di ferro ma nessuno dei due riusciva a stare seduto dritto, così Lance ha deciso che avrebbero fatto uno spogliarello e ha iniziato a denudarsi prima che potessi fermarlo e Keith ha vomitato dietro il bancone! Inutile dire che poi ci hanno cacciato con il caldo invito a non farci rivedere mai più”

Lotor rise e Shiro si lasciò scappare un sorriso, i suoi amici non erano cambiati di una virgola, Lance aveva sempre avuto questa brutta abitudine di proporre spogliarelli da ubriaco, c’erano diversi suoi video su youtube, ma fortunatamente erano sempre riuscito a fermarlo in tempo.

“Questi tuoi amici sembrano simpatici” disse dopo che si furono congedati da Hunk. Shiro stava tornando a casa mentre Lotor aveva un ricevimento di lì a poco ma si era comunque offerto di accompagnarlo all’uscita.

“Lo sono! La prossima volta te li presento” poi si bloccò, anche perché erano arrivati sulla porta “Cioè se ti va”

“Ma certamente” rispose subito Lotor “Lasciami il tuo numero così poi ci mettiamo d’accordo per quegli appunti che mi devi passare” gli sorrise e Shiro ricambiò.

Si scambiarono i numeri e dopo un saluto veloce Shiro s’incamminò verso casa a cuor leggero. Era stata una bella giornata tutto incluso ed era felice di aver incontrato Lotor, gli serviva una distrazione dalle macchinazioni di Brooklyn.

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Keith si rifugiò in bagno lasciando Derienne accampata su una panchina con tutte le mille buste che aveva portato in giro per il centro commerciale.

La ragazza lo squadrò allontanarsi arricciando il labbro: si era entusiasmata molto per quell’uscita ma Keith non sapeva proprio come comportarsi da cavaliere, in più di un’occasione gli aveva indicato vestiti meravigliosi ma neanche una volta aveva accennato a pagare per lei, lo aveva persino trascinato davanti ad una gioielleria guardando gli anelli e lanciando frecciatine allusive, ma il moro la stava mala pena ascoltando intento com’era a fissare il cellulare.

Dovevano essere ancora quei perdi giorno dei suoi amici, perché mai messaggiava con loro quando c’era lei con cui poter parlare? Si ripromise di fare qualcosa al riguardo e forse sarebbe stato più semplice del previsto come gli annunciò una vibrazione. Keith aveva lasciato il cellulare lì!

Inoltre, non si capacitava di come esistesse qualcuno talmente sciocco da non inserire un codice di sicurezza al giorno d’oggi, oltre l’insulsa schermata di blocco con un DNA stilizzato l’attendeva però una brutta sorpresa.

Katie? – pensò inviperita –Chi diamine è Katie?!- le salirono le lacrime all’idea che Keith la tradisse ma le ricacciò indietro. A mali estremi, estremi rimedi. Una veloce ricerca su internet la portò su un interessante sito che avevano scoperto lei e Brooklyn diverso tempo prima: scaricò la app indicata inserendola fra le app di background e togliendo l’autorizzazione per le notifiche; infine inserire il suo account di gmal nello spazio indicato e spense il telefono soddisfatta.

Alzò gli occhi e vide Keith uscire dal bagno asciugandosi le mani sui pantaloni. Disgustoso. Ma ci sarebbe stato tempo per insegnargli. Con un secondo di scarto si rese conto che aveva ancora il suo telefono in mano e se ne accorse anche Keith che socchiuse le palpebre sospettoso ma, senza farsi prendere dal panico, prima che il ragazzo potesse dire nulla Derienne si aprì in un sorriso raggiante e gli porse l’apparecchio:

“Ha vibrato!” trillò “Pensavo ti stessero chiamando ma mi sono sbagliata, deve essere un messaggio” il ragazzo accettò il telefono sospettoso ma come abbassò gli occhi sullo schermo la sua espressione si addolcì e Derienne strinse le labbra.

Se quella sgualdrina di Katie, chiunque questa fosse pensava di poterle soffiare il ragazzo si sbagliava di grosso. Urgeva consiglio di guerra con Brooklyn.

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“Ti giuro ha passato tutto il tempo a messaggiare con quella Katie” piagnucolò al telefono sdraiata di pancia sul suo letto.

“Niente panico hai scaricato nel suo telefono quella app?” fu la risposta pronta di Brooklyn.

“Sì, come dicevano sul sito adesso riesco ad accedere alle sue conversazioni e alla sua posizione senza problemi, ho letto quello che si dicono e non capisco che ci trovi in lei! È una noia mortale, sempre a parlare di assurdi libri sui draghi e la magia, non capisco perché Keith le dia retta!”

“Lo sai come sono gli uomini, probabilmente chissà cosa le ha promesso lei in cambio e ora la sta assecondando, non penso sia niente di più di una sbandata, non può essere così stupido da rinunciare alla vostra storia per una nerd qualunque!”

“Lo sapevo, dovevo farmi il seno ancora più grande, chissà cosa gli ha promesso quella!”

“Adesso non perdere la calma, tu stai benissimo così e non puoi rimproverarti se Keith ha avuto un momento di debolezza, mi dicevi che non ha reagito per nulla davanti alla scollatura di quella maglia che avevamo scelto per questo appuntamento”

“Non visibilmente, a volte ho l’impressione che non mi guardi neanche il seno!”

“Questo è impossibile! A meno che non sia gay!” sbotò Brooklyn sconvolta ma si affrettò subito a correggersi perché Derienne stava iper ventilando alla sola idea “Calma sono sicura che non è così, dopo tutto lo hai pescato a messaggiare con quella tipa no? Quindi almeno siamo certe che gli piacciano le ragazze, adesso non rimane che scoprire cosa lo attira in lei, il tuo prossimo obiettivo è conoscerla e capire come ha attirato la sua attenzione”

“Va bene, tu sì che sei un’amica”

“Non lo dire neanche tesoro, lo sai che se hai bisogno di me ci sono”

Derienne riattaccò più calma adesso che aveva qualcosa che assomigliava ad un piano, era convinto che se solo fosse riuscita a portarsi Keith a letto avrebbe scacciato qualunque altra possibile ragazza dalla sua testa.

Si risolse a farsi una doccia per sciogliere la tensione, non gli facevano bene tutte quelle preoccupazioni, rischiavano di venirgli le rughe! Rabbrividì alla sola idea mentre si spogliava.

Il giorno seguente Katie si sarebbe trovata con una nuova migliore amica!

 

Kimberly Deborah Katie Brooklyn Derienne Carrie Allura Greg Lucas Roland Mick Mark

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Alcune ragazze che conosco stanno organizzando un gruppo di studio per l’esame di diritto, perché non ti unisci a noi?

Shiro lesse il messaggio con un sorriso. Durante il fine settimana lui e Lotor si erano messaggiati in continuazione e praticamente non aveva speso due minuti a pensare a Brooklyn, gli sembrava finalmente d’iniziare a togliersi dalla testa quella storia e non poteva esserne più felice.

Certo! Grazie per avermi invitato 😊

Inviò la faccina prima di rendersene conto e sentì le guance scaldarsi, non era il tipo da emoticon ma l’aveva digitata senza pensarci e ora sperava solo che l’altro ragazzo non lo ritenesse strano.

Fantastico 😊 fu la risposta immediata Hai da fare stasera?

Shiro soppesò la domanda, in teoria avrebbe dovuto rimettere in ordine gli appunti ma aveva proprio voglia di uscire un po’.

No, cos’avevi in mente?

Esco con le ragazze del gruppo, se vieni te le presento

Shiro si ritrovò leggermente deluso, per qualche ragione aveva sperato sarebbero stati da soli, ma anche così andava benissimo.

Va bene, dove?

Se vieni all’entrata dell’università alle otto andiamo insieme.

Perfetto, a più tardi!

A dopo 😊

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“Ciao!” lo saluto il biondo al suo arrivo incassando la testa nelle spalle per proteggersi dal vento, aveva un cappotto lungo e uno scaldacollo nero tirato a coprirgli la bocca, un cappello di lana, nero anch’esso gli copriva la parte superiore del volto: Spuntava solo la punta del naso e attraverso uno spiraglio s’intravedevano gli occhi.

“Freddo?” lo prese in giro Shiro dandogli una pacca sulla spalla mentre s’incamminavano”

“No? Come lo hai capito? Fosse per me passerei la vita a migrare insieme all’estate, come fai a startene così?!”

Shiro era uscito solo con una giacchetta sportiva e una sciarpa, non aveva mai sofferto molto il freddo. Le imprecazioni dell’altro a ogni ventata lo facevano ridere e a passo veloce lo condusse nel bar dove dovevano incontrare gli altri.

O meglio, le altre come scoprì Shiro. Il gruppo di cui aveva parlato Lotor era composto da quattro ragazze: Acxa, Ezor, Narti e gigantesco donnone che rispondeva al nome di Zethrid.

Erano una compagnia allegra e se Shiro aveva avuo qualche riserbo all’inizio gli passò subito, tempo un paio d’ore si trovò a ridere fino alle lacrime mentre Zethrid imitava il professore di Politiche Sociali: “La conquista di un popolo indigeno è sempre stata vista come un atto incivile, ma non da me!” disse scimmiottando la voce di princess Sendak, come lo avevano soprannominato il professore per una ragione che a Shiro sfuggiva “Guardate che bello il monocolo che non mi tolgo mai perché penso che sia figo” aggiunse con una monetina sull’occhio sinistro.

Shiro si appoggiò indietro implorando pietà, gli facevano male gli addominali e non riusciva a riprendere fiato. Vicino a lui Lotor aveva nascosto la faccia in braccio che era appoggiato al tavolo e batteva sulla superficie di legno con l’altra mano, Narti era scappata in bagno perché dopo l’ennesima battuta gli era andata la birra di traverso e rischiava il soffocamento.

“Grazie grazie” disse Zethrid allargando le braccia “Penso che andrò a cercarmi un cavaliere, ho voglia di ballare un po’, a dopo” se ne andò squadrando diversi esponenti del sesso maschile fino a scegliere un ragazzo mingherlino che si trascinò in pista senza esattamente aspettare il suo consenso.

Anche Acxa e Ezor erano andate a ballare e Shiro si accorse con sua immensa sorpresa che stavano ballando insieme e in effetti si stavano anche baciando, ma nessuno sembrava turbato dalla cosa.

“Shiro” lo chiamò Lotor che finalmente sembrava essersi ripreso “Tutto bene? Le stavi guardando a bocca aperta, mai visto due ragazze che si baciano?”

“No…si…voglio dire, non avevo capito che erano…” si sentiva come un ragazzino colto in flagrante.

“Lesbiche?” concluse Lotor per lui “È un problema?”

Shiro ci penso seriamente, era sorpreso, ma aveva passato una serata fantastica e si rese conto che già adorava quel gruppetto un po’ rumoroso che lo aveva accolto come se lo conoscessero da anni.

“No, solo che non me ne ero accorto, non me lo aspettavo, tutto qui”

Lotor lo guardò inclinando la testa di lato come intento a prendere una decisione: “Ti va se iniziamo a tornare?” chiese infine.

“Per me va bene” acconsentì disorientato dall’improvviso cambio di discorso. Salutarono le ragazze che abbracciarono Shiro come se fossero vecchi amici e uscirono nuovamente al freddo della notte.

Lotor si era nuovamente bardato neanche dovesse affrontare i ghiacci della Siberia e Shiro ridacchiò sentendolo imprecare alla prima ventata. Nessuno parlò per un po’ ma infine il biondo riprese la parola.

“Anche io lo sono” disse senza contestualizzare.

“Cosa?”

“Gay, mi piacciono gli uomini” si fermò fronteggiandolo con le mani affondate nelle tasche.

Shiro spalancò gli occhi, questa davvero non se lo aspettava, scrutò il ragazzo di fronte a lui che attendeva quieto una sua reazione.

Infine, scrollò le spalle: “Va bene” disse deciso”

“Va bene?”

“Mi sei simpatico e non vedo perché il tuo orientamento sessuale dovrebbe influire sulla nostra amicizia”

Lotor si morse il labbro inferiore: “Dovrebbe invece”

Shiro si era perso di nuovo ma una mano esitante che si posò sulla sua improvvisamente gli chiarì l’ultimo dettaglio che gli sfuggiva.

“Ti ho notato subito all’inizio dei corsi ma all’inizio non ho avuto il coraggio di avvicinarti, però ti vedevo sempre seduto da solo in aula con quello sguardo triste e infine l’altro giorno non sono riuscito a trattenermi e ho dovuto parlarti. Non voglio nulla da te anche se mi piacerebbe conoscerti un po’ meglio, mi sembrava solo giusto dirtelo”

Shiro era senza parole.

Abbassò lo sguardo sulle loro dita intrecciate: non era una presa invasiva, sentiva che gli sarebbe bastato ritrarre appena il braccio e l’altro lo avrebbe lasciato andare. Gli stava lasciando la scelta, avrebbe accettato qualunque su decisione senza rancore.

Questa gentile accettazione gli scaldò il cuore. Non poteva dire di avere sentimenti per Lotor, né di aver mai pensato ai ragazzi in quel senso, ma si scoprì curioso. Strinse leggermente le dita rafforzando la presa su quelle del biondo.

“Non sono gay” disse con calma e lo sentì irrigidirsi come pronto a ricevere un rifiuto “Ma anche io voglio conoscerti meglio” l’espressione negli occhi dell’altro fu impagabile.

“Davvero?” esclamò sorpreso.

“Davvero” confermò lui “Sorpreso?”

“Non è così che mi aspettavo che sarebbe andata, adesso cosa si fa?” sembrava genuinamente spiazzato e Shiro si trovò a sorridergli. Riprese a camminare senza lasciar andare la sua mano e Lotor lo seguì docile mentre le sue dita pian paino si scaldavano.

“Penso che domani ti offrirò un caffè, o qualunque cosa ti piaccia bere” disse sentendosi rilassato. Con Brooklyn aveva sempre sentito un’ansia costante di dire o fare cose sbagliate ma non era così con Lotor.

“Dopo Pubbliche Relazioni?” propose il biondo stringendo leggermente la presa a sua volta, anche completamente infagottato dallo scaldacollo Shiro percepì distintamente la nota di gioia nella sua voce e se ne compiacque.

Due occhi azzurri li seguirono inorriditi mentre si allontanavano.

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“Si tenevano per mano ti dico!” Brooklyn piangeva copiosamente con il mascara sciolto che le scendeva sulle guance mentre Derienne la guardava con le mani davanti alla bocca sconcertata.

“Non è possibile, ci deve essere qualcosa che non sappiamo, cioè, voi siete andati a letto insieme! Non è possibile che uno si alza da un giorno all’altro ed è gay. Deve essere solo confuso perché ti ha visto con Edward, forse cercare di farlo ingelosire con lui non sta funzionando, penso dovresti lasciarlo”

“Va bene” disse l’altra tirando su con il naso “Ma con Shiro che faccio?”

“Dobbiamo studiare un altro piano, hai capito chi è l’altro?”

“No, era completamente coperto, sono sicura che fosse un maschio ma non so se riesco a riconoscerlo”

“Va bene, adesso calmati un attimo, fatti una doccia, nel frattempo io penso alla nostra prossima mossa”

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Keith stava per avere un attacco di panico, ne era sicuro, tornato dall’incontro con Derienne aveva passato ore a messaggiare con Katie. Aveva praticamente divorato uno dei libri che gli aveva suggerito la ragazza, non si ricordava neanche l’ultima volta che si era appassionato così ad una storia.

Ridendo e scherzando la ragazza gli aveva detto che quel libro era uscito da anni e ne era appena uscito il film al cinema; così in qualche modo adesso era lì ad aspettarla per quello che aveva tuta l’aria di essere un appuntamento.

“Keith!” lo chiamò e la vide finalmente corrergli incontro con un delizioso cappottino verde chiaro che le arrivava alle ginocchia, aveva sciolto i capelli e li portava pettinati all’indietro fermati da un cerchietto verde anch’esso. C’era qualcosa di diverso in lei e ci mise un secondo a rendersi di cosa: “Non porti gli occhiali!”

Lei si sistemò una ciocca di capelli dietro l’orecchi con aria imbarazzata: “In realtà non ne o bisogno, ho fatto l’operazione per correggere la vista prima d’iniziare l’università però mi piacciono e qualche volta li metto ancora”

“Stai bene” le disse facendola arrossire; arrossì anche lui di rimando e si schiarì rumorosamente la voce “Andiamo?” le porse il braccio con il cuore che batteva fortissimo e lei accettò timidamente.

Il film era grandioso e all’uscita ne arano entusiasti, continuavano a richiamare diverse scene paragonandolo al libro e chiedendosi se avrebbero fatto il seguito. Anche dopo essersi salutati timidamente con un abbraccio continuarono a parlare su whatsapp e Keith arrivò a casa con un sorriso brillante come il sole.

Il povero Hunk, che già quella mattina per poco non aveva fatto cadere l’impasto della torta quando uno Shiro su di giri lo aveva abbracciato stritolandolo, lo guardò passare con la testa fra le nuvole. Guardò Lance interrogativo, il quale alzò le spalle altrettanto perplesso. Si voltarono verso Matt che alzò le mani scuotendo la testa come a non volersi immischiare.

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Era stata una giornata strana per Shiro, inizialmente pensava di aver sognato tutto ma un messaggio di buongiorno di Lotor aveva fugato i suoi dubbi. Lo aveva aspettato al cancello per entrare insieme, si erano seduti vicini a lezione e gli aveva offerto un tè, perché come si era scoperto il biondo beveva caffè solo durante le sessioni d’esame più impegnative. Era stato ad ascoltarlo in silenzio mentre gli raccontava la storia di Brooklyn e non aveva commentato, si era limitato ad accettare la cosa come una parte del suo passato ed erano passati a parlare di altro. Shiro si era mantenuto sul vago riguardo la ragazza e si era guardato bene dal fare nomi, dopo tutto frequentavano tutti la stessa facoltà e no voleva si creassero situazioni imbarazzanti.

Steso a letto sapeva che in teoria avrebbe dovuto dormire ma continuava a girarsi nel letto incapace di prendere sonno. Continuavano a tornargli in mente cose che aveva imparato sul biondo e a sorridere: oltre che il freddo non sopportava neanche la pioggia, aveva iniziato a portare i capelli lunghi al liceo per una scommessa e ora ci si era affezionato e preferiva guardare i film in lingua originale. Poco prima gli aveva dato la buonanotte e ora non vedeva l’ora che arrivasse l’indomani per scoprire nuove cose su di lui.

Infine, si addormentò senza rendersi conto che per la prima volta da anni aveva passato una giornata intera senza pensare a Brooklyn.

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Anche Brooklyn non dormiva.

Era al telefono con Derienne: “Sono ore che parlano di questo film del cavolo” stava dicendo la ragazza “Non posso crederci che sia uscito con lei dopo che mi ha detto di dover studiare!”

Brooklyn sospirò dispiaciuta: “Hai scoperto qualcosa su questa Katie?”

“Non molto, ho trovato la sua pagina di facebook ma ha impostato un livello di privacy cha non mi permette di vedere praticamente nulla”

“La gente è strana”

“Intanto le ho inviato l’amicizia, poi le dirò che l’avevo scambiata per una mia vecchia compagna di classe e spero di avviare una conversazione”

“Non vedo perché non dovrebbe funzionare, fammi sapere come va”

“Certo! E con Shiro come va?”

“Non puoi capire cosa è successo, a lezione si è seduto vicino a Lotor! Proprio quel Lotor! Quando si sono conosciuti?”

“A Lotor! Come può essere? Hai detto che Shiro non parlava con nessuno!”

“È quello che pensavo anche io, ma devono aver fatto amicizia ad un certo punto perché non si sono presentati o altro, sono arrivati insieme e si sono seduti, come se fosse normale”

“E dell’altro ragazzo tracce?”

“No, penso pure che fare una scenata a Edward dopo le lezioni sia stato inutile, Shiro è sparito nel nulla appena è suonata la campanella”

“Vedrai che gli arriverà la voce: hai sottolineato che è un insensibile?”

“Due volte e ho concluso dicendo che era interessato solo al mio corpo”

“Perfetto, adesso stai tranquilla, alla gente piace parlare di queste cose, in men che non si dica Shiro correrà da te pronto a consolarti e quel tipo sarà solo un ricordo. Dimmi, pensi che Lotor gli abbia detto nulla di quello che è successo fra di voi?”

“Non mi pare che Shiro mi guardasse in modo strano quindi non penso, però Shiro è sempre stato un tipo riservato”

“Dobbiamo solo sperare che non si svegli chiacchierone uno di questi giorni altrimenti l’intero piano potrebbe andare in fumo”

“Inizio a pensare di adottare un approccio più diretto, non posso rischiare di lasciarmelo sfuggire, domani farò in modo di parlare con lui”

“Potrebbe essere la strategia migliore in effetti, in bocca al lupo!”

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C’era un’ultima persona che non dormiva, osservando la richiesta d’amicizia dallo schermo del suo portatile. Sui suoi occhiali tondi si rifletteva un nome che aveva sentito per la prima volta quel pomeriggio e ora guarda caso la ragazza le aveva inviato una richiesta d’amicizia su facebook.

Derienne Kogane.

Come Keith Kogane, lo stesso Keith che dopo il cinema le aveva raccontato di come quella pazza gli aveva rovinato la vita per tanti anni. Non gli piaceva per niente il modo in cui la sua voce tremava mentre le raccontava tutto. La presenza di quel soprannome vicino al nome della ragazza gli diede particolarmente fastidio.

Una breve ricerca sui social gli procurò quello di cui aveva bisogno, la sua mail. Aveva giusto il programma perfetto per questi casi, lo caricò nell’email costruendo un finto messaggio promozionale per una nuova palette di make up e infine inviò tutto.

Derienne stava giusto spulciando il profilo di Katie alla ricerca di qualche scheletro nell’armadio quando gli arrivò l’email. Aprì incuriosita dallo sconto che millantava il titolo ma alla fine richiuse infastidita rendendosi conto che era solo spam.

Ma ormai era tardi, Pidge, tale era il nickname di Katie su internet, era entrata nel suo telefono, se quella Derienne aveva in mente qualche brutto scherzo lei lo avrebbe saputo all’istante.

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Shiro sfogliava svogliatamente le pagine seduto in sala lettura. Forse avrebbe dovuto ripassare ma non riusciva a togliersi dalla testa che di lì a poco sarebbe arrivato Lotor quindi continuava a sorridere con aria ebete al capitolo sulle riforme di stato cinesi di epoca Tang.

Ad interrompere il flusso dei suoi pensieri ci pensò una borsa che atterrò rumorosamente sul tavolo davanti a lui. Brooklyn lo guardava dall’alto con il labbro che tremava. Sembrava sul l’orlo delle lacrime. Siro si alzò pronto ad andarsene, non era proprio dell’umore giusto per affrontare una scenata ma lei lo fermò chiamandolo.

“Shiro!” disse con voce tremula “Edward mi ha lasciato! Voleva solo approfittarsi di me!” fece il giro del tavolo e gli gettò le braccia al collo prima che potesse dire o fare nulla “Solo tu mi ami davvero, non so come ho potuto essere così sciocca da lasciarti!”

Lotor camminava lentamente per i corridoi con aria sognante. Forse avrebbe dovuto prestare attenzione al mondo che lo circondava ma non riusciva a levarsi dalla testa la foto che gli aveva mandato Shiro per fargli vedere la maglietta nuova che aveva comprato. Date le basse temperature lo aveva sempre visto infagottato in diversi strati di abiti, invece nella foto aveva indosso questa magliettina aderente a collo alto che poco faceva per nascondere i suoi muscoli scolpiti. Lotor si sentì andare a fuoco, che Shiro era bello non era un mistero ma non pensava che sotto quelle felpe larghe nascondesse un corpo del genere; gli erano sempre piaciute le spalle larghe.

Non si capacitava di quanto stesse andando bene fra di loro, si sentiva come una ragazzina alla prima cotta. Non si erano ancora baciati ma il ragazzo lo prendeva spesso per mano e non mancava mai di abbracciarlo quando si vedevano o quando si salutavano. Dopo aver sentito la storia della sua ex aveva temuto che Shiro lo volesse usare per voltare pagina, ma si era dovuto ricredere. Non aveva il minimo dubbio che fosse concentrato su di lui al cento per cento: lo vedeva nel suo sguardo sincero, nelle gomitate scherzose che gli dava a lezione quando si trovavano a fissarsi a vicenda da dietro i libri e da come si ricordava che preferiva il tè verde rigorosamente con due zollette di zucchero.

Tutte quelle piccole attenzioni lo facevano sentire come un principe. Perso nei suoi pensieri era arrivato in sala lettura e la scena che gli si parò davanti non gli piacque neanche un po’: tutta la sala era voltata a guardare due figure semi abbracciate.

“Shiro! Edward mi ha lasciato! Voleva solo approfittarsi di me! Solo tu mi ami davvero, non so come ho potuto essere così sciocca da lasciarti!”

Shiro dal canto suo se ne stava in piedi con le mani a mezz’aria e lo sguardo smarrito. Lotor si avvicinò a passo di carica con aria omicida e sentì una piccola fitta quando incrociò lo sguardo del ragazzo che gli piaceva tanto e vide il terrore invaderlo.

Avrebbe voluto tranquillizzarlo, non era con lui che era adirato, ma prima aveva una bionda da scuoiare viva.

“Signorina Brooklyn!” disse con la voce più allegra che riuscì a tirare fuori. La reazione della ragazza fu impagabile: lanciò un urletto e si staccò finalmente da Shiro, per una volta sembrava senza parole.

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“Lotor” riuscì a spiccicare infine pensando alla velocità della luce “Conosci già Shiro? È il mio ragazzo” aggiunse inarcando entrambe le sopracciglia cercando di mendargli un messaggio chiaro. L’unica cosa importante in quel momento era che Lotor gli tenesse il gioco, avevano avuto una piccola incomprensione ma il biondo non aveva motivo di sputtanarla, poi avrebbe avuto tutto il tempo di spiegargli e nel caso di ringraziarlo adeguatamente.

“Si lo conosco…” disse lentamente pronto a lanciare la bomba ma Shiro lo prevenne. Il moro sbatté una mano sul tavolo facendoli sobbalzare “Non stiamo insieme Brooklyn!” disse con una tale rabbia nella voce che la ragazza fece un passo indietro “Tu mi hai lasciato quindi sei pregata di non mettere in giro certe voci; specie davanti al mio ragazzo!”

“Cosa?” lo shock era stato tale che aveva eclissato la paura dentro di lei “Il tuo cosa?”

Shiro spostò gli occhi su di Lotor che stava gongolando interiormente perché non lo aveva mai chiamato così davanti ad altri e lo afferrò per il polso tirandoselo contro, le loro labbra si incontrarono a metà strada. Il cuore del biondo gli balzò in gola e temette seriamente di svenire lì dov’era.

Rumori confusi e qualche strillo gli annunciarono che Brooklyn se n’era andata ma era troppo impegnato per darle attenzione.

Shiro si tirò indietro rosso violaceo per l’imbarazzo improvviso: “Scusa, avrei dovuto chiedertelo, io…” ma Lotor era di tutt’altro avviso, gli passò le braccia intorno al collo e riprese da dove avevano lasciato. Qualcuno fischiò e i due ragazzi sorrisero nel bacio.

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Keith guardava Katie senza parole: “Come scusa?”

“Sono un hacker!” ripete la ragazza senza il coraggio di guardarlo negli occhi “Niente d’illegale ma dopo che ieri mi hai raccontato quella storia su Derienne mi è arrivata una sua richiesta d’amicizia su facebook e ho deciso d’indagare, così sono entrata nel suo telefono”

“Aehm” Keith non sapeva bene cosa dire, era un po’ sorpreso ma non avrebbe certo smesso di frequentarla per una cosa simile. Era più intrigato dalla parte su Derienne.

“Credo dovresti denunciarla” disse lei.

“Denunciarla? E per cosa?”

“Stalking!” fu la risposta pronunciata con odio “Tu non hai idea di cosa ho trovato nel suo telefono, mi fai vedere il tuo cellulare?” senza capire Keith le passò il telefono e lei gli mostrò una app mai vista prima ma che in qualche modo era stata installata.

“Cos’è?”

“Si tratta di una app illegale per monitorare il telefono di una persona, il referente dell’indirizzo gmail registrato ha accesso a tutti i tuoi dati multimediali e riceva notifiche sui tuoi spostamenti” aprì la app e gli mostrò un indirizzo di posta elettronica che però non gli diceva nulla.

“Non penso basti per una denuncia…”

“Posso provare che è il suo, ho salvato infiniti messaggi in cui ne parlava con una certa Brooklyn, basta che tu lo dica e possiamo far finire tutto questo” gli si fece più vicina e appoggiò una mano sulle sue “Non sei solo Keith, non devi più soffrire per colpa sua”

Keith sentì le lacrime d’incredulità salirgli agli occhi. Poteva essere libero? Per davvero stavolta?

Si nascose il volto fra le mani e si lasciò andare. Katie lo abbracciò in silenzio mentre piangeva e lo lasciò sfogare.

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Quella sera erano tutto al Castle, il pub di Allura e Coran. Lance aveva portato Carrie ed erano intenti a stracciare Matt e Hunk in una partita a biliardo. Keith sedeva vicino a Katie e la guardava incantato mentre gli raccontava di un altro libro che voleva fargli leggere.

Shiro e Lotor sedevamo più in disparte con le dita intrecciate sorridendo come due idioti.

“Così ci ha provato con te”

“Sì, è stata una questione al quanto imbarazzante, so padre lavora nell’azienda di mio padre e dopo avermi visto ad una festa mi si è incollata addosso come una sanguisuga. Mi ha dato tregua solo dopo che le ho raccontato una storia assurda su una ragazza che mi piaceva e che abitava in Canada”

“E lei ci è caduta?”

“Come una pera cotta, ma ora basta parlare di lei” gli si avvicinò e Shiro arrossì fino alla punta delle orecchie, sentì i suoi amici urlare ma non poteva importargli di meno.

Era tutto perfetto così.

 

 

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