Ad ogni costo!

Missione 5, prompt: tranquillità

Matt si trovava in un locale qualche strada più in là, lo aveva adocchiato da quella mattina e non vedeva l’ora di provarlo.

Non era un brutto locale ma non si trattava esattamente di un pub, le luci erano basse e in un angolo si susseguivano una serie di numeri dal vivo che lo lasciavano un po’ perplesso: prima avevano annunciato un numero di poesia ma la ragazza che era salita sul palco a suo parere non aveva fatto altro che urlare parole a caso, poi era toccato ad una specie di stand-up commedy…ma i due poveracci sul palco non sembravano molto convinti neanche loro. Poi avevano annunciato un numero musicale, ma a quel punto Matt era da tempo sprofondato nelle sue elucubrazioni e non aveva colto il nome dell’artista. Si rese solo conto del silenzio improvviso, il suo sguardo vagò fino a notare la figura sul palco.

Era una ragazza. Una ragazza come non ne aveva mai viste.

Portava i capelli quasi rasati dietro tinti di un viola molto carico, invece le due ciocche più lunghe ai lati della faccia e il resto dei capelli erano di un celeste sfavillante. Portava delle vesti scure e un paio di occhiali (sempre scuri) tondissimi.

“Stasera vi canterò Lost Boy di Ruth B.” accarezzò la sua chitarra dall’aspetto vissuto e note delicate risuonarono nel locale.

There was a time when I was alone

Nowhere to go and no place to call home

Aveva una voce delicate e dolcissima che senza sforzarsi troppo raggiungeva anche le note alte. Ma ad incantare Matt era l’espressione: cantava con un sorriso sognante sulle labbra e si trovò a desiderare di poter vedere i suoi occhi.

Se ne restò lì a bocca aperta risvegliandosi come d’incanto alla fine della canzone.

La ragazza accolse gli applausi con un grazioso cenno del capo e sparì nel retro del locale. Quando fu al di fuori della portata visiva il ragazzo si riebbe raccogliendo finalmente la mascella dal pavimento.

Uscì dal locale come in trance, per poi rendersi conto ormai davanti al portone di casa sua che non sapeva il suo nome. A pensarci in effetti non sapeva proprio nulla.

Scosse la testa entrando in casa. Doveva tornare in quel locale e scoprire chi era!

Ad ogni costo!

°°°°°

Matt fissava intensamente il caffè, al tavolo i suoi amici discutevano entusiasticamente dell’inaugurazione della Mela Avvelenata. Era stato bello rivedere i loro vecchi compagni di baldorie ma Matt aveva la testa altrove.

Era tornato al locale dove aveva incontrato la ragazza misteriosa ma il barista non sapeva molto; a quanto pare si presentava saltuariamente alle serate con spettacoli dal vivo e usava sempre lo stesso pseudonimo: Nikki. Ormai era passata quasi una settimana e tutto ciò che aveva ottenuto era il titolo della canzone che aveva cantato. L’aveva ascoltata un milione di volte, al punto di sapere praticamente il testo a memoria; però purtroppo questo non lo aiutava nella sua ricerca.

Anche in quel momento stava scorrendo la sua play list sovrappensiero, aveva calcolato che il percorso fino all’università durava tre volte la canzone, precise precise.

“Preso!” esclamò Lance sfilandogli il telefono di mano.

“Lance! Ridammelo!” lo slanciò di Matt s’infranze contro la mole massiccia di Shiro“Traditore lasciami!”

“Stai sospirando davanti a quel telefono da giorni! Non ci hai lasciato altra scelta!” rispose lui rafforzando la presa.

“Lost boy di Ruth B.?” lesse Keith da sopra la spalla di Lance “Amico stai messo male”

“Smettetela!” Matt finalmente recuperò il telefono “Avete frainteso, l’ho sentita per caso qualche giorno fa è mi è entrata in testa, sapete come funziona”

“Secondo me è una ragazza!” sentenziò Hunk dalla cucina.

“EH? E come saresti arrivato a questa conclusione?”

“Una ragazza non c’è dubbio” si aggregò Shiro sistemandosi un paio di occhiali finti sul naso “Dal tono della canzone penserei a qualche ex, ma sappiamo bene che Matt non è tipo da relazioni; però l’ascolto ossessivo ci suggerisce che c’è un interesse viscerale”

“Mi stai psicanalizzando?” Matt non riusciva a credere all’assurdità, e dove aveva preso quegli occhiali ridicoli, non avevano neanche le lenti.

“Esattamente! Uno dei corsi del primo semestre è proprio psicologia. Dicevamo: una ragazza ma non una ex che il soggetto non riesce a levarsi dalla testa, verdetto: il nostro Matt finalmente ha trovato una ragazza immune alla combo sorriso-fossette”

“Impossibile” il tono di Lance era così realistico che Matt si convinse che aveva sbagliato tutto si doveva buttare sulla recitazione.

“Non c’è nulla fra di noi, non la conosco neanche! L’ho solo sentita cantare in un locale”

“Ah-ha!” Keith puntò un dito accusatore contro di lui “C’è una ragazza allora!”

°°°°°

Hunk tornò a casa decisamente più rilassato di quando era uscito quella mattina. L’appartamento sembrava vuoto ma mentre saliva le scale sentì delle note familiari venire dalla camera di Matt. Bussò e attese pazientemente che l’amico gli aprisse, la musica si arrestò all’interno e un attimo dopo la porta si spalancò.

“Ciao” lo salutò entrando e sedendosi sul letto.

“Entra pure” lo prese in giro Matt ma Hunk non si fece distrarre.

“Ne vuoi parlare?”

“Non capisco di cosa parli” scese il silenzio ma Matt resse poco “Ho incontrato una ragazza, contento?”

“Uuuuh” in realtà Hunk era sorpreso, il suo amico era un bravo ragazzo ma sembrava incapace di sistemarsi, nel corso degli anni avevano perso il conto delle ragazze che aveva frequentato “Una ragazza ti ha gettato in questo stato, deve essere speciale”

“Non lo so!” sbottò il castano “L’ho sentita cantare in un locale ma non so chi sia o come si chiami”

“Oh, ho capito: Lost Boy di Ruth B.”

“Esattamente, non è neanche il mio tipo, ma non riesco a levarmela dalla testa, ha una voce meravigliosa”

“Quindi ricapitolando: ti stai struggendo per una perfetta sconosciuta che hai visto in bar, ma di cui non sai neanche il nome”

Matt sprofondò la faccia tra le mani: “Al bar si faceva chiamare Nikki, ma non mi ha portato da nessuna parte”

“Hai pensato che potrebbe avere un canale su Youtube con lo stesso pseudonimo?” Matt alzò la testa con gli occhi sgranati e quasi cadde dalla sedia precipitandosi alla scrivania, dopo un furioso e velocissimo battere sui tasti lanciò un urletto felice quando una voce dolce intonò My immortal.

Hunk scosse la testa divertito e quasi non vide arrivare Matt che gli planò addosso a braccia aperte.

“Ti amo! Ti amo tantissimo!” si dichiarò il castano stritolandolo.

°°°°°

Quella mattina il campus era relativamente vuoto; d’altronde solo il professore di Analisi poteva essere così meschino da mettere una lezione di sabato mattina.

Quel giorno poi Matt era particolarmente felice, aveva scoperto ce la misteriosa Nikki aveva un canale su youtube ed erano un paio di giorni che si ascoltava le sue cover lasciando commenti ovunque. Non aveva ancora idea di chi fosse ma iniziava davvero ad appassionarsi al tono caldo della sua voce.

In prossimità dell’edificio spense la musica riarrotolando gli auricolari.

Era un po’ distratto così ci mise un po’ a rendersi conto che continuava a sentire la musica, c’era qualcuno che cantava; e non se la cava neanche male. Poi si bloccò a metà di un passo.

Conosceva quella voce!

Si guardò intorno spaesato cercando di capire da dove veniva. Infine, si risolse a girare intorno all’edificio andando verso scienze e finalmente la vide.

Seduta su una panchina sotto un acero Nikki accarezzava le corde della chitarra, dopo una pausa il ritmo cambiò e lei attaccò una canzone diversa, una che sul suo canale non compariva:

Where have all the good men gone

And where are all the gods?

Matt rimase incantato, era proprio lei, dai capelli colorati che sembravano quasi brillare nella luce del primo mattino ai piercing appuntiti alle orecchie.

Racing on the thunder and rising with the heat

It’s gonna take a superman to sweep me off my feet

Nikki smise di cantare e non sembrava intenzionata a continuare la canzone così Matt decise che era il momento di fare la sua entrata in scena.

Applaudì avvicinandosi.

“Brava” esordì, fece mente locale e decise che poteva essere una buona idea complimentarsi “Hai una voce meravigliosa”

“Lo so!” disse la ragazza, poi si voltò inchiodandolo con uno sguardo di ghiaccio “Stalker”

“Cosa? No, mi è capitato di sentirti mentre andavo in facoltà” balbettò cercando di ricomporsi, nei suoi video e anche quella sera al pub l’aveva sempre vista con gli occhiali da sole e non si aspettava uno sguardo di una tale intensità.

“Certo” disse la ragazza alzandosi “E per caso hai commentato tutti i miei video degli ultimi tre anni e sei andato a chiedere di me al locale”

“Come…” ma la ragazza lo interruppe di nuovo.

“Sei anche un genio oltre che uno stalker, le informazioni sul tuo account di Google sono pubbliche e hai anche inserito il tuo vero nome così ci ho messo poco a trovarti su Facebook” marciò fino a trovarsi davanti a lui, era alta, abbastanza da guardarlo negli occhi “Quindi?” chiese.

“Cosa…?” Matt non si era mai (ma proprio mai) trovato senza parole davanti ad una ragazza, lui era quello con la battuta pronta e il carisma prorompente.

“Quindi cosa vuoi? Non sono pratica di stalker e non mi piace l’idea di aspettare la tua prossima mossa” Matt si rese conto che doveva tirare fuori la voce o la situazione gli sarebbe sfuggita di mano.

“Mi dispiace!” la bloccò precipitosamente “Non volevo metterti a disagio e solo che hai davvero una bella voce”

La ragazza inclinò la testa di lato: “Non sono a disagio, sto decidendo cosa fare con te, non ho mai avuto no stalker”

“Non sono uno stalker” rincarò Matt, ma non si convinse neanche da solo.

“Si certo, come no. Penso che ti terrò” il ragazzo ci mise un secondo a realizzare il significato delle sue parole e l’ennesima protesta gli si bloccò fra i denti.

“Come?”

“Ho detto che ti terrò, almeno finché non mi stufo, mi piace l’idea di un avere uno schiavetto tutto mio”

“Cosa?”

“Ci vediamo domani alle cinque, davanti al teatro del campus, il drama club sta mettendo su uno spettacolo e due braccia in più saranno utili” detto questo girò sui tacchi salutandolo senza voltarsi e in attimo era sparita.

“Eh?” esalò Matt.

Non aveva ben capito cos’era successo ma di una cosa era certo, quella era la fine della sua tranquillità.

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